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Maximiliano Granata davanti al Tdl. I legali: «Intercettazioni inutilizzabili e la strada non è privata»

Maximiliano Granata davanti al Tdl. I legali: «Intercettazioni inutilizzabili e la strada non è privata»

Maximiliano Granata si difende davanti al Tdl di Catanzaro. Stamane infatti i suoi legali di fiducia, gli avvocati Gianluca Garritano e Angelo Pugliese, hanno sostenuto l’assoluta insussistenza della misura interdittiva della durata di 12 mesi applicata dal gip di Cosenza Giuseppe Greco nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla procura di Cosenza per i reati di corruzione elettorale e abuso d’ufficio contestati al presidente di “Valle Crati”. 

LE ACCUSE. Il procuratore aggiunto Marisa Manzini sostiene che Granata avrebbe procurato «a Francesco Gallo un ingiusto vantaggio patrimoniale costituito nel disporre -, a spese della pubblica amministrazione, che subiva un danno» lo spazzamento di luoghi privati riconducibili allo stesso Gallo. Tutto ciò sarebbe stato fatto in cambio di voti nelle ultime elezioni comunali di Cosenza in quanto a sostegno di Mario Occhiuto era candidato il fratello dell’indagato, Vincenzo Granata, poi eletto in consiglio comunale.

LINEA DIFENSIVA. Gli avvocati ritengono che le intercettazioni siano inutilizzabili poiché disposte per un altro procedimento penale, come risulta dal decreto autorizzato presente agli atti del fascicolo.

Infatti il 18 novembre del 2015 l’allora gip di Cosenza Sergio Caliò autorizzava la Guardia di Finanza di Cosenza ad intercettare l’utenza telefonica di Granata, relativamente al reato di turbativa d’asta.

I penalisti Garritano e Pugliese hanno sottolineato che le intercettazioni sono state utilizzate illegittimamente in quanto «l’art. 270 c. p. p., infatti, prevede espressamente che i risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi, salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza», mentre nel caso di specie il reato contestato è quello di abuso d’ufficio.

Altra questione sollevata in merito all’inutilizzabilità delle intercettazioni è quella inerente l’impossibilità a verificare la legittimità del decreto autorizzato in quanto gli atti sono stati omissati né sono presenti i vari decreti di proroga delle intercettazioni. 

Quanto alla carica assunta da Granata, i difensori hanno scritto che «la Corte di Cassazione ha più volte chiarito che la qualifica di incaricato di un pubblico servizio deve riconoscersi ai dirigenti e rappresentanti delle aziende e dei consorzi costituiti in azienda che eroghino servizi sociali pubblici» e in questo caso «il consorzio Valle Crati non eroga servizi sociali pubblici». E ancora: «Vi è da aggiungere, inoltre, che il Consorzio Valle Crati, a seguito dell’entrata in vigore del D.lgs. 50/2016, non è più stazione appaltante dei lavori e, di conseguenza, anche a seguito di tale novità legislativa, entrata in vigore nell’aprile del 2016, il Granata non può in alcun modo ricoprire la qualifica di incaricato di un pubblico servizio. Per ultimo, lo stesso Consorzio Valle Crati non svolge alcuna attività imprenditoriale nel settore dello smaltimento dei rifiuti, in quanto non è azienda speciale consortile, né tantomeno risulta essere iscritta nel registro delle imprese della Camera di Commercio di Cosenza. Per tali motivi, di conseguenza, è errata anche la qualifica di incaricato di pubblico servizio attribuita al Granata». 

Per i legali Garritano e Pugliese, inoltre, è insussistente l’ipotesi di reato dell’abuso d’ufficio, poiché Granata «mai richiede l’intervento delle spazzatrici in un luogo o strada privata», ma nella conversazione intercettata del 10 maggio 2016, l’indagato avrebbe espressamente detto all’interlocutore: «”dove sono mo? …cioè per avere una spazzatrice a Colle Mussano, di fronte l’Eden Park, come si può fare?”». E quindi «Granata fa riferimento a Bruno, dipendente della ditta “Ecologia Oggi”, alla località Mussano e di fronte l’Eden Park, nessun riferimento invece alla strada privata di Gallo, ma solo ed esclusivamente ad una zona pubblica».

Un altro punto su cui battono i difensori di Maximiliano Granata è quello relativo all’interrogatorio di un altro dipendente di “Ecologia Oggi”, il quale il 5 luglio 2016, «inizialmente dichiara di non ricordare alcuna telefonata ricevuta da Bruno e non fa alcun riferimento a telefonate ricevute da Granata; ad un certo punto dell’interrogatorio, irritualmente, l’ufficio di Procura dà lettura ad Abenante della telefonata tra Granata ed Bruno e solo dopo detta lettura dell’intercettazione, nella quale Granata dice di voler picchiare Abenante, Abenante riferisce di avere ricevuto la telefonata da Granata». Secondo i difensori del presidente interdetto del Consorzio Valle Crati, l’accusa avrebbe condizionato il testimone, suggerendogli le risposte. Inoltre, i penalisti hanno rimarcato che «agli atti del procedimento manca l’intercettazione della telefonata tra Granata e Abenante». E a tal proposito, sono state menzionate le dichiarazioni di altri dipendenti che hanno dichiarato di «non avere mai parlato per tale vicenda con Granata».

Infine, l’ultima questione. La strada oggetto dell’inchiesta non è privata, ma pubblica e si riferisce al tratto compreso dal Cimitero fino al cancello d’ingresso dell’Eden Park, 500 metri in tutto. Ma gli avvocati vanno a fondo, specificando che «l’eventuale tratto di strada privata, oggetto dell’intervento della spazzatrice, è di circa trenta metri, per come dichiarato dagli operatori e per come si evince dai sopralluoghi e dalla documentazione fotografica. Si tratterebbe, pertanto, di un eventuale vantaggio patrimoniale, per Gallo Francesco, di circa 50 euro».

Sono questi dunque i motivi che hanno portato i due avvocati di Maximiliano Granata a chiedere l’annullamento della misura interdittiva. Il Tdl si è riservato. (Antonio Alizzi)

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