Giudiziaria

BUFERA PRECARI ASP | Ecco perché il Riesame ha scarcerato il sindacalista Franco Mazza

Scarcerato il 5 gennaio scorso, Franco Mazza attende a piede libero le successive fasi processuali. Il sindacalista di Cetraro era finito agli arresti domiciliari su disposizione del gip di Cosenza Giuseppe Greco, il quale aveva accolto la richiesta di misura cautelare avanzata dalla procura di Cosenza nell’ambito dell’inchiesta sui presunti falsi precari dell’Asp di Cosenza.

Nei giorni scorsi il Riesame di Catanzaro ha depositato le motivazioni che hanno sostanzialmente ribaltato il giudizio espresso dal gip di Cosenza, soprattutto in tema di reiterazione del reato.

La procura di Cosenza ritiene che Mazza abbia organizzato, in maniera illecita, l’inserimento di 38 precari nella graduatoria regionale, permettendo loro di far parte delle unità territoriali dell’Asp di Cosenza. Il tutto con la presunta complicità di Capicotto, funzionario regionale al quale non è stata applicata nessuna misura interdittiva a differenza di Gianfranco Scarpelli, Antonio Perri e Vincenzo Caserta. 

Lo stesso Riesame ha giudicato contrastanti le dichiarazioni rese da Capicotto che tuttavia meritano un diverso approfondimento visto che tra due giorni il Tdl di Catanzaro affronterà di nuovo la questione avendo davanti l’ex direttore generale dell’Asp di Cosenza, il direttore del Distretto sanitario “Cosenza-Savuto” e il dirigente regionale del dipartimento Lavoro. 

Il presidente Giuseppe Valea (giudice estensore Fabio Rabagliati) ha evidenziato che Mazza non aveva alcun potere decisionale nella gestione delle graduatorie ma che si limitava a svolgere le sue funzioni di sindacalista, come avevano già sostenuto gli avvocati Enzo Belvedere e Riccardo Rosa. Mazza, quindi, non si è prodigato per portare fuori termine un elenco di precari, perché quella lista era già a disposizione della Regione Calabria. Dunque il sindacalista si sarebbe limitato a consegnare una copia dell’elenco.

In particolare, il Riesame ha scritto che «in punto di esigenze cautelari, non ritiene il Collegio esistente quella, individuata dal gip precedente, del pericolo di reiterazione, in quanto, nel caso di specie, la presentazione di istanze non assistite dai presupposti di legge, e la conseguente loro valorizzazione attraverso l’elenco dei dipendenti ed il protocollo falso, ha potuto ottenere il trattamento di sostegno al reddito solo in base ad una serie di circostanze esterne ed estranee all’indagato, in quanto dipendenti da scelte politiche ed atti di alta amministrazione sui quali egli, esterno com’è all’amministrazione regionale, non può certo incidere, nonché difficilmente ripetibili, quali tre leggi regionali, e cioè quella dispositiva, quella attuativa e quella di interpretazione autentica, ed una convenzione tra Regione Calabria ed Asl di Cosenza». Ed ancora: «Difetta, in particolare, il requisito della concretezza del pericolo di reiterazione, richiesto invece dall’art. 274 lett. c.) c. p. p., proprio perché il ripetersi delle condotte dell’extraneus sopra esaminate è reso poco probabile dal difficile riproporsi delle circostanze sopra citate, a causa del pluralismo degli interessi via via rappresentati dalle maggioranze che si susseguono alla guida di Enti a direzione politica quali la Regione, ovvero di entità caratterizzate da forte autonomia di gestione quali l’Asl».

Infine, «tutto ciò converge verso una considerazione dei fatti che esclude senz’altro, ad avviso del Collegio, le esigenze cautelari del pericolo di reiterazione». (Antonio Alizzi)

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Redazione Cosenza Channel

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