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BUFERA PRECARI ASP | Chiesta la misura interdittiva per il dirigente Antonio Perri

BUFERA PRECARI ASP | Chiesta la misura interdittiva per il dirigente Antonio Perri

Prosegue l’inchiesta sui presunti falsi precari Asp di Cosenza al centro di una maxi indagine portata avanti dalla procura di Cosenza. Il procuratore capo Spagnuolo si rivolge al gip per richiedere la misura interdittiva per il dirigente dell’Asp di Cosenza. Ma non sarà l’unico a rischiare la sospensione dalla carica che ricopre.

La procura di Cosenza aveva fatto intendere che l’inchiesta sui presunti falsi precari all’Asp di Cosenza “assunti” nel periodo delle elezioni regionali del 2014 avrebbe avuto un seguito. Così è infatti, visto che nei giorni scorsi l’Ufficio inquirente coordinato dal procuratore capo Mario Spagnuolo ha formulato una richiesta di misura interdittiva per il dirigente Antonio Perri, direttore del Distretto Cosenza/Savuto, indagato insieme ad altre 141 persone per concorso in abuso d’ufficio e falso.

L’interrogatorio di garanzia è stato fissato subito dopo la festa del Natale, momento nel quale il dirigente – difeso dall’avvocato Guido Siciliano – avrà modo di difendersi dalle accuse che gli sono state mosse dagli investigatori della Guardia di Finanza che hanno condotto le indagini. E’ molto probabile che la stessa richiesta venga avanzata anche nei confronti dei dirigenti regionali in servizio, mentre è assai improbabile che gli ex dg dell’Asp, Gianfranco Scarpelli e Luigi Palumbo, possano subire tale provvedimento in quanto il primo non ricopre più alcuna carica, mentre il secondo è in pensione. 

C’è attesa, infine, per l’interrogatorio di garanzia del sindacalista di Cetraro Franco Mazza, ritenuto dalla procura di Cosenza la “mente” degli imbrogli sulle graduatorie che avrebbero poi favorito l’occupazione di quei ragazzi iscritti nelle liste previste dalla legge. L’indagato, difeso dall’avvocato Enzo Belvedere, è al centro di una serie di intercettazioni telefoniche dove alcuni precari confermerebbero le sue condotte illecite, mentre il funzionario Capicotto ha ammesso di aver falsificato i protocolli in favore di quei nomi aggiuntivi portati da Mazza. (a. a.)

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