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Accusato di falsa testimonianza, imputato assolto con formula piena

Accusato di falsa testimonianza, imputato assolto con formula piena

Si conclude nel migliore dei modi una vicenda giudiziaria iniziata davanti al giudice di pace di Cosenza e terminata con la sentenza d’assoluzione emessa dal tribunale monocratico. Il giudice Manuela Gallo ha accolto tutte le argomentazioni difensive avanzate dall’avvocato Francesco Chiaia. 

Francesco Ruffolo è stato assolto con formula piena ieri pomeriggio dal giudice monocratico Manuela Gallo. L’imputato, difeso dall’avvocato Francesco Chiaia, era accusato di falsa testimonianza in relazione a una rissa avvenuta circa tre anni prima. Nel corso del processo non è emerso alcun elemento che potesse provare l’ipotesi di reato per il quale la procura di Cosenza aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio. 

Ruffolo infatti nel corso di un’udienza davanti al giudice di pace di Cosenza aveva detto che la persona che iniziò ad alzare le mani fu un’altra rispetto a quella che venne menzionata durante le indagini preliminari. Così il giudice in quella circostanza decise di inviare gli atti in procura fino all’imputazione per falsa testimonianza. 

L’istruttoria dibattimentale non ha dimostrato la colpevolezza dell’uomo, sia per la mancanza assoluta di prove sia per la mancanza del fattore psicologico. In poche parole l’accusa non ha spiegato i motivi che avrebbero dovuto portare Ruffolo a mentire. Il fatto che abbia detto il nome di uno diverso da quello riferito alla polizia giudiziaria era legato alla poca memoria e nulla più. A ciò si è aggiunta in corso d’opera la sentenza, passata in giudicato, del processo per rissa che in effetti ha chiarito i fatti. Sentenza che, indirettamente, ha dato ragione a Ruffolo. 

Tuttavia, ciò non è bastato alla procura di Cosenza per chiedere l’assoluzione dell’imputato. L’accusa infatti in sede di requisitoria aveva chiesto un anno e due mesi di carcere. La difesa di Ruffolo, invece, ha messo sul piatto tutte le lacune dell’accusa riuscendo ad ottenere una sentenza d’assoluzione che mette fine a una vicenda davvero grottesca. (a. a.)

 

 

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