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Rapina in gioielleria, i fratelli De Grandis volevano andare in Olanda

Rapina in gioielleria, i fratelli De Grandis volevano andare in Olanda

Senibaldo Vincenzo De Grandis e Francesco De Grandis dopo aver commesso una serie di azioni criminali, dalla rapina al furto, avevano pensato di lasciare l’Italia per recarsi in Olanda. Non è dato sapere se fosse un modo per rendersi irreperibili vista la pressione dei carabinieri che, dal momento in cui il gip di Cosenza Salvatore Carpino non aveva convalidato il decreto di fermo per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza, hanno lavorato incessantemente, avvalendosi tra le altre cose di metodi investigativi scientifici, per risolvere il caso. 

Il procuratore capo Mario Spagnuolo e il procuratore aggiunto Marisa Manzini

Una rapina, quella consumatasi nel mese di gennaio, avvenuta in pieno giorno quando il centro di Cosenza è affollato di persone che abitudinariamente percorrono corso Mazzini.

I fratelli De Grandis, però, hanno inteso agire nell’ora di punta, aggredendo la store manager della gioielleria – come si vede nel video – che ha tentato in tutti i modi di chiedere aiuto. I due hanno portato il bottino a casa ma hanno lasciato delle tracce genetiche risultate decisive per comporre il quadro indiziario che, come ha ricordato il sostituto procuratore Antonio Bruno Tridico, è «granitico sotto ogni punto di vista».

Sin dal primo giorno gli elementi acquisiti facevano pendere la bilancia nella direzione giusta, ovvero che i due rapinatori potessero essere identificati nei fratelli residenti a Castrolibero che, come hanno evidenziato gli inquirenti e il colonnello dei carabinieri Fabio Ottaviani, sarebbero entrati in azione sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. «La droga e il disagio sociale sono i motivi predominanti del loro modo di innescare questi reati che noi intendiamo reprimere nonostante l’Ufficio di Procura abbia l’organico dimezzato del 50%» ha dichiarato il procuratore capo Mario Spagnuolo. 

Il pm Antonio Bruno Tridico

I fratelli De Grandis sono già noti alle cronache cittadine, ma in particolare uno dei due è stato indicato dal collaboratore di giustizia Marco Massaro come componente di una banda criminale formatasi a Castrolibero dedita a commettere rapine, furti e altri reati. Banda criminale che, a dire del pentito, sarebbe stato un sottogruppo del presunto clan “Rango-zingari”. 

Tornando al viaggio oltralpe, i De Grandis avrebbero voluto trasferirsi in uno dei Paesi Bassi dove ad attenderli ci sarebbe stato un loro parente che gli avrebbe potuto trovare un lavoro. Ma la partenza, in realtà, non si sarebbe concretizzata poiché le risorse finanziarie non sarebbero state tali da poter affrontare una spesa simile. La ricerca di proventi illeciti, dunque, conferma la “crescita” di due ragazzi che «intercettati in macchina davano lezioni di criminalità» ha aggiunto il pm Antonio Bruno Tridico. Singolare il caso del furto a un distributore di profilattici di Settimo di Montalto Uffugo posto all’esterno di una farmacia. La macchinetta in questione conteneva pochi spiccioli.

Tuttavia, l’elemento che collega la prima fase dell’indagine alle ultime risultanze investigative è l’analisi del Dna. Profili genetici, quelli rinvenuti all’interno della gioielleria di corso Mazzini, ritenuti compatibili con uno dei fratelli De Grandis che in questo procedimento penale sono difesi di fiducia dagli avvocati Laura Facciolla e Antonio Gerace.

PAROLA AL GIP. Il giudice Giusy Ferrucci ha firmato l’ordinanza cautelare, riconoscendo i gravi indizi di colpevolezza per tutti i capi d’accusa ascritti ai due fratelli. «La pericolosità dei fratelli De Grandis si desume dalla pervicacia con la quale gli stessi si impegnavano nella perpetrazione di reati contro il patrimonio, necessari per reperire risorse da destinare anche all’acquisto di stupefacenti di cui sono assuntori» ha scritto il gip motivando la custodia in carcere per Senibaldo Vincenzo e Francesco.

IL CONTESTO CRIMINALE. Le frequenti rapine e furti sono commesse sempre da soggetti che agiscono in modo individuale oppure dietro a questi delitti vi è un contesto criminale organizzato? L’analisi investigativa ovviamente non può inglobare anche quelle rapine che non hanno un rapporto “costo-benefici” elevato, vedi quelle per un massimo di 50, 100 o 200 euro, perché in questo caso è abbastanza evidente che l’interesse è quello di tirare a campare.

Il colonnello Fabio Ottaviani, comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza

Ma l’area urbana di Cosenza nell’ultimo periodo ha fatto registrare anche altre rapine, come quelle agli istituti di credito o com’è successo nei giorni scorsi quella avvenuta nei pressi di un bancomat di Taverna di Montalto Uffugo dove il malvivente è riuscito a portare a casa circa 25mila euro. Toccherà ai magistrati e alle forze dell’ordine verificare la presenza di una “mente criminale” in un contesto delinquenziale diverso rispetto a qualche anno fa. (Antonio Alizzi)

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