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Caruso: “Amantea, non possiamo più nasconderci. Io, lupo vero, vi racconto gli anni di Cosenza. E con Lantignotti…”

Caruso: “Amantea, non possiamo più nasconderci. Io, lupo vero, vi racconto gli anni di Cosenza. E con Lantignotti…”

Quasi 300 presenze tra i professionisti prima della panchina con l’Amantea: “Eravamo partiti per fare un campionato tranquillo ma adesso siamo lassù e vogliamo restarci”. E poi tanti aneddoti sulla sua carriera.

 

I segni sono quelli del predestinato. Ma d’altronde, con una carriera da calciatore come la sua, non era difficilissimo prevedere anche in panchina gli stessi successi. Alfonso Caruso, classe 1978, allenatore dell‘Amantea, sta strabiliando il Girone A della Promozione calabrese con la sua squadra che, dopo più di 1/3 di campionato, è sorprendentemente in testa alla classifica in compagnia del più blasonato Cotronei, battuto a domicilio proprio domenica scorsa. Iniziamo la nostra chiacchierata proprio da lì.

“Abbiamo disputato una grandissima partita in casa della squadra che io ritengo la favorita per la vittoria finale del campionato. Il risultato sarebbe potuto essere molto più rotondo e sarebbe stato grande il rammarico se non fossimo riuscita a spuntarla”. Un’impresa vera e propria visto che il Cotronei non perdeva in casa da due anni e che l’Amantea era reduce dal ko casalingo contro l’Aprigliano: “Quella è stata una partita strana. Potevamo essere subìto in vantaggio ed invece alla fine l’abbiamo persa. Purtroppo nelle partite casalinghe a volte paghiamo dazio ad un terreno di gioco non in perfette condizione e che ci sfavorisce. Al contrario in trasferta siamo stati perfetti finora con 6 vittorie in 6 partite”.

Ciò che colpisce è soprattutto la difesa, la migliore del torneo, con soltanto 6 reti subite: “Sono orgoglioso di questo. Sono state 8 le partite senza aver preso gol. Il merito è dei calciatori, ma devo dire che il nostro atteggiamento difensivo è molto positivo”. Un Amantea che ormai non si può più nascondere? “Non lo facciamo di certo ma sappiamo che ci sono tante squadre attrezzate. Detto del Cotronei, sono sicuro che compagini come l’Olympic Acri (che affronteremo domenica), Silana e Belvedere possono ancora dire la loro per la vittoria finale soprattutto dopo il mercato di dicembre che è ormai alle porte. Il nostro è un progetto ed una storia che parte da lontano. Due anni fa la squadra s’è salvata solo ai play-out. L’anno scorso, il mio primo in panchina, siamo stati per molto tempo nelle zone alte ed abbiamo chiuso al sesto posto, mentre quest’anno, confermando in blocco la rosa ed aggiungendo qualche innesto di qualità, eravamo partiti per disputare un campionato tranquillo. Ma dopo 11 giornate  eccoci lassù, anche grazie allo strepitoso lavoro di una società che non ci fa mancare veramente nulla. Vogliamo provare a rimanerci il più a lungo possibile”. Livello del campionato migliorato o peggiorato? “Mah diciamo che è un campionato diverso. Lo scorso anno Corigliano e Luzzese fecero un torneo a parte. Quest’anno è sicuramente più divertente ed il passo falso è dietro l’angolo per tutte. Come ad esempio è successo a noi contro il Marina di Catanzaro (pareggio casalingo per 2-2, ndr)”.

Qualche nome importante in rosa ovviamente c’è (Tucci, Amendola, Fabiano, Ambrogio, De Luca), ma mister Caruso l’elogio lo fa ad i suoi under: “Devo fare innanzitutto i complimenti a mister Vittorio Suriano per come cura il nostro settore giovanile. I ragazzi arrivano in prima squadra già pronti. Gli under per noi sono una forza e sono piccoli solo sulla carta perchè già scendono in campo come dei veterani. Parlo su tutti di di Gentile, Chianello e Oleandro o Carbone e Raimondo. Sono tutti elementi che potranno fare calcio nella loro vita”.

Parole importanti da chi c’è riuscito da calciatore ed ora vuole farlo anche da allenatore: “Il calcio è il mio mestiere. Penso 24 ore al giorno solo a questo perchè spero che la panchina possa essere anche il mio futuro. Ho scelto di partire dal basso con il settore giovanile dell’Amantea, ma spero di raggiungere presto il successo”. Tornando magari in categorie che ha conosciuto da calciatore:”Certo sarebbe un sogno. Anche lì sono partito dal basso ed ho avuto l’onore di giocare in piazze importanti. Una su tutte? Ovviamente Cosenza. Con i rossoblù ho fatto tutta la trafila del settore giovanile, dai Giovanissimi fino alla prima squadra, riuscendo anche ad esordire in Serie B con De Biasi in panchina”. E via con i ricordi: “Una sola presenza in Serie B. Gli ultimi 20 minuti in Cosenza-Lucchese 1-1 del 15 giugno 1997. Classica partita di fine stagione ma che per me ha coronato la realizzazione di un sogno. La mia è una famiglia tifosissima del Cosenza. Quel giorno fu anche l’arrivederci del Cosenza alla Serie B”.

Ma su quell’annata maledetta ci torneremo più tardi. Da lì in poi tanti prestiti per Caruso che però rimane di proprietà del Cosenza fino al 2002. Rammarico per non aver avuto una chance? “No nessuno. Era un Cosenza fortissimo e francamente c’erano giocatori più forti. Rimane la felicità per aver fatto parte di quel gruppo ed essermi allenatori con dei calciatori ed allenatori che per me erano dei miti. Quando l’anno dopo andai in prestito a Castrovillari in C2, mi ritrovai in squadra con Marulla e De Rosa con i quali già l’anno prima avevo avuto l’onore di allenarmi e di condividere lo spogliatoio. Ogni giorno partivo da Amantea, raggiungevo Cosenza dove c’erano loro ad aspettarmi e tutti e tre partivamo per Castrovillari. Avevo 19 anni. Mi sembrava di sognare”.

Tanta Serie C e tante piazze girate. Alla fine sono quasi 300 presenze tra i professionisti  e 3 campionati vinti di Serie D con le maglie di Marsala, Castel di Sangro, Thiene, Imolese, Carrarese, Rende, Montichiari e Mantova oltre a Cosenza e Castrovillari. Difensore “cattivo” e con il vizio del gol. Le punizioni di potenza ed i colpi di testa le sue specialità offensive. Tanti compagni di squadra: “Tra i più forti sicuramente gli attaccanti Nappi e Banchelli con i quali ho giocato a Carrara e che non hanno bisogno di presentazioni, mentre come compagno di reparto Zaninelli con il quale ho fatto coppia a Mantova”. Chiudiamo con il più “antipatico”, sportivamente parlando, e, senza saperlo nel momento della domanda, si torna a parlare di Cosenza: “Lantignotti. S’è allenato con me quando ero all’Imolese anche se poi non ha trovato l’accordo ed è andato via. Non gli ho mai perdonato il gol che ha condannato i lupi alla retrocessione. Una settimana prima dell’esordio, c’ero anche io a Padova. Ero in panchina. Fu una partita ovviamente indimenticabile. La vigilia, la tensione, i tifosi rossoblù che hanno invaso il settore ospite. E poi quello che è successo lo sapete tutti. Che peccato. Gigi c’aveva regalato un’altra impresa ed invece quel gol in pieno recupero di Lantignotti ci condannò alla Serie C”. Parole da lupo vero, parola di Alfonso Caruso. (Alessandro Storino)

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