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Strage di via d’Amelio, l’accusa: «Inconcludenti le parole di Lo Giudice»

Strage di via d’Amelio, l’accusa: «Inconcludenti le parole di Lo Giudice»

Si avvia alla conclusione il processo sull’uccisione del magistrato Paolo Borsellino e della sua scorta. I pm di Caltanissetta hanno chiesto l’ergastolo per i mafiosi Madonia e Tutino, ma hanno anche rilevato l’inefficacia delle dichiarazioni del “Nano” sull’ex poliziotto Giovanni Aiello detto “Faccia da Mostro”.

Nel processo che deve accertare la penale responsabilità dei boss mafiosi Salvatore Madonia e Vittorio Tutino, rispettivamente presunto mandante e presunto esecutore della strage di via d’Amelio nella quale perse la vita il magistrato Paolo Borsellino insieme alla sua scorta, il nuovo procuratore capo di Caltanissetta Amedeo Bortone, che ha argomentato le tesi dell’accusa insieme ai pm Stefano Luciani e Gabriele Paci, ha bollato come «inconcludenti» le dichiarazioni del pentito Antonino Lo Giudice, detto “Il Nano”, contro Giovanni Aiello meglio conosciuto come “Faccia da mostro” – originario di Montauro, paese in provincia di Catanzaro – che secondo il collaboratore di giustizia sarebbe stato un agente dei servizi segreti a disposizione della mafia siciliana che gli avrebbe ordinato diversi omicidi.

«I riferimenti che Lo Giudice fa ad Aiello – riporta un articolo del Fatto Quotidiano – sono assolutamente inconcludenti per quanto riguarda i processi di nostra competenza, anche se ci può essere un riferimento alla presenza di questo personaggio di altri collaboratori in riferimento ad altri contesti che non però sono di competenza di questo ufficio». Se a giudicare in tal modo le dichiarazioni di un pentito, in questo caso quello reggino, è addirittura chi ha l’interesse a sostenere il teorema accusatorio, ciò dimostra che spesso le parole dei collaboratori di giustizia devono essere prese con le pinze.

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