Tutte 728×90
Tutte 728×90

APOCALISSE | I carabinieri di Cosenza ricostruiscono l’indagine sul narcotraffico

APOCALISSE | I carabinieri di Cosenza ricostruiscono l’indagine sul narcotraffico

E’ ripreso questa mattina il processo “Apocalisse” che deve far emergere le eventuali responsabilità penali degli imputati accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere dedita al traffico di sostanze stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso, e detenzione illegale di armi. Accuse sostenute dalla Dda di Catanzaro a seguito delle indagini condotte dal Nucleo Investigativo di Cosenza e dai carabinieri della Compagnia di Cosenza. 

Il fresco pentimento di Luca Pellicori oggi è passato in secondo piano, ma ovviamente la pubblica accusa ha tutto l’interesse a depositare in futuro le nuove dichiarazioni del collaboratore di giustizia che, oltre a quelle di Silvio Gioia, potrebbero rafforzare la tesi accusatoria. Pellicori, come abbiamo scritto stamattina, era una persona vicina a Marco Perna – così come sostengono i carabinieri e così come ha dichiarato Gioia – che oggi era presente in aula insieme ad una parte degli imputati che hanno assistito all’udienza. 

La Dda di Catanzaro, rappresentata dall’attuale pm antimafia Pierpaolo Bruni – neo procuratore capo di Paola, in attesa di conoscere la data dell’insediamento – ha portato in aula il maresciallo Raffaele Letizia che ha partecipato in prima persona a quasi tutte le operazioni investigative, iniziate dopo il pentimento di Silvio Gioia. Il militare dell’Arma, in servizio presso il Nucleo Investigativo di Cosenza, ha ripercorso le fasi dell’indagine, descrivendo passo dopo passo i tempi investigativi relativi ai singoli capi d’accusa così come richiesto dal presidente Enrico Dedda che ha incalzato di domande il teste di polizia giudiziaria.

Il maresciallo Letizia, ricostruendo l’inchiesta, si è soffermato in particolare modo sulle posizioni di alcuni imputati che, sulla base di intercettazioni ambientali e telefoniche, avrebbero fornito elementi indiziari importanti al fine di rinvenire quell’ingente quantitativo di sostanze stupefacenti in via Pisani a Cosenza. Grazie ai Gps, i carabinieri hanno seguito tutti i movimenti delle persone “attenzionate” all’epoca delle indagini preliminari, ma nei capi d’accusa oggetto di esame testimoniale non è emerso che in quei luoghi vi fosse la presenza di Marco Perna, ma di soggetti che l’accusa ritiene appartenenti alla presunta associazione per delinquere, costituita e organizzata – a dire dalla Dda di Catanzaro – dal principale imputato.

Molto dettagliata, invece, la relazione redatta dal maresciallo Letizia sul riconoscimento vocale delle singole posizioni. Il militare dell’Arma ha letto fino a un certo punto, così il tribunale collegiale – sentite le parti processuali – ha deciso di acquisire la relazione. Marco Perna – ha dichiarato il testimone – è stato riconosciuto perché in carcere, dopo che fu arrestato per una presunta estorsione per la quale è stato assolto in abbreviato con formula ampia, era stato attivato un sistema di intercettazione audio-video.

Il maresciallo Letizia ha di fatto portato a conoscenza delle parti quale fosse il metodo di lavoro “scelto” dal pm Pierpaolo Bruni per inquadrare le notizie di reato in una vasta e complessa indagine sul narcotraffico. 

Il processo è stato aggiornato al prossimo 2 maggio, quando la pubblica accusa citerà altri testi della lista del pm e il collegio difensivo – composto tra gli altri dagli avvocati Filippo Cinnante, Sergio Rotundo, Pierluigi Pugliese, Domenico Caputo, Gianpiero Calabrese, Maurizio Nucci, Antonio Vanadia, Antonio Quintieri e Marcello Manna – darà il via al controesame del maresciallo Letizia. (a. a.)

 

Related posts