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Dipendenti del centro di riabilitazione “Biolife”: «La Regione Calabria riconosca al 100% le nostre prestazioni»

Dipendenti del centro di riabilitazione “Biolife”: «La Regione Calabria riconosca al 100% le nostre prestazioni»

Pubblichiamo la nota a firma dei dipendenti del centro di Cosenza “Biolife” che protestano contro la Regione Calabria che a loro dire non riconosce il 100% delle prestazioni erogate.

Se è vero che “le cose vengono danneggiate in proporzione al loro valore” chissà cosa dovrebbe aspettarsi ancora il “Biolife”, noto Centro di Riabilitazione di Cosenza, che ha dimostrato dal 2008 di essere un’eccellenza in termini di qualità delle prestazioni erogate, tipologia di struttura, personale e servizi. I pazienti, infatti, destinatari e, soprattutto, veri protagonisti di quanto accade nel Centro, continuano a preferirlo perché pretendono il meglio per la propria salute: una verità, amara per chi tenta in ogni modo di infangarlo con articoli e azioni diffamatorie, motivo per cui oggi si sente la necessità di fare chiarezza.

La regione Calabria, nonostante l’impegno e la qualità dimostrata dal Centro di Riabilitazione “Biolife”, continua a non riconoscere il 100% delle prestazioni erogate e persevera nel voler ignorare le plurime richieste di accreditamento di nuovi posti, seguitando, per altro, in politiche di austerity ai danni delle classi lavoratrici. Il “Biolife” ha da tempo dimostrato sul campo di avere tutte le competenze necessarie per ottenere tali riconoscimenti e per conseguire obiettivi ancora più ambiziosi; ha, infatti, sempre garantito ai pazienti la giusta riabilitazione, spronando i propri dipendenti a prendersi cura di loro nel migliore dei modi. In tal senso si deve riconoscere l’impegno profuso dal “Biolife” nello svolgimento dei numerosi corsi ECM all’interno della struttura.

Tali corsi, rivolti e riservati al personale del centro, vengono programmati regolarmente e mirano ad approfondire tutti gli aspetti delle patologie trattate nella struttura. I tentativi di discredito mossi nell’ultimo periodo nei confronti del “Biolife” non possono, quindi, scalfire il buon nome del centro, guadagnato negli anni con costante sacrificio, impegno, formazione ed aggiornamento: un buon nome che non viene da propria pubblicità, ma dai risultati che ogni paziente vede quotidianamente. E questa è la verità più importante.

Un’altra indiscutibile verità, inoltre, è che, nonostante gli stanziamenti non sufficienti erogati dalla struttura commissariale ASP e le non concessioni dei suddetti adeguamenti, l’azienda non ha mai smesso di essere operativa, continuando ad investire nelle innovazioni e rispettando l’impegno preso con i dipendenti che hanno sempre percepito il loro stipendio senza mai posticipi. L’amministrazione ha dimostrato e continua a dimostrare, quindi, un’ottima gestione e soprattutto un’instancabile voglia di credere in un progetto di crescita, che, nel mondo dell’economia, chiamerebbero appunto “rischio d’impresa”. Purtroppo quante aziende private, nell’ambito sanitario e non, possono vantarsi di questo in Calabria? Da parte di tutti i dipendenti non c’è l’intenzione di ledere ad ogni costo l’immagine di un datore di lavoro solo perché tale: è deplorevole, inutile e populista una condotta di questo tipo.

Il “Biolife” potrebbe assolutamente essere d’esempio per quelle amministrazioni che non vogliono accontentarsi, ma distinguersi in un settore, quello della medicina e della riabilitazione, che può semplicemente essere un servizio di qualità scomodo per qualcuno, comodo per tutti. Per queste innegabili verità, chi si occupa dell’ambito sanitario regionale, in particolare il Presidente Gerardo Mario Oliverio, il commissario ASP Ing. Massimo Scura, il sub commissario Dott. Andrea Urbani e il direttore generale ASP Cosenza Dott. Raffaele Mauro è invitato a visitare la struttura: solo così si potrà percepire la reale esigenza di crescita, dettata dal numero di pazienti in lista d’attesa, di stabilità e produttività che garantirebbero quanto da tempo viene richiesto e puntualmente ignorato.

Non vogliamo più di quanto ci spetta.

I dipendenti

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