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Entry level

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– l’editoriale di Piero Bria –
Cinque anni di gestione Guarascio. Quale crescita e che valore ha la società del patron di Ecologia Oggi dopo un quinquennio? Proviamo a tirare le somme (indicative). 

Ad oggi il Cosenza che valore avrebbe? Perché questa domanda? Perché dopo anni di gestione Guarascio vogliamo capire cosa è stato fatto e cosa è stato costruito intorno al Cosenza calcio.

Al suo arrivo il presidente, insieme ad altri indomiti soci, trovò le “macerie” (fu proprio Guarascio a sottolinearlo). Nulla di nulla se non una società da rifondare e ricollocare nel calcio professionistico passando dai dilettanti.

Era il 28 luglio 2011 quando il sindaco Occhiuto mise insieme una decina di imprenditori. La figura di presidente fu affidata ad Eugenio Guarascio, mentre il Consiglio d’amministrazione prevedeva due figure: Domenico Quaglio ed Ettore Caroselli. Dietro le quinte gli altri soci: Patrizio Marchese, Massimo Palermo, Carmine Federico, Mario Silletta, Pietro Ventura e Vincenzo Perri.

Il tempo di un respiro e Guarascio riuscì a lasciarsi alle spalle tutti, compreso il fidato Quaglio (anche se è servito qualche anno in più).

Sono passati cinque anni dall’insediamento del presidente. E a distanza di cinque anni non vogliamo fare i conti in tasca a nessuno ma verificare quanto è stato fatto e che valore ha oggi il Cosenza.

STRUTTURE. Dal 2011 ad oggi il Cosenza ha girovagato per le strutture dell’hinterland. Dal Real Cosenza al Marca passando per la Popilbianco fino ad arrivare al Pietro Mancini. E il Del Morgine (Sanvitino)? Ad oggi la società attende che il Comune di Cosenza ristrutturi l’impianto dietro la Curva Nord con un manto in erba sintetica. A livello di impianti il Cosenza non ha nulla di sua proprietà. Valore equivalente a zero.

SETTORE GIOVANILE. A distanza di qualche anno Guarascio ha capito che doveva, per forza di cose, creare una “parvenza” di settore giovanile. Ad oggi si contano tre formazioni giovanili come riporta il sito ufficiale ilCosenza: Under 15 (20 giocatori), Under 17 (25) e Berretti (16). Circa una settantina di ragazzi al servizio di tre tecnici (Tortelli, Angotti e il sostituto di Occhiuzzi che, da qualche settimana, è diventato vice di De Angelis).

Il valore dei giovani in organico è da quantificare e al momento non ipotizzabile. Quello che possiamo dire è che, in prima squadra, figurano giovani atleti provenienti proprio dalla Berretti di Tortelli.

ROSA. Ad oggi a disposizione del tecnico De Angelis ci sono 28 giocatori. Di questi sono 16 i calciatori che hanno un valore stimabile in 2,7 milioni di euro  (stando alle quotazione di Transfermarkt: solo per fare un esempio il valore di Perina dopo il rinnovo è di 300.000 euro quanto recita la sua clausola), ma se non consideriamo quelli in scadenza di contratto (giugno 2017) il valore diminuisce a 1,6 milioni euro. E’ ovvio che il dato è indicativo visto che il sito Transfermarkt non è attendibile, soprattutto sulle quotazioni della Lega Pro.

Valore della rosa in un range tra 500.000 euro e 1,5 milioni di euro.  Puramente indicativo.

TIFOSO E BOTTEGHINO. Con circa duemila presenze a partita la cassa piange. Ciò che il Cosenza incassa dal botteghino è qualcosa di superfluo utile a pagare qualche extra. Nell’ultimo incontro casalingo contro il Matera l’incasso è stato di poco superiore ai 13.000 euro. Ipotizziamo un incasso su per giù simile per le undici partite sin qui giocate ed il dato è di 143.000 euro di incassi. A fine stagione (con 19 gare casalinghe giocate) il Cosenza potrebbe incassare circa 250.000 euro (cifra indicativa). Numeri non paragonabili ad altre realtà come Lecce e Foggia che, a fine anno, portano a casa almeno il quintuplo e il triplo degli incassi del Cosenza (il Lecce più di un milione di euro con circa diecimila spettatori a gara, il Foggia 750.000 euro con una media di settemila a partita – media indicativa).

SPONSOR E MERCHANDISING. Qui da cinque anni a questa parte il dato è in netta ascesa. In questa stagione il Cosenza ha avvicinato sponsor virtuosi. Ultimo in ordine di tempo Chiappetta. A fine anno non sappiamo quanto siano gli introiti ma la speranza è che, specialmente in questa stagione, si riesca ad arrivare al milione di euro. Per quanto concerne il merchandising non crediamo che il Cosenza riesca a portare a casa qualcosa di significativo. Anche perché i prezzi sono tutt’altro che competitivi. Una maglia ufficiale con numerazione costa 85 euro…qualche euro in meno rispetto a quella della Juventus campione d’Italia giusto per fare un esempio. Viene da chiedere: un giovane tifoso del Cosenza e della Juve (inutile fare finta di non sapere che i giovani hanno spesso una predilezione per le squadre di serie A) quale maglia acquisterebbe? E i giovani sono quelli che più spendono per acquistare i gadget della propria squadra.

Non sarebbe il caso di provare a rendere i prezzi più accessibili visto il bacino d’utenza nettamente inferiore ad altre realtà? Ma sono scelte e, vuoi o non vuoi, vengono dettate dal mercato. Certo è che alla voce merchandising il Cosenza non può ritenersi soddisfatto.

CONCLUSIONI. Non abbiamo preso in esame altre entrate che arriveranno dalla Lega per l’utilizzo di giovani o altre entrate che una società di calcio può avere in una gestione annuale. Così come per le spese che la società affronta durante la stagione sportiva (giocatori, allenatore, staff, impianti e via discorrendo). C’è però una certezza: il valore del Cosenza ad oggi si riferisce solo ed esclusivamente al parco giocatori. E guardando la categoria di appartenenza, la posizione in classifica e i contratti dei calciatori è difficile ipotizzare che si possa andare oltre una valutazione di un milione di euro. Euro più, euro meno.

Ma sono puramente dati indicativi. Anche se, dopo cinque anni di gestione Guarascio, ci saremmo aspettati una progettualità diversa. Le ambizioni di una società, al giorno d’oggi, non si possono solo misurare in base alla posizione di classifica. Alla base c’è bisogno di un programma che preveda impianti, una struttura giovanile che racchiuda tutte le categorie (dai primi calci fino alla Berretti). Ma forse chiediamo troppo e difficilmente in futuro riusciremo ad avere un Cosenza capace di strutturarsi come un club europeo (ma questa è la direzione per sopravvivere nel calcio moderno). Ci dovremo accontentare di esistere per evitare di diventare una società satellite di qualche club di serie A.

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