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Parisi: «Cosenza, scelta giusta. Vi racconto Valoti e De Angelis da calciatori»

Parisi: «Cosenza, scelta giusta. Vi racconto Valoti e De Angelis da calciatori»

L’allenatore della Primavera del Crotone Nello Parisi: «Sentirmi chiamare mister mi fa sentire un po’ vecchio, ma mi piace più di quando indossavo gli scarpini. Già nel 2000 uscivamo insieme con entrambi».

Una filastrocca sarebbe più complicata da insegnare ai propri bambini, ma quando si parla di Nello Parisi viene naturale ripetere ad alta voce un’associazione di idee. Nel futuro del Cosenza ci sono una serie di ex calciatori destinati a sedere sulla panchina del Marulla e a continuare nelle vesti di allenatore il percorso interrotto al momento dell’addio. Di recente è toccato a Stefano De Angelis, ma non serve una sfera di cristallo per immaginare un giorno quel ruvido stopper cresciuto tra i palazzoni di San Giuseppe Vesuviano dare indicazioni da bordo campo. Per il momento guida la Primavera del Crotone, anche se le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

Parisi, come devono chiamarla oggi i tifosi del Cosenza? Sempre capitano o va bene anche mister?
«Mister mi fa sentire un po’ vecchio (ride divertito, ndr), ma ormai nella testa mi sento allenatore. Mi piace più di quando indossavo gli scarpini».

In panchina lei sembra Grosso: giacca e cravatta e un fisico invidiabile. Non ha preso mica invidia?
«Mi piace avere un certo stile. Da calciatore sbirciavo spesso al di là del fallo laterale per badare a questo particolare. La tuta è più da campo, da training, ma la domenica il nostro lavoro di preparazione alla partita è finito. In panchina devo solo gestire le situazioni di gioco e badare all’aspetto psicologico. Preferisco indossare la divisa della società, credo dia all’esterno una sensazione di ordine».

A Cosenza si è formata una coppia di suoi amici, che idea si è fatto?
«Sono felicissimo che Guarascio abbia lasciato l’impegno tecnico a De Angelis e Occhiuzzi, di cui se ne dice un gran bene. E’ stata una mossa intelligente: soltanto Stefano poteva gestire la situazione creatasi visto che conosce il pensiero dello spogliatoio e le richieste dei tifosi. Ricominciare tutto da zero sarebbe stato un errore, De Angelis è l’allenatore giusto al posto giusto. Per Valoti parla il curriculum, è un uomo di calcio. Anche in questo, mai scelta fu più tempestiva in ottica-mercato. Cerri non ha operato male, la squadra è quinta del resto, ma Aladino ha grande conoscenza dei vivai e vanta amicizie importanti. E’ ovvio che tutto è relazionato al budget messo a disposizione del ds».

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Che rapporto avevano Valoti e De Angelis?
«Buono. Ricordo che ad inizio anni 2000 tutti quelli sposati o con bambini uscivamo insieme di continuo. Ho ancora in testa le immagini del compleanno del figlio di Aladino. Abitavano vicino i campetti di tennis a Rende».

Se dovesse descriverli con un aggettivo, quale sceglierebbe?
«E’ un po’ che non ci vediamo, magari caratterialmente sono cambiati. Stefano è sanguigno, uno che dà stimoli, mentre il direttore è molto silenzioso nel suo operare. Già 15 anni fa era uno che parlava poco, ma nei 90’ non si fermava mai».

Secondo lei incide la carriera di calciatore a certi livelli sulla scelta di diventare tecnico o direttore sportivo?
«Assolutamente sì. Le scelte fatte da entrambi rispecchiano ciò che erano in campo. De Angelis spronava se stesso e i compagni con le parole e trascinava lo spogliatoio. Valoti era già nei modi un direttore e dietro la scrivania ci sta proprio bene».

Prima di capodanno ha fatto una capatina all’allenamento del Cosenza…
«Era la rifinitura pre-Taranto. Ho trovato un clima disteso, mentre mi aspettavo qualche viso preoccupato. Il contesto supporta la mia opinione: la decisione di dare fiducia a De Angelis è stata giusta perché non ha generato un terremoto, ma qualche mirata scossa di assestamento».

Sta seguendo la Lega Pro? Il Cosenza occupa la posizione che merita o è al pari delle quattro di testa?
«Sì la seguo, perché a Reggio gioca Tripicchio e all’Akragas Riggio. Sono due ragazzi del Crotone in prestito nel girone più caldo della vecchia Serie C. I Lupi, per quello che hanno dimostrato finora, hanno raccolto quanto seminato. Le battistrada hanno onestamente qualcosa in più, ma adesso inizia il campionato vero dove si vedranno i valori effettivi delle singole compagini. I rossoblù dimostreranno se sono in grado di poter lottare alla pari o se sono un gradino sotto a Lecce, Foggia, Matera e Juve Stabia».

Parisi, lei fin quando ha intenzione di allenare i ragazzini? Il grande passo è già stato fissato?
«Mi sento pronto per allenare i grandi, a fine stagione vedremo dove e con chi succederà…». (Antonio Clausi)

 

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