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Analisi tattica: Cosenza, quando una svista arbitrale costa cara

Analisi tattica: Cosenza, quando una svista arbitrale costa cara

di Gianluca Gagliardi*
Il morale e la condizione hanno probabilmente inciso negativamente sulla prestazione, ma comunque non si può assolutamente dire che la sconfitta sia giusta per i rossoblù.

Il gol irregolare con cui il Catania ha raggiunto il pari è il classico episodio che determina un risultato e rispecchia la fotografia di una squadra, il Cosenza, che in questo campionato sta pagando oltre i propri demeriti le disattenzioni del guardalinee di turno.

È anche vero che l’episodio in questione aveva portato la partita in equilibrio e quindi le possibilità di fare risultato pieno erano intatte contro un avversario importante per i trascorsi recenti, ma che sul campo era alla portata dei Lupi.

La novità è probabilmente rappresentata dal fatto che nel campionato scorso i cosiddetti episodi i rossoblù erano bravi a portarli a proprio favore.

Roselli sceglie il 4-4-2 e l’esperienza dei veterani Corsi e Criaco contro il 4-3-3 dell’ex Rigoli, che preferisce l’altro ex Fornito per sostituire lo squalificato Biagianti e inserisce dal 1’ l’ultimo acquisto Mazzarani.

Il Cosenza per 20-25 minuti ha dato l’impressione di controllare bene la partita non soffrendo gli attacchi ospiti e palesando la possibilità di poter colpire ogni qualvolta riusciva a ripartire. Le due linee ben strette e corte e l’ottimo lavoro delle punte in fase difensiva, una in pressione chi aveva la sfera tra i piedi e l’altra in marcatura sul metronomo ospite (Scoppa), rendevano evanescente il giro palla ospite e costringevano lo stesso giocatore etneo ad abbassarsi tra i centrali difensivi per creare la superiorità in fase d’impostazione.

I siciliani, consapevoli di non poter sbagliare in fase di palleggio, cercavano il passaggio sicuro e pulito per non dare possibilità ai Lupi di scatenarsi nelle ripartenze. Nello stesso tempo, però, questo si rivelava abbastanza lento e prevedibile, rendendo altresì inutile il continuo movimento senza palla dei due esterni d’attacco e delle mezzali catanesi le quali non erano mai visibili e quindi raggiungibili palla a terra. Mazzarani e Russotto, indubbiamente i giocatori di maggior talento, venivano a giostrare tra le linee senza però trovate gli spazi necessari per la giocata importante e scambiandosi continuamente di posizione.

Bucolo e Fornito (non veri e propri interni) si aprivano sugli esterni per ricevere, ma non andavano mai senza palla e quindi non davano sfogo alla manovra della propria squadra. Gli etnei lasciavano invece spazio e tempo di gioco ai centrocampisti rossoblù, dando così loro la possibilità, specie con Caccetta, di ripartire portando palla per oltre 30 metri. In questo modo si costringeva la loro linea difensiva (non un fulmine nei due centrali) ad indietreggiare rapidamente. Forse il Cosenza avrebbe dovuto attaccare come ha fatto nei primi 20’ soprattutto sulla nostra sinistra dove il terzino ospite Parisi (un ‘95) é andato da subito in difficoltà contro Statella che lo ha costretto più volte al fallo. Probabilmente, inoltre, è mancato il supporto e la spinta di un giocatore con caratteristiche e piede diverso da quello di D’Anna.

Passati in vantaggio, sembrava che il più fosse fatto. L’1-0 dava la possibilità ai padroni di casa di esprimersi al meglio per via dei maggiori spazi che gli ospiti avrebbero dovuto concedere per recuperare il risultato. Da qui la considerazione iniziale di quanto abbia pesato l’errore della terna arbitrale in occasione dell’1-1. A margine del gol di Bergamelli è iniziata un’altra partita, con il primo tempo che si è concluso con entrambe le squadre un po’ in confusione, o meglio ancora in agitazione, che le ha portate a sbagliare tanto.

Il secondo tempo inizia da subito con il Catania in possesso costante della palla e il Cosenza che con il passare dei minuti dava l’impressione di non avere più quella forza e quella cattiveria che l’ha sempre contraddistinta nel ripartire. Si è notata la difficoltà nel salire rapidamente da parte della linea difensiva, restia e quasi impotente quando avrebbe dovuto alzarsi di 10 metri appena. Tutto questo si è verificato anche quando l’avversario di spalle e/o il passaggio arretrato invitavano gli stessi a guadagnare campo. Conseguenza è stata che la compagine rossoblù, non avendo nelle corde il palleggio e l’uscita palla al piede, ha sbagliato più volte nella misura dei passaggi ed é dovuta ricorrere al lancio lungo per Baclet. Il francese fin quando ha retto fisicamente era riuscito a far respirare la squadra. I cambi non hanno dato quella scossa giusta anche perché il Catania ha trovato il vantaggio con una bella giocata dei tre elementi offensivi.

Il morale e la condizione hanno probabilmente inciso negativamente sulla prestazione, ma comunque non si può assolutamente dire che la sconfitta sia giusta per il Cosenza. Così come si può affermare che il Catania non abbia demeritato il risultato.
*Gianluca Gagliardi, ex allenatore di Cosenza e Triestina

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