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Addio ad Ernesto Corigliano. Il quid del dirigente

Addio ad Ernesto Corigliano. Il quid del dirigente

– di Federico Bria
Il ricordo commosso dell’avvocato Ernesto Corigliano, conosciuto nella primavera del  1986. Il suo amore per il Cosenza era viscerale. Mai in discussione, ma mai eversivo.

Ho incontrato Ernesto Corigliano, per la prima volta, nella primavera del 1986. Senza conoscerlo di persona, mi sono presentato chiedendogli l’introduzione per il mio libro “Vita da Lupi”, la prima storia del Cosenza Calcio dalle origini.

Sapevo benissimo chi era, avevo letto tanto su di lui: avvocato molto conosciuto e apprezzato in città e, soprattutto – dal mio punto di vista – dirigente storico dello sport cittadino e regionale. Avevo letto molto del suo impegno in ambito sportivo mentre lui aveva appena sentito parlare di me, che in quegli anni mi facevo le ossa nella radiofonia cosentina.

Corigliano non era il rappresentante di una stagione o di una compagine societaria ma il costruttore di organismi e strutture. Dirigere, per lui, significava dipanare una carta bianca e fissare, strategicamente, i punti cardine all’interno dei quali immaginare e realizzare strutture e modalità per la pratica sportiva, calcistica in particolare.

Non per caso, infatti, è stato il primo assessore allo sport del Comune di Cosenza e anche il primo assessore con delega allo sport per la Regione Calabria.

Mai lontano dalla società calcistica della sua città, che ha seguito sempre con impegno ed entusiasmo, ha sviluppato un percorso in assoluta autonomia esaltando le sue capacità di conoscenza e organizzazione.

Appena finita la guerra è stato eletto membro del Consiglio Federale della FIGC, con una controversa nomina alla carica di vice presidente che ha poi dovuto cedere a causa delle divisioni intestine alla massima organizzazione calcistica nazionale.

In quell’occasione avrebbe potuto sbattere i pugni sul tavolo, la sue verve legale ne sarebbe stata esaltata. Ma Ernesto Corigliano era persona equilibrata che dava equilibrio, perciò, su richiesta dell’allora presidente Barassi, ha fatto un passo indietro assicurando l’armonia dell’organo federale.

Equilibrio non vuol dire certo anonimato e, infatti, le sue doti sono venute alla luce anche in altre occasioni. Ha partecipato alla fondazione della Lega Interregionale e fondato in prima persona l’Associazione Italiana Allenatori Calcio. Non a caso la prima sede dell’AIAC, seppur provvisoria, viene stabilita proprio a Cosenza, sua città natale.

Il suo amore per il Cosenza, invece, era viscerale. Mai in discussione, mai eversivo. In molte occasioni si è trovato dentro la società sportiva, ma questo non cambiava di una virgola la sua posizione rispetto ai colori rossoblù: distinzione precisa di ruoli; affermazione delle responsabilità di ognuno; diritto/obbligo delle scelte.

Questo era lo sport che affermava da dirigente.

Dal 1986 in poi, è diventato, per me, un punto di riferimento costante al quale rivolgermi nei casi di turbolenza per non perdere mai di vista i punti cardinali.

Conservo ancora le belle parole che mi ha dedicato, in occasione della pubblicazione di quel libro.

Ti sia lieve la terra, avvocato. Lassù incontrerai di nuovo tanti campioni, ma sono certo che ti fermerai di più con quelli meno noti, con cui condividere la passione rossoblù che allargava sempre il tuo bel sorriso.

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