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“CINQUE LUSTRI” | L’intervento di Bianca Rende: «Verificare se vi siano corresponsabilità politiche»

“CINQUE LUSTRI” | L’intervento di Bianca Rende: «Verificare se vi siano corresponsabilità politiche»

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Bianca Rende, consigliere comunale del Pd, in merito all’inchiesta condotta dalla Dda di Catanzaro.

I clamorosi sviluppi delle indagini nell’inchiesta denominata, dalla DDA calabrese, “Cinque Lustri”, hanno provocato diffuso sconcerto e smarrimento particolare in una città come Cosenza che ancora ama coltivare l’illusione di una certa lontananza da fenomeni di infiltrazione mafiosa di scala, per così dire, superiore.

Mentre si attende con fiducia il lavoro della Magistratura, per capire anche se vi siano state corresponsabilità politiche o amministrative nell’assegnazione di appalti di questa importanza ad un gruppo criminale così pervasivo e organizzato, non ci si può non interrogare su quali possano essere i meccanismi di difesa e di reazione efficace rispetto a strategie sempre più sofisticate e ammantate da parvenze borghesi, che la criminalità mette in atto per aggiudicarsi le poche grandi opere di un territorio già sotto dotato.

Sono sufficienti le garanzie offerte oggi dalla legge in vigore sugli appalti pubblici? Parrebbe di no, se le Prefetture competenti non hanno segnalato, nei casi oggetto di indagine, nessun impedimento specifico.

Può la ripetuta e ormai frequente presenza di una sola offerta in gara costituire un’adeguata garanzia di affidabilità e trasparenza nell’aggiudicazione? L’ indagine in corso sembrerebbe negarlo.

E’ possibile continuare a sperare che si possa amministrare una città senza il timore che l’affidamento di grandi opere (e Cosenza si prepara ad appaltarne più d’una, Ospedale e Metrotranvia in testa, per un totale di circa 400 milioni di euro) finisca per alimentare il circuito dell’economia criminale?

Questa sconcertante vicenda indica, due strade da percorrere nell’immediato: ascoltare con maggiore attenzione le allarmanti segnalazioni che da tempo la parte largamente sana dell’economia regionale invia ai decisori politici; rivedere un sistema normativo che così com’è non tutela abbastanza dalle infiltrazioni del potere criminale-mafioso.

Il braccio di ferro tra campanili dell’area urbana continua ad aggiungere ritardi su ritardi ed ecco invece un tema su cui impostare subito una sinergia esemplare tra medi Comuni conurbati e autorità statali preposte alla vigilanza coordinata sulla correttezza degli atti amministrativi. Altrove, specie al sud in Sicilia e Napoli, i Comuni hanno stretto un patto con l’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone per il controllo preventivo delle procedure e dei protagonisti che le Prefetture evidentemente non riescono da sole a garantire. Un serio controllo preventivo sulla filiera degli appalti si rende indispensabile nell’impiego dei fondi europei prima che ci vengano revocati per inadeguatezza dei pubblici poteri locali. E’ ormai urgente, parallelamente al decollo del cospicuo “Patto per la Calabria”, oggetto di monitoraggio costante da parte del nuovo Ministro per il Mezzogiorno – e che dovrebbe essere seguito con maggiore attenzione anche da comunità più attente e interessate all’allocazione delle risorse pubbliche e al loro utilizzo – dotarsi di tempestivi scambi di informazioni anziché lasciare scorrere l’acqua su un tessuto tutt’altro che impermeabile alle infiltrazioni.

Sono strade da percorrere con immediatezza perché inchieste meritorie come queste non finiscano per uccidere la speranza dei cittadini, di chi cerca di produrre onestamente valore aggiunto, anche civile, in una terra che appare inesorabilmente segnata e di chi, con un residuo scampolo di fiducia, si propone ancora di occuparsi con onestà della cosa pubblica.

Bianca Rende

Consigliera comunale del gruppo PD

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