Tutte 728×90
Tutte 728×90

Analisi tattica: la sterilità del Lecce merito (anche) del Cosenza

Analisi tattica: la sterilità del Lecce merito (anche) del Cosenza

– di Gianluca Gagliardi*
Le rispettive retroguardie hanno prevalso sugli attacchi, ma entrambi gli organici di Cosenza e Lecce erano privi di un uomo a centrocampo in grado di dettare ritmi e gioco.

Cosenza-Lecce doveva essere una partita dai diversi contenuti vista l’importanza del risultato (specie per i salentini), per la presenza dei tanti recentissimi ex ai quali non è stato perdonato l’approdo in Puglia e per un clima non tanto sereno in casa rossoblù.

Il risultato alla fine è la somma di questi fattori con entrambe le squadre preoccupate più a non subire che ad offendere, con tanti errori di misura nei passaggi e con le difese che hanno prevalso sui rispettivi attacchi. Eppure l’inizio era stato promettente con un paio di occasioni per parte non concretizzate nei primi 15’.

Cerchiamo di capire se anche l’aspetto tattico ha influito sul risultato, pur evidenziando che, come dico sempre, non sono i moduli o i numeri a vincere quando piuttosto l’interpretazione degli stessi e la qualità dei singoli.

Padalino e De Angelis propongono due squadre a specchio con il loro 4-3-3 iniziale che durante la contesa si è sviluppato in maniera differente. Il Lecce in fase di non possesso tendeva a rimanere alto con una discreta pressione sui portatori di palla, portata non solo dai tre davanti ma supportata dal resto della squadra brava ad accorciare ed evitare le ripartenze dei padroni di casa. Il Cosenza da parte sua ha abbassato notevolmente il baricentro stringendo molto gli esterni e creando tanta densità in mezzo al campo. Così facendo non concedeva mai giocate tra le linee ai vari Costa Ferreira e Maimone (le mezzali che si aprivano o si alzavano a seconda della necessità) o a Torromino e Lepore (gli esterni alti che venivano sempre tra le linee per ricevere lo scarico dalla punta o andare direttamente alla conclusione). Dal punto di vista individuale nella fase di non possesso apprezzabile il lavoro svolto da Mungo e Pinna per i rossoblù e da Fiordilino e Lepore x i leccesi. Mungo strepitoso dal punto visto tattico e della generosità, mentre Pinna per aver tenuto “botta” dal punto di vista fisico contro l’attaccante forse più forte della categoria proprio per la capacità di proteggere la palla e/o attaccarla nei 16 metri con la giusta cattiveria agonistica.

Fiordilino molto bravo nel tenere l’equilibrio della propria squadra che lo ha costretto più volte ad affannose rincorse ed entrate disperate, mentre Lepore (per il sottoscritto giocatore di categoria superiore) semplicemente perché giocatore completo e duttile in entrambi le fasi.

Dalla fase di possesso arrivano le note dolenti e i conseguenti limiti delle rispettive compagini. I giallorossi hanno sì tenuto il pallino del gioco per gran parte della gara, ma per lo più con giocate in orizzontale e con un giro palla lento e prevedibile soprattutto in virtù dell’ottima difesa dei padroni di casa. Sono stati bravi e attenti nel non forzare mai la giocata e attendere con pazienza il varco necessario per arrivare alla conclusione, non altrettanto quando si è trattato di rifinire, cambiare gioco o cercare la profondità.

Il motivo della sterilità nella fase offensiva degli ospiti va ricercato non solo nel giro palla lento che portava i giallorossi ad occupare in largo anticipo la metà campo silana, ma altresì in una mancanza di qualità in mezzo al campo che non può essere richiesta al pur bravo Fiordalino dotato di gamba personalità e temperamento, ma non di calcio e tecnica da play per una squadra di vertice!

I padroni di casa hanno riproposto il vecchio, ma sempre valido tema, della difesa e ripartenza. Proprio quest’ultima, tuttavia, non è stata spesso accompagnata nella giusta maniera e da un numero più nutrito di giocatori. Anche la “spizzicata” di Baclet non è stata sfruttata a dovere con Statella, e soprattutto Letizia, sempre distanti e mai partiti con la giusta cattiveria all’attacco della famosa seconda palla. Purtroppo anche per il Cosenza si evidenzia l’assenza di un giocatore capace di trascinare la squadra e/o guidarla garantendo alla stessa personalità e qualità in mezzo al campo!

In definitiva penso che Padalino avrebbe dovuto e potuto osare di più scegliendo magari di tenere in campo Caturano con Marconi e optare per un 4-4-2 con ancora altre due frecce importanti da posizionare sugli esterni come Pacilli (poi subentrato) e Doumbia (tenuto in panchina). Di contro vanno fatti i complimenti a De Angelis per aver riproposto un Cosenza più consono alle proprie possibilità.
*Gianluca Gagliardi, ex allenatore di Cosenza e Triestina

Related posts

error: Contenuto Protetto Da Copyright Cosenzachannel.it