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BUFERA PRECARI ASP | Archiviare le posizioni dei lavoratori per “inguaiare” la politica

BUFERA PRECARI ASP | Archiviare le posizioni dei lavoratori per “inguaiare” la politica

E’ il gip del tribunale di Cosenza a sostenere la tesi che il reato di abuso d’ufficio contestato ai precari non sussiste, come la Cassazione ha stabilito nel 2003 e 2005, ma è lo stesso gip che “invita” la procura di Cosenza ad archiviare la posizione dei 133 indagati che ai fini dibattimentali sarebbero più utili da testimoni che da imputati. 

“Cornuti e mazziati”. Se non fossimo in ambito penale, la vicenda dei precari dell’Asp di Cosenza dovrebbe far gridare allo scandalo ma non nei termini configurati dalla procura di Cosenza che, come vedremo a breve, non avrebbe fornito le necessarie prove sui rapporti illeciti tra i privati, quindi i lavoratori, e i pubblici ufficiali, quindi i dirigenti Asp e regionali, per sostenere l’accusa del reato di abuso d’ufficio. A dirlo è lo stesso gip del tribunale di Cosenza Giuseppe Greco.

Per l’ufficio inquirente guidato dal procuratore capo Mario Spagnuolo, tutti i precari avrebbero falsamente attestato la domanda di inserimento nelle graduatorie per far parte delle unità territoriali dell’Asp di Cosenza. Se in un caso, ovvero quello dei 38, potrebbero esserci più indizi a dimostrare che in realtà sarebbe stato commesso un falso, per gli altri al momento non si comprende in che modo abbiano presentato le domande fuori dai termini previsti dalla legge. Alcuni di essi, infatti, ribadiscono di avere tutti i requisiti e di aver presentato in tempo tutti i documenti necessari. Ieri, leggendo dagli organi d’informazione il loro nome tra gli indagati, sono caduti dalle nuvole.

Ma è la stessa indagine condotta dalla Guardia di Finanza a far rilevare come alcuni di loro hanno eseguito alla lettera ciò che gli diceva il sindacalista Franco Mazza, finito agli arresti domiciliari.

Nelle valutazioni finali, il gip Greco mette a fuoco alcuni spunti investigativi importanti, richiamando la più nota giurisprudenza della Corte di Cassazione. «Le richiamate emergenze» riferite al fatto che non vi sarebbero elementi dai quali desumere una previa intesa tra i richiedenti la integrazione del reddito e i pubblici funzionari indagati nell’inchiesta, «inducono, peraltro, ad escludere che sussista prova alcuna, positiva e concreta, in ordine al configurato concorso dei soggetti privati», quindi i 133 precari, «negli abusi d’ufficio contestati dal pubblico ministero». Il gip Greco aggiunge che «in subiecta materia la giurisprudenza ha, invero, costantemente affermato che “in tema di abuso d’ufficio, per configurare il concorso dell’extraneus nel reato, deve essere provata l’intesa intercorsa col pubblico funzionario o la sussistenza di pressioni o sollecitazioni dirette ad influenzarlo, non potendo dedursi tale collusione dalla semplice presentazione dell’istanza, ancorché oggettivamente infondata, e dal suo accoglimento”». Le due sentenze citate si riferiscono al 2003 e al 2015.

Ma il gip Greco va oltre, scrivendo che «ove il pubblico ministero dovesse condividere quanto appena esposto e si determinasse ad avanzare, conseguentemente, richiesta di archiviazione degli odierni coindagati nei delitti di abuso d’ufficio, diverrebbe, probabilmente, possibile acclarare – eventualmente anche in sede processuale – il contesto clientelare nel quale lo stesso organo inquirente ha collocato la consumazione dei reati oggetto delle indagini preliminari». In parole povere, comprensibili a chi legge, il gip ritiene che per i precari non sussista il reato di concorso in abuso d’ufficio con i dirigenti Asp e regionali, ma gli stessi ai fini dibattimentali potrebbero essere utili più da testimoni che da imputati per far emergere il ruolo della politica nella vicenda giudiziaria.

LA POLITICA. E così proprio i politici vengono menzionati nella parte finale dell’ordinanza. «Il pubblico ministero ha infatti, come si è visto, evidenziato che i fatti per i quali si procede sono “cronologicamente riferibili al periodo immediatamente precedente e subito successivo alle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale della Regione Calabria del 23 novembre 2014”» e si connotano «“quale deprecabile caso d’indebita utilizzazione, per finalità “clientelari”, di provvidenze regionali”», senza escludere «“la fondatezza della tesi proposta dagli organi di informazione, secondo la quale l’iniziativa dell’Asp di Cosenza rivenisse la sua causa prima nella logica della politica del consenso, più che nell’effettivo “efficientemente” delle proprie strutture operative”». Per chi valuta i provvedimenti richiesti dai magistrati, manca l’ultimo passaggio. (Antonio Alizzi)

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