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Cosenza celebra il giorno della memoria

Cosenza celebra il giorno della memoria

Questa mattina alla Sala della Musica un incontro pubblico in presenza di autorità, cittadini, studenti e professori per inaugurare le tre giornate fitte di eventi organizzate dall’Amministrazione comunale in collaborazione con il Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” e il Liceo musicale “Lucrezia della Valle”.

Si è aperta ieri mattina alla Casa della Musica, davanti ad una platea composta da autorità, cittadini, docenti e studenti, la tre giorni di eventi culturali che l’Amministrazione comunale di Cosenza, in collaborazione con il Conservatorio di musica “Stanislao Giacomantonio” e il Liceo Musicale “Lucrezia della Valle”, ha deciso di dedicare alla commemorazione della Shoah.

Fra le autorità presenti, il Vice Sindaco Jole Santelli – che ha portato i saluti del Sindaco, fuori città per motivi istituzionali – la delegata del Sindaco alla cultura Eva Catizone – che ha coordinato il programma delle iniziative – il Prefetto Gianfranco Tomao, l’Assessore alla Scuola e creazione della coscienza civica Matilde Lanzino Spadafora.

Le celebrazioni di quella che è considerata una delle pagine più tragiche della storia traggono il loro significato e la loro forza – secondo quanto espresso nei giorni scorsi dal Sindaco Mario Occhiuto – dalla necessità di difendere la memoria dall’ “oblio dei tempi moderni”, dovere primario di ogni amministratore pubblico. Il primo cittadino ha poi auspicato un’ampia partecipazione di ragazzi che grazie ai dibattiti con Marta Petrusewicz e Rudi Assuntino, alle proiezioni cinematografiche e agli incontri musicali previsti avranno modo di apprendere in maniera più profonda e consapevole la crudeltà delle persecuzioni perpetrate nei confronti del popolo ebraico, armeno e dell’etnia degli zingari. E’ inoltre previsto uno speciale itinerario dei cinque sensi di marcia che condurrà chi vorrà partecipare dentro quello che fu il ghetto nel centro storico di Cosenza. «Un viaggio nei ricordi tragici che non vanno rimossi e da cui – conclude Occhiuto – ognuno di noi non torna mai lo stesso». (Maddalena Perfetti)

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