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Amen

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– l’editoriale di Piero Bria – 
L’esonero di Roselli un cioccolatino ai tifosi o una scelta dettata da grandi ambizioni? A breve toccherà a Guarascio dare una risposta. Ma il futuro calcistico rossoblù non può dipendere solo dai risultati del campo. 

Giorgio Roselli in queste settimane era appeso ad un filo. Ed è inutile dire il contrario. Il tecnico umbro ha pregato in queste gare ma, come ogni preghiera, c’è sempre un finale già scritto.  Così come scontato è stato il presidente Guarascio. Il suo comunicato era il segnale di benservito a Roselli. Lo avevamo anticipato, così è stato. Un po’ come quando ti dicono di andare a prendere trote in quel laghetto artificiale. Vai con una certezza: pescherai di brutto.

Facile capire le intenzioni di Gaurascio. Ma ora che Roselli sa cosa non troverà sotto l’albero a Guarascio tocca il compito più duro. Ossia dimostrare ai tifosi che l’esonero non è stato solo un modo per accontentarli. La risposta arriverà a breve nel mercato di gennaio. Se arriveranno rinforzi adeguati vorrà dire che le ambizioni di Guarascio sono reali. In caso contrario l’aver dato il benservito a Roselli sarà solo di facciata per placare l’ira dei tifosi.

Che sia ben chiaro. Roselli ha le sue colpe, ed il mister ne è cosciente. Ma sono inferiori a quelle di altri soggetti. Poco può un allenatore dinanzi all’aberrazione di ieri nel derby. Il gol subito è da terza categoria e l’errore commesso da alcuni giocatori è inspiegabile. Soprattutto se andiamo a ritroso. Il Cosenza non ha mai subito un gol del genere. Anzi, il piatto forte del Cosenza di Roselli è sempre stato l’essere pronti e reattivi dinanzi a palle perse o su ripartenze avversarie.

Ed ora? Spazio a De Angelis, allenatore di carattere e con idee innovative. Uno che conosce tutto di Cosenza e del Cosenza. E poi? Qualcuno vorrebbe il nome importante. Ma a volte un nome altisonante non coincide con vittorie scontate. I cuddrurieddri devono essere fatti con le patate. Se qualcuno vuole cambiare l’impasto e aggiungere un tocco di originalità con ingredienti diversi… beh, non farà altro che stravolgere la tradizione. Per capirci: questi siamo e attenzione a cercare di pretendere l’uovo dal gallo. Guai a farlo e soprattutto guai a pensare che è tutto da buttare quello fatto sino ad ora. Un viaggio di mille miglia deve cominciare con un solo passo. Perché come recita un detto: «Non puoi scoprire nuovi oceani fino a quando non hai il coraggio di perdere di vista la spiaggia». E in questo una squadra o un allenatore possono davvero poco. Molto, se non tutto, dipende dalla società.

E fin quando non ci sarà un programma definito con una struttura coriacea alla base non potremo aspettarci nulla dal futuro se non l’improvvisazione. Costruire significa capire cosa si vuole. E se il Cosenza vuole la serie B o la serie A deve strutturarsi per ottenerla. A partire dallo stadio di proprietà ad arrivare al settore giovanile continuando con strutture dove allenarsi fino ad arrivare ad una foresteria. Senza questo non avremo un futuro ma dovremo sperare che il presidente di turno spenda fior di soldoni per acquistare giocatori e sperare che il campo ci premi. Altrimenti punto e a capo. Sarà una storia già scritta.

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