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“MAGNETE” | La Cassazione conferma le condanne per associazione mafiosa ed estorsione

“MAGNETE” | La Cassazione conferma le condanne per associazione mafiosa ed estorsione

L’operazione “Magnete”, a distanza di quattro anni dal blitz compiuto dalla Squadra Mobile di Cosenza, arriva al giudizio della Corte di Cassazione che questa sera ha emesso la sentenza definitiva nei confronti degli imputati che avevano scelto di farsi giudicare col rito abbreviato.

L’inchiesta, coordinata dal pm antimafia Pierpaolo Bruni, aveva fatto luce su una serie di estorsioni commesse da alcuni affiliati al clan “Perna-Cicero”.

Un’indagine, quella condotta dagli uomini della Questura di Cosenza, che ha permesso di venire a capo di un’associazione mafiosa che richiedeva il “pizzo” ai commercianti cosentini, vessati da anni.

Grazie alle attività investigative poste in essere dagli agenti coordinati dal vice questore Giuseppe Zanfini, gli inquirenti antimafia erano riusciti ad individuare i presunti estorsori grazie alle intercettazioni ambientali e telefoniche e soprattutto attraverso le telecamere nascoste che ripresero le consegne di denaro.

La Corte d’Appello di Catanzaro il 5 novembre del 2015 confermò la sentenza di primo grado. Le condanne riguardavano il collaboratore di giustizia Luigi Paternuosto (2 anni e 2 mesi), Mario Musacco (6 anni, 5 mesi e 10 giorni), Sergio Raimondo (6 anni, 8 mesi e 20 giorni), Armando Giannone (4 anni, 3 mesi e 10 giorni), Santo Cozza (7 anni, 4 mesi e 20 giorni) e infine Giuseppe Gabriele (3 anni). Erano già definitive le assoluzioni per “non aver commesso il fatto” di Alfonsino Falbo, Marco Perna, Giulio Castiglia e Caterina Palermo.

Questa sera la Suprema Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di secondo grado. Si chiude così un capitolo della storia criminale cosentina che dimostra la capacità delle cosche di mantenere inalterate le attività illecite nonostante gli arresti e i pentimenti.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Ernesto D’Ippolito, Nicola Rendace, Antonio Ingrosso, Fiorella Bozzarello, Filippo Cinnante e Luigi Bonofiglio. (Antonio Alizzi)

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