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Il cosentino Santagata come Pisacane. Dalla Guillain-Barrè al ritorno in campo: “Sarebbe il mio regalo di Natale”

Il cosentino Santagata come Pisacane. Dalla Guillain-Barrè al ritorno in campo: “Sarebbe il mio regalo di Natale”

“E’ iniziato tutto tre anni fa. Da una semplice influenza mi sono ritrovato a combattere. Vorrei conoscere Pisacane perchè adesso però sto bene e voglio tornare a giocare. Vi racconto tutta la mia storia”

 

La vita a volte è strana. Basta un attimo per cambiare. Tutte le convinzioni e le certezze, costruite con anni di sacrifici, svaniscono come se nulla fosse. E’ successo anche a Luigi Santagata, cosentino classe 1984, da una vita sui campi da calcio di Calabria, Campania e Basilicata, che un giorno di 3 anni fa ha capito che qualcosa nel suo corpo non era più uguale a prima: “Erano appena finite le vacanze di Natale. Eravamo a metà gennaio del 2014 ed una banale influenza mi ha tenuto a letto per qualche giorno”. Tutto normale come altre decine di volte? “Lo pensavo anche io. Invece da lì in poi è iniziato il mio incubo. Nei giorni successivi non riuscivo a reggermi in piedi. Non avevo stabilità nel mio corpo. Non capivo cosa stesse succedendo”. Vista la situazione, Luigi si reca all’Annunziata, dove fortunatamente capiscono subito la situazione: “Mi comunicano che le mie gambe erano state colpite dalla sindrome di Guillain-Barrè. Ovviamente non sapevo di cosa si stesse parlando. Mi spiegano tutto e la mia paura sale”.

Ma dopo un primo momento di abbattimento, in Luigi scatta qualcosa: “Proprio così. Mi sono detto che se c’era da combattere lo avrei fatto fino alla fine. Ed allora via con le cure e le terapie. Rimango ricoverato a Cosenza una settimana, prima di trasferirmi a Roma, dove, presso la clinica Santa Lucia, mi tocca un altro mese e mezzo di cure intense. Ho passato momenti tremendi. Dolori allucinanti. Ho iniziato immediatamente la riabilitazione senza mollare un centimetro. Non bisogna mai smettere di sognare e di crederci. Io l’ho fatto e, grazie a Dio, oggi, dopo quasi 3 anni, posso dire di essere quasi del tutto recuperato. Anche se c’è ancora tanto da fare. Però, proprio adesso che è Natale, vorrei che la mia storia fosse di incoraggiamento per le tantissime persone che magari si trovano in un momento difficile di salute”. Nel frattempo, grazie a Fabio Pisacane, terzino del Cagliari ad aver esordito a 30 anni in Serie A dopo la stessa malattia di Santagata, anche l’Italia intera scopre cosa sia la Guillain-Barrè: “La sua storia mi ha commosso – spiega Santagata – . Mi piacerebbe un giorno incontrarlo e stringergli la mano. La differenza tra la mia vicenda e quella di Pisacane è il fatto che lui sia stato colpito a 14 anni. In un’età nella quale i muscoli sono ancora in fase di formazione. Quindi il suo recupero è stato più semplice. Io sono stato colpito a 30 anni e quindi con la muscolatura già formata, è stato tutto più complicato”. La sindrome di cui stiamo parlando è una malattia rarissima. Colpisce in media 3 persone ogni 200.000. E’ un’infezione che aggredisce inizialmente gli arti portandoli alla paralisi. Se la sindrome colpisce anche l’apparato respiratorio o il sistema nervoso, possono esserci complicanze che potrebbero portare a gravi handicap e, nei casi più gravi, anche alla morte.

Prima della Guillan-Barrè, per Luigi, tanti anni nel calcio. Esterno destro tutta corsa, velocità e forza fisica che ha giocato in tantissime squadre in carriera: “L’ultimo anno ho giocato con l’Aprigliano. Da ragazzo sono stato anche in D con Ebolitana e Rossanese, ho giocato in Eccellenza con il Rende in Calabria e con Vultur Rionero (nella foto una recente visita di Luigi alla società)santagata e Brienza in Basilicata, prima di iniziare a girovagare tra Promozione e Prima Categoria anche con Luzzese, San Lucido ed Aiello Calabro per ricordarne qualcuna”. Oggi invece Luigi si divide tra i duri allenamenti giornalieri in palestra e la salumeria del papà a Corso Mazzini, dove da una mano: “Voglio fare dei ringraziamenti a chi mi è stato vicino in questi duri e lunghissimi tre anni. Innanzitutto alla mia famiglia che non mi ha abbandonato un attimo. Poi ai tanti amici che mi hanno sempre dato una mano in tutto. Farei un torto a citarne alcuni, perchè ne dimenticherei certamente degli altri. Poi un immenso grazie ai fisioterapisti che mi seguono giornalmente Enrico Spadafora e Simone Lo Bianco, che insieme al mio preparatore-amico Devid Gualtieri (altro nome noto del calcio dilettantistico calabrese, ndr), hanno fatto si che il mio recupero avvenisse nel migliore dei modi. Poi tra quelli nel mondo del calcio, non posso dimenticare un allenatore che nel tempo è diventato un fratello per me. Ovvero Pasqualino Canonico . Non mi ha abbandonato un minuto e non posso che ringraziarlo immensamente”.

Domani è Natale e Santagata sa già benissimo cosa vorrebbe trovare sotto il suo albero: “Voglio tornare a giocare. Dopo quello che mi è successo ci vuole l’idoneità di un medico sportivo. Secondo i miei fisioterapisti sarei quasi pronto. Per ora la palla la sto toccando da solo. Senza alcun contatto perchè in qualche movimento c’è ancora timore. Però penso che nel giro di 3-4 mesi dovrei essere al 100% e per la prossima stagione vorrei tornare a riprovare quelle emozioni che mi hanno accompagnato per una vita. Io ci credo e, prima di appendere definitivamente le scarpette al chiodo, punto ad un ultimo campionato”. A 34 anni ma con la gioia negli occhi di un ragazzino quando si parla di calcio. Si può ancora sognare. Sempre, ma oggi forse di più. Questo sport è veramente magico. (Alessandro Storino)

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