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Diga dell’Esaro, l’ennesimo scandalo italiano. Che fine hanno fatto i soldi dati a Sorical?

I lavori per la realizzazione della Diga dell’Esaro rimangono avvolti nel mistero. Il caso che portiamo all’attenzione dei nostri lettori riguarda le condotte di Sorical nei confronti di chi ha contribuito alla costruzione dell’opera pubblica che, come si vede nelle foto che alleghiamo nell’articolo, è stata spogliata in tutto e per tutto. 

Tutto ciò è vergognoso se si considera che per realizzarla sono stati spesi soldi pubblici, quasi 50 milioni di euro come risulta da un’informativa della Guardia di Finanza di Catanzaro, che non sono serviti né per avviarla né per soddisfare quelle aziende che, finora, non hanno ricevuto tutte le somme spettanti. Oltre al danno anche la beffa. Alcune di esse, vista l’impossibilità di pagare i dipendenti, oltre ai problemi finanziari legati ad altri mancati pagamenti, hanno dovuto mettere le società in liquidazione, e come vedremo, vantano crediti dalla società appaltatrice dei lavori davanti al tribunale di Roma.

Il caso della Diga dell’Esaro può essere riassunto in una domanda: che fine hanno fatto i soldi che la Regione Calabria ha dato a Sorical?

Se l’è chiesto un imprenditore cosentino, titolare della Bam Srl in liquidazione, che ha dato mandato al suo legale di fiducia, il penalista Fabio Bonofiglio del foro di Cosenza, di presentare un esposto-denuncia presso la procura ordinaria di Catanzaro, diretta dal procuratore capo Nicola Gratteri.

La querela è stata presentata il 25 febbraio 2016 e la parte offesa attende ancora una risposta da parte dell’autorità giudiziaria che ha affidato le indagini preliminari alla Guardia di Finanza di Catanzaro, la quale avrebbe consegnato la relazione finale tra luglio e agosto del 2016. 

Le indagini avrebbero permesso di scoprire che in realtà le cifre stanziate, e non tutte rendicontate da Sorical, erano superiori rispetto ai circa 37milioni di euro ricevuti dalla Regione Calabria.

Succede, a quanto pare, che la Sorical in questi ultimi anni, ovvero dal 2012 in poi, non ha terminato di pagare le ditte appaltatrici e, di conseguenza, le aziende subappaltatrici. Nel caso della Bam Srl la somma relativa ai lavori eseguiti, collaudati e consegnati, è di 4milioni e 460mila euro. Lavori e somme, che la Bam Srl ha preso in parte da Impresa Spa e in parte dal “Consorzio Stabile Tekton”.

La ditta in questione, doveva anche realizzare il completamento della vasca di dissipazione a valle diga e la sistemazione del canale di restituzione a valle opera di ritenuta e infine il completamento dei lavori di sistemazione dell’area tra muri di vasca e contrafforti.

Com’è noto l’opera della Diga dell’Esaro ha vissuto momenti particolari, dove intoppi e rallentamenti sono stati all’ordine del giorno. Problemi che hanno causato il ritardo nella consegna dei lavori proprio perché la stazione unica appaltante provvedeva, in forte ritardo, al pagamento dei relativi S. A. L.

LA REGIONE CALABRIA MANDA I SOLDI A SORICAL. Il primo ad aver confermato la tesi dell’azienda, che ha denunciato i fatti che raccontiamo, è il direttore generale del Dipartimento Infrastrutture Lavori Pubblici della Regione Calabria, Domenico Pallaria che, in una comunicazione del 25 giugno del 2014, unitamente a quella dell’ingegnere Francesco Viscomi, responsabile del procedimento, ha certificato il dato che, in relazione ai lavori della “Diga Alto Esaro e Cameli”, a fronte di spese sostenute da Sorical per la cifra di 36.247.691,84 euro, la Regione Calabria aveva trasferito ben 37.274.806,62 euro. Dunque, non è vero che la massima istituzione calabrese non avesse mantenuto gli impegni di spesa con la società a partecipazione pubblica. E non solo. Lo stesso Pallaria il 2 ottobre del 2014, nonostante il milione di euro in eccedenza in favore di Sorical, con un decreto del Dirigente generale, provvedeva a trasferire a Sorical 3 milioni e mezzo di euro, che – sostengono i denuncianti – potrebbe essere stato destinato «ancora una volta, al progetto “Diga Esaro”, e che, ancora una volta, tuttavia, non veniva utilizzato per il pagamento di quanto a noi dovuto ma per la conclusione di supposti accordi transattivi a tutto vantaggio di altri ed in nostro danno».

