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“Acheruntia”, chiesta la condanna dello “zio” Rinaldo Gentile

“Acheruntia”, chiesta la condanna dello “zio” Rinaldo Gentile

La Dda di Catanzaro, nell’ambito del processo sulla presunta associazione mafiosa operante ad Acri, ritiene che Rinaldo Gentile abbia avuto un ruolo determinante nella gestione illecita dei videopoker nella zona di Cosenza e dintorni. Intanto l’udienza preliminare slitta ancora per un difetto di notifica. La sentenza col rito abbreviato arriverà solo nel 2017.

Il pubblico ministero Pierpaolo Bruni nei giorni scorsi ha chiesto la condanna a nove anni di carcere dello “zio” Rinaldo Gentile, ritenuto dalla Dda di Catanzaro un esponente molto importante del clan “Lanzino” di Cosenza che avrebbe esteso le sue ramificazioni fino ad Acri. Nella città silana infatti avrebbero operato per agevolare la cosca cosentina Giuseppe Perri, già condannato in via definitiva a 20 anni di carcere per l’omicidio del mammasantissima Antonio Sena, e l’ex consigliere comunale di Acri nonché funzionario regionale Angelo Gencarelli ai quali viene contestato il 416bis.

Il difensore di Rinaldo Gentile, l’avvocato Cesare Badolato nell’udienza preliminare svoltasi ieri davanti al gup Distrettuale di Catanzaro, ha chiesto l’assoluzione del suo assistito per assoluta mancanza di prove a suo carico rispetto all’accusa di gestite illecitamente la gestione dei videopoker nella zona di Cosenza e dintorni.

Rinaldo Gentile viene inquadrato dagli inquirenti come il saggio della cosca, una figura carismatica, un uomo di pace anche se non molto attivo all’interno della consorteria mafiosa. Uno dei tanti collaboratori di giustizia, Francesco Galdi, in due interrogatori parla di Gentile quando, una volta uscito dal carcere, «gli viene riconosciuto un ruolo importante in seno al sodalizio in virtù del quale controllava alcune estorsioni e tutto l’affaire “videopoker”» oggetto dell’inchiesta “Acheruntia” «che gestiva i videopoker in particolare su Cosenza ma, atteso il grado criminale, che io non conosco ma che comunque è elevato, poteva intervenire per dirimere controversie concernenti i videopoker anche in paesi vicini a Cosenza». Anche gli altri pentiti, Roberto Violetta Calabrese e Mattia Pulicanò hanno delineato il suo ruolo nella cosca, già conclamato nel processo “Garden” con sentenza passata in giudicato. Gentile era conosciuto – si legge nell’ordinanza del gip Pietro Scuteri – anche da Gencarelli, il quale un giorno lo incontrò per ottenere la necessaria “autorizzazione criminale” al compimento di tali attività riconducibili alla gestione dei videopoker. Il processo contro Rinaldo Gentile si svolge col rito abbreviato e la sentenza è attesa per il 13 febbraio. 

UDIENZA PRELIMINARE. Tuttavia è destino che l’udienza preliminare per un motivo o per un altro debba essere rinviata ancora una volta. Ieri infatti gli avvocati Vincenzo Guglielmo Belvedere e Matteo Cristiani hanno sollevato un’eccezione riguardo un difetto di notifica che il giudice ha accolto. Così il processo è stato rinviato al prossimo 9 febbraio. In questo filone dell’inchiesta è coinvolto anche l’ex assessore regionale all’Agricoltura Michele Trematerra, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettorale aggravata dall’articolo sette. (a. a.)

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