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Caso di colpa medica, archiviazione per due medici dell’Annunziata

Caso di colpa medica, archiviazione per due medici dell’Annunziata

Nel processo di primo grado per la morte di Pietro Ammendola la procura di Cosenza aveva chiesto la trasmissione degli atti per il prof. Francesco Intrieri e per il chirurgo Edoardo Scarcello. Il gip Ferrucci ha archiviato l’indagine come richiesto dalla pubblica accusa.

Un caso di colpa medica che per il momento registra diverse assoluzioni in primo grado e un’archiviazione per altri due medici per i quali nel corso dell’istruttoria dibattimentale del primo procedimento era stato chiesto e ottenuto da parte della procura di Cosenza la trasmissione degli atti.

Nel mirino dell’Ufficio inquirente, per la morte di Pietro Ammendola, erano finiti il primario di chirurgia vascolare, il professore Francesco Intrieri e il chirurgo Edoardo Scarcello. I due, secondo quanto emerse durante il processo di primo grado, appellato poi dai familiari della vittima, avrebbero avuto un ruolo nella gestione del paziente «sebbene gli stessi non avessero formalmente assunto responsabilità nella compilazione della cartella» evidenzia il gip Giuseppe Ferrucci nell’ordinanza di archiviazione del fascicolo a carico di Intrieri e Scarcello. Le ulteriori indagini, però, non hanno aggiunto alcun elemento a favore della pubblica accusa che «ha concluso per l’assenza di elementi idonei a sostenere in giudizio l’accusa nei confronti degli odierni indagati, valutazione che questo giudice condivide».

Pietro Ammendola fu ricoverato d’urgenza presso l’ospedale civile di Lamezia Terme poiché mentre era seduto sul divano sentì un forte dolore alla schiena e alla gamba, perdendo i sensi. le prime analisi evidenziarono dei valori ematici superiori alle media, motivo per il quale i medici – ipotizzando una fissurazione aortica – disposero il trasferimento in una struttura sanitaria pubblica attrezzata per la chirurgia vascolare. Così Ammendola fu portato all’Annunziata di Cosenza nel reparto di Rianimazione e cominciarono i primi accertamenti per capire la fonte del sanguinamento prima di procedere con l’intervento chirurgico.

Per i medici di Cosenza era necessario confermare la prima diagnosi ma è proprio in questo momento che – secondo i familiari – sarebbe stato perso del tempo per salvare la vita del loro parente. Ipotesi tuttavia non condivisa dal giudice per le indagini preliminari che rifacendosi alle motivazioni della sentenza di primo grado e valutati gli atti riferiti alle condotte di Intrieri e Scarcello ha ritenuto che «non vi sono margini per ulteriori approfondimenti investigativi». Il decesso di Pietro Ammendola è del 1 febbraio 2011: morì a causa di un arresto cardiocircolatorio per insufficienza «multiorgano da shock emorragico conseguente ad un voluminoso ematoma retro peritoneale da lacerazione dell’arteria iliaca di destra». Il prof. Francesco Intrieri è difeso dall’avvocato Michele Filippelli, mentre il medico Edoardo Scarcello è assistito dall’avvocato Vincenzo Adamo. (Antonio Alizzi)

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