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Cinque casi di usura contestati, assolto Francesco Noblea

Cinque casi di usura contestati, assolto Francesco Noblea

Il Tribunale di Cosenza in composizione collegiale (presidente Di Dedda, a latere Pingitore e Gallo) ha assolto, perché il fatto non sussiste, Francesco Noblea, difeso dall’avvocato Cristian Cristiano, dall’accusa di usura che era stata contestata dall’Ufficio di Procura in relazione ad una serie di prestiti ripetutamente concessi dall’imputato a fronte della promessa ed in alcuni casi della dazione di un interesse pari al 10% al giorno per somme pari ad 100 euro che venivano di volta in volta corrisposte.

All’imputato si contestava, in particolare, di aver prestato in almeno cinque occasioni la suindicata somma, richiedendo sempre il medesimo interesse usuraio, alla stessa persona bisognosa di denaro in ragione delle continue perdite ai videopoker.

Nel corso dell’istruttoria era emerso, altresì, come l’imputato, a fronte della dazione del denaro, pretendesse a titolo di garanzia l’auto o altri oggetti personali del presunto usurato che erano stati successivamente restituiti al momento della riconsegna della somma di denaro.

Il Tribunale, nonostante la richiesta di condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione avanzata dall’Ufficio di Procura, ha pronunciato sentenza assolutoria in favore dell’imputato che, rispondendo alle domande del proprio legale, nel corso dell’udienza di ieri, si è difeso affermando come mai avesse richiesto alcunchè alla presunta persona offesa e che, di contro, fosse stata proprio quest’ultima, di fronte alle persistenti titubanze di Noblea nel concedergli il prestito richiesto, ad offrire una regalia che aveva quantificato quando nella possibilità di utilizzare l’autovettura quando nella somma suindicata.

Nel corso della discussione finale, in particolare, la difesa ha evidenziato come le affermazioni dell’imputato avevano trovato parziale riscontro anche nella deposizione acquisita agli atti del padre della persona offesa che, presente in almeno due circostanze al momento della restituzione dei soldi, non aveva mai riferito né di confessioni del figlio in merito ai presunti interessi usurari pattuiti né di aver assistito alla dazione di somme di denaro maggiori rispetto a quelle prestate e delle quali era stato posto a conoscenza essendo colui che, a sua volta, aveva successivamente rifuso il debito maturato. (a. a.)

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