Giudiziaria

“ALL WALKING” | Non timbrava il cartellino in uscita per andare a raccogliere fichi d’india

La mole di lavoro dei carabinieri della Compagnia di Rogliano ha permesso di far venire alla luce un quadro investigativo molto inquietante.

Non è il caso di fare la morale a chicchessia, ma non si può chiudere un occhio rispetto a fatti che – qualcosa venissero accertati nei tre gradi di giudizio – rappresentano un modo di agire da parte dei dipendenti pubblici che sicuramente non migliora l’offerta sanitaria cosentina.

Certo non è colpa dei 48 indagati dell’inchiesta “All Walking” se la Sanità calabrese è allo sfascio e se i pazienti sono costretti ad andare fuori per visite urgenti, ma lavorare in maniera corretta e trasparente è un dovere. Un dovere verso lo Stato, un dovere verso la comunità e un dovere verso se stessi. I “furbetti del cartellino”, in questo caso, sono stati denunciati dai cittadini di Rogliano.

Da qui nasce l’inchiesta del pm Giuseppe Cava che ha analizzato e valutato i comportanti di 58 dipendenti pubblici, monitorati per nove mesi: da gennaio 2015 a settembre 2015. Solo dieci hanno tenuto un comportamento lineare e lecito, gli altri invece avrebbero scelto di assentarsi dal posto di lavoro per svolgere attività professionale nel proprio studio privato, accompagnare o prendere i figli a scuola, fare la spesa al supermercato e tanto altro.

Tra i centinaia capi d’accusa incuriosisce la presunta condotta illecita di Concetta Floccari che il 16 aprile del 2015, inconsapevole di essere seguita dai carabinieri, alle ore 10.50 si ferma sulla Strada Provinciale 241 di Carpanzano per raccogliere palette di fichi d’india. Trenta minuti dopo i militari dell’Arma la filmano nei pressi del cimitero di Scigliano e solo alle ore 11.50 l’indagata riparte per Rogliano. Ma non è finita qui: alle ore 14 la signora si allontana di nuovo dagli uffici dell’Asp di Cosenza a Rogliano, senza timbrare il tesserino in uscita, e rientra alle ore 14.51 per timbrare in uscita.

Di questi casi ce ne sono altri 724, tutti ovviamente da dimostrare davanti a un giudice. Tuttavia, dando una lettura agli atti dell’inchiesta vien difficile pensare che i carabinieri possano aver preso fischi per fiaschi. Toccherà alla pubblica accusa portare in aula le prove della colpevolezza degli indagati. Il tribunale di Cosenza, in tal senso, sta già affrontando un processo con reati simili: l’inchiesta è “Camice Bianco”. (Antonio Alizzi)

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Redazione Cosenza Channel

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