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Cosenza, in quattro ora sperano in una maglia da titolare

Cosenza, in quattro ora sperano in una maglia da titolare

L’esonero di Roselli ha sortito il naturale effetto di dare nuova verve a chi di recente ha giocato poco o si sentiva ai margini. E’ il caso di Capece, Cavallaro, Mungo e Baclet.

E’ legge di calcio che a pagare dopo una serie negativa di prestazioni sia spesso l’allenatore. Un’altra regola, tuttavia, racconta di calciatori che cercano di riconquistare il posto in squadra dopo l’avvicendamento. E’ così da sempre e Cosenza non fa eccezione.

Con Giorgio Roselli ancora al timone c’erano degli atleti tenuti di recente in naftalina, pronti ad essere rispolverati dal trainer umbro alla prima occasione. L’ex tecnico dei Lupi ha  sottolineato di sovente che, a fine stagione, nelle sue squadre non c’è mai stato un elemento della rosa a non essere sceso in campo per almeno 20-25 partite. Probabile che anche stavolta sarebbe stato così, ma l’esonero ha ricreato una sana competizione tra Caccetta e compagni. Tutti vorrebbero comparire negli undici di partenza dello Iacovone per dimostrare di essere da Cosenza. Qualche nome? Capece, Mungo, Cavallaro e Baclet sono in cima alla lista. Per scalzare chi gli sta davanti dovranno impegnarsi e correre come matti, di questo ne sono consapevoli.

Il biondo centrocampista è arrivato in estate al Marulla con lo status di uno dei colpi migliori del mercato, ma non è riuscito ad imporsi come allenatore e tifosi si sarebbero aspettati. Non è mai stato titolare, tanto che la crescita del giovane Ranieri lo ha relegato spesso in panchina.

Mungo è forse il calciatore di maggiore talento in organico. La qualità dimostrata ad inizio stagione è bastata per farlo apprezzare dai più, ma allo stesso modo ha lasciato di stucco tutti con un calo vertiginoso di rendimento. L’alibi ce l’ha: non gli è stato ritagliato un ruolo preciso. Ha giostrato da regista, mezzala, esterno e seconda punta, mentre adesso che De Angelis pare voglia puntare sul 4-3-3 annusa la possibilità di tornare a fare l’interno di centrocampo. L’incognita è relativa alla tenuta del collettivo, presentarsi con l’ex Pistoiese e tre punte in campo significa trovare il bandolo della matassa in chiave di non possesso in pochi giorni di lavoro.

Cavallaro è uno degli uomini intorno a cui Roselli aveva disegnato il 4-3-3 delle prime giornate di campionato. Funzionava eccome, almeno fino all’infortunio che gli ha tolto il palcoscenico. Nello spogliatoio, una volta tornato a disposizione, è quello che ha sofferto più degli altri le esclusioni al punto da essere bannato per una giornata dai convocati. Adesso spera che gli venga data una chance, perché con il Catanzaro era riuscito a cambiare il volto della partita scodellando cross a ripetizione e saltando l’uomo con facilità.

Baclet, infine, ha pagato oltremodo il guaio muscolare che lo ha tenuto a lungo ai box. Con Mungo si contende lo scettro del talento, ma di rado è riuscito a dimostrare quanto ne possiede. Preso per giocare insieme a Gambino (o il contrario), ne è diventato l’alter ego. I suoi gol, però, in relazione ai minuti in cui è stato utilizzato, li ha fatti e la stoffa del francese si vede lontano un miglio. L’impressione è che, anche a Taranto, ci sia posto solo per uno dei due. (Antonio Clausi)

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