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Analisi tattica: complimenti all’Akragas, ma vince la qualità del Cosenza

Analisi tattica: complimenti all’Akragas, ma vince la qualità del Cosenza

– di Gianluca Gagliardi*
Da elogiare la prestazione della formazione siciliana, con addirittura un ’99 in campo. Il Cosenza, in un classico match da fine stagione, ha strappato tre punti grazie alla migliore qualità della panchina.

Prima di qualsiasi discorso tecnico tattico e a prescindere dal risultato di ieri e di quello che sarà l’esito del campionato, mi sento di fare i complimenti alla società, alla squadra e allo staff tecnico dell’Akragas.

Questo pensiero nasce dal momento in cui ho preso visione della distinta delle squadre che stavano per scendere in campo e si è rafforzato alla fine. Età media di 22 anni nessuno sotto il 1990 in campo), nomi ai più sconosciuti nel panorama calcistico, una struttura fisica e una qualità individuale a dir poco modesta, hanno risaltato e valorizzato la classifica dei siciliani. Risultato frutto solo e unicamente di una società che ha lavorato bene in sede di mercato e fuori dal campo, ma anche del tecnico Di Napoli che con il lavoro quotidiano ha saputo fornire un’organizzazione ad un collettivo capace di sopperire alle deficienze fisiche e tecniche individuali.

Quando si dice che per fare una squadra non contano solo i soldi e i nomi dei calciatori, questo dei giganti ne è sicuramente un bell’esempio!

La partita. Cosenza con il 4-4-1-1 vincente di Catania costretto a fare la partita per avere la meglio contro il 5-3-2 disegnato dal tecnico avversario. Nei primi 20’ abbiamo assistito ad una partita gradevole con occasioni per entrambe le squadre, pur essendo fin da subito evidente la superiorità fisica e tecnica dei padroni di casa.

I siciliani hanno cercato di costruire la manovra da dietro palla a terra e sfruttando l’enorme movimento delle due punte (una andava incontro e una in profondità) e delle due mezze ali, brave a buttarsi negli spazi dietro la linea difensiva rossoblù. Cosenza dal canto suo un po’ distratto o superficiale nella fase difensiva.

Passato il 20’, i ritmi hanno iniziato ad essere quelli di fine stagione e la cattiveria agonistica ha latitato per tutta la partita. Difficile senza questi due presupposti, velocità e cattiveria, avere ragione dell’avversario chiunque esso sia.

Di certo l’assenza di elementi capaci da entrambi le parti di accendere la partita ha reso la stessa un po’ noiosa ed evanescente, ma ancor di più in questi casi è solo l episodio che può determinare il risultato. Il Cosenza ha alzato sì il baricentro, ma avendo sugli esterni 2 giocatori (Statella e D Anna) che si esaltano a campo aperto, ha trovato difficoltà nel rifinire o nel chiudere l’azione quando si era sulla trequarti o quando in più occasioni la palla ha attraversato l’intera area piccola senza che nessuno chiudesse sul secondo palo.

L’Akragas ha avuto il merito di non disunirsi mai e di cercare la via della rete, portando spesso più uomini in area rispetto a quando facesse il Cosenza. I lupi hanno dato l’impressione di voler raggiungere l’obiettivo con il minimo sforzo e senza rischiare nulla, consapevoli che prima o poi sarebbero riusciti a sbloccare il risultato. Insomma, hanno mostrato di avere quella “pazienza” che forse era mancata contro il Siracusa.

Il secondo tempo non ha regalato sorprese continuando lo stesso cliché del primo, con le squadre che dopo 15’ hanno cominciato a disunirsi e ad allungarsi. In questo modo prima Di Napoli con Russo per Rotulo e subito dopo De Angelis con Cavallaro per Statella, hanno dato nuovi impulsi alle loro formazioni. L’Akragas ha variato atteggiamento passando ad un 4-4-2 che in fase di non possesso sembrava addirittura un 6-2-2, con il chiaro intendo di portare via un punto dal Marulla. Il Cosenza ha cercato di dare vivacità e inventiva ad una squadra troppo piatta e prevedibile. In questi casi emerge l’importanza di una rosa di maggiore qualità rispetto all’altra. De Angelis, infatti, rispetto al suo collega poteva contare sui cosiddetti calciatori “croce e delizia”, ma in grado di spaccare la partita.

Magari con Cavallaro in campo, più bravo nell’uno contro uno e nello scodellare i cross giusti per gli attaccanti come Baclet, avremmo potuto pensare di osare le due punte centrali con Mendicino per Letizia piuttosto che per il francese. Questa resta una merita considerazione che nel calcio conta relativamente, visto che non esistono i se e i ma.

Alla fine è stata una palla inattiva calciata ottimamente dal buon Cavallaro a determinare il risultato, che senza ombra di dubbio possiamo dire meritato per il Cosenza e magari non del tutto per gli ospiti. Siciliani volenterosi, attenti e concentrati ma senza qualità per sfruttare quelle 4-5 occasioni (e fuori casa sono tante!) che la squadra ha prodotto.
*Gianluca Gagliardi, allenatore ex Cosenza e Triestina

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