Cosa ha fatto Sorical, nonostante le tante diffide inviate dall’azienda e, a quanto sembra, anche dalla Regione Calabria? In una nota del 14 gennaio del 2014, il responsabile Afc di Sorical spa in liquidazione, certificando i crediti vantati da Bam srl in liquidazione, quantificandoli 437.264.17 euro, scriveva che «in ottemperanza a quanto espressamente previsto dall’art. 118 comma 3 del d. g. l. 163 del 12/4/2006 e s. m. i., la Sorical procederà alla liquidazione delle competenze di cui sopra nei confronti della ditta Impresa S. P. A. solo dopo aver verificato il corretto soddisfo degli obblighi assunti nei confronti delle imprese subappaltatrici».

Dalla denuncia, però, emerge che il 30 aprile del 2015 la Sorical ha provveduto al pagamento del 30% della somma transatta pari a 745.147,44 euro, «senza che ai subappaltatori e, in particolare, alla società “Bam srl in liquidazione”, fosse corrisposto alcunché».

L’ulteriore beffa, oltre al danno, per la società in questione arriva il 20 giugno del 2014 quando il giudice delegato del tribunale di Roma dichiara l’esecutività dello stato passivo complessivo di Impresa s. p. a.: la Bam srl, a fronte di crediti vantati per totali 437.264,17 euro oltre interessi, risulta essere ammessa allo stato passivo per 131.846,24 euro in prededuzione categoria chirografari e per ulteriori 135.828,89 euro nella categoria chirografari. Nel momento in cui saranno corrisposti i relativi Sal, alla Bam srl andranno circa 90mila euro. Una miseria rispetto a quanto dovuto.

Tradotto: fino a quando Sorical non pagherà Impresa Spa e il Consorzio Stabile Tekno, la Bam srl in liquidazione non prenderà un euro.

GRATTERI E’ INFORMATO? E’ passato oltre un anno dalla denuncia e sono passati quasi dieci mesi da quando la Guardia di Finanza ha depositato il contenuto delle indagini, ma ciò non è bastato per individuare eventuali responsabilità penali. Infatti, il procedimento, istruito dal pm Tramonti, è ancora contro ignoti e per giunta la persona offesa sarebbe stata risentita in questi giorni. A che pro? Il procuratore capo Nicola Gratteri, che ha criticato più volte in pubblico l’operato della burocrazia calabrese, potrebbe prendere spunto da questa vicenda per capire il motivo per il quale le aziende che hanno lavorato per la realizzazione della Diga dell’Esaro, finora, non hanno ricevuto tutti i soldi. O magari, ne prenderà atto quando le televisioni nazionali arriveranno a Catanzaro per chiedere conto di quanto è avvenuto in provincia di Cosenza.

L’OPERA ABBANDONATA. Come si evince dalle foto in nostro possesso, la zona della Diga dell’Esaro è stata saccheggiata nell’indifferenza più totale. Soldi dei contribuenti italiani che oggi fanno gridare all’ennesimo scandalo. L’opera non funziona, perché la Regione Calabria non ha avuto tutta la rendicontazione della Sorical. Il collaudo è stato fatto, ma senza l’ultimo passaggio, non potrà essere approvato dal Dipartimento Infrastrutture Lavori Pubblici. Ma se anche dovesse essere messa in funzione, lo Stato dovrà spendere ulteriori somme per riportare nell’Esaro quegli strumenti derubati, allo stato, da ignoti. (Antonio Alizzi)

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