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Analisi tattica: Cosenza con il vestito vecchio

Analisi tattica: Cosenza con il vestito vecchio

di Gianluca Gagliardi*
La vittoria contro l’Andria è figlia di un atteggiamento meno sbarazzino che ha permesso di esaltare Statella. Fondamentale il rientro di Caccetta a centrocampo.

Il Cosenza si presente ai suoi tifosi con il vestito migliore (4-3-3) e con la vecchia, ma vincente, arma migliore: la concretezza!

Nella mia ultima analisi casalinga auspicavo il recupero del miglior Caccetta in quanto ritenevo, e ritengo, quest’ultimo un giocatore fondamentale per il centrocampo e per la squadra in generale. Non penso sia solo un caso, quindi, che il ritorno alla vittoria sia coinciso con il ritorno contemporaneo al 4-3-3, all’impiego del capitano e a quella concretezza di roselliana memoria.

L’Andria conferma da subito quanto di buono si dica di lei: squadra sicuramente tra le più organizzate del torneo, dotata di una buona fisicità e di qualche individualità tecnicamente importante per la categoria (Mancino su tutti).

Favarin, allenatore ospite, schiera un 5-3-2 oramai eseguito a memoria dai suoi uomini. In più conferma nelle vesti di interno di centrocampo quel Nicola Mancino che ha passato una vita (calcistica) da esterno sinistro d’attacco e/o classica mezza punta. Proprio la sua qualità e la sua vivacità hanno fin da subito creato qualche problema ai Lupi. I pugliesi in fase di possesso alzavano tantissimo gli esterni e le due mezzali, Onescu e appunto Mancino, brave a posizionarsi dietro i loro rispettivi avversari (Caccetta da una parte e Mungo dall’altra) e ad approfittarsi altresì del buon lavoro svolto dalle punte dedite ad allungare la retroguardia rossoblù.

L’importanza della posta in palio ha sicuramente influito sulla qualità della prestazione dei padroni di casa, apparsi inizialmente tesi e sempre indecisi sul da farsi. Un difensore sa che deve attaccare una palla alta e non farla rimbalzare. Allo stesso modo, un difensore laterale sa che deve difendere la porta in funzione della palla e non preoccuparsi dell’avversario che sta sull’esterno. Da queste due indecisioni (Tedeschi prima e Corsi poi) sono arrivati i primi pericoli per la porta di Perina. I Lupi, un po’ costretti e un po’ per scelta, hanno lasciato il pallino del gioco a gli avversari attenti nel costruire la manovra da dietro con il supporto del solo centrocampista Vasco. La manovra palla a terra dei pugliesi era sempre finalizzata alla ricerca tra le linee di una delle due mezzali (come già evidenziato) o di una punta che veniva incontro e scaricava per l’interno di turno.

Questo continuo movimento degli avanti pugliesi, con i due esterni molto alti che attiravano l’attenzione dei nostri terzini, ha creato qualche presupposto a favore degli ospiti.

I rossoblù dal canto loro hanno trovato difficoltà nella manovra e nella ricerca degli spazi, ma più che per demerito proprio per merito degli avversari. La Fidelis Andria è stata brava ad ingabbiare Calamai con una delle due punte e ad occupare bene ogni zona del campo grazie alla fisicità dei tre difensori centrali in primis, ma anche delle mezzali e degli attaccanti molto disposti al lavoro sporco.

Ancora una volta il calcio dimostra quando sia inutile piangersi addosso perché alla lunga tutto ritorna. Così da una disattenzione della difesa ospite nasce il vantaggio del Cosenza, che non fa in tempo ad esultare che trova addirittura il raddoppio dopo pochi minuti. Doppio vantaggio che sicuramente deprime l’Andria ed esalta il Cosenza meno brillante della gestione De Angelis.

Il secondo tempo ha visto perennemente la squadra ospite nella metà campo dei padroni di casa che dopo il cambio di Letizia per Pinna decidono di giocare di ripartenza (altro concetto tanto caro all’ex mister!). Così facendo si esaltano le doti di quello che è stato tante volte l’uomo decisivo e che in questi due mesi sembrava avesse perso lo smalto dei tempi migliori: Statella.

Favarin risponde con Berardino (altro esterno d’attacco adattato ad interno di centrocampo) per Vasco, con Mancino dirottato addirittura da play davanti alla difesa.

Chiaro l’intento del tecnico ospite che sbilancia la squadra proiettandola tutta alla ricerca di quella rete in grado di riaprire la partita.

Il Cosenza dal canto suo è sembrato andare in difficoltà a livello di ossigeno e si è rintanato nella propria trequarti a difesa del 2-0.

Anche la ritrovata mentalità volta al sacrificio di tutti, quanto l’umiltà di non cercare il tocco di fino, lo stop o il passaggio vicino, ma piuttosto il calcione in tribuna alla viva il parroco, ci ha fatto rivedere qualcosa del passato.

L’Andria, mai doma e rassegnata, ha tentato in tutti i modi la via della rete andandoci vicina più volte: solo un grande Perina ha negato la gioia personale a Cianci e compagni.

Di contro, questo sbilanciamento degli avversari ci ha fatto rivedere uno Statella in grado di esaltarsi quando ha campo e capace da solo di trasformare una transizione in un’occasione da gol. Peccato che Mendicino non abbia gradito l’assist e chiuso definitivamente la partita.
Il 4-3-3, Caccetta, la concretezza, Statella, le ripartenze, Perina, la fortuna: tutte queste cose hanno un unico denominatore. Vincere è l’unica cosa che conta!
* Gianluca Gagliardi, allenatore ex Cosenza e Triestina

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