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Bimbo morto in piscina, il consulente della parte civile: «Giancarlo morì annegato»

Bimbo morto in piscina, il consulente della parte civile: «Giancarlo morì annegato»

Ieri mattina nuova udienza del processo per la morte del piccolo Giancarlo Esposito, deceduto nella piscina del “Campagnano” nell’estate del 2014. Nel corso della seduta è stato sentito il consulente della parte civile, il medico legale Arcangelo Fonti che ha confermato la tesi secondo la quale il bimbo è morto per annegamento. 

Il consulente, già direttore di Medicina Legale all’Asp di Cosenza e specializzato in rianimazione, prima ha risposto alle domande dell’avvocato Francesco Chiaia, uno dei difensori di parte civile, esponendo in maniera chiara e puntuale, grazie anche alle citazioni della letteratura scientifica, che il bambino è deceduto a seguito di annegamento in acqua dolce, escludendo che Giancarlo avesse patologie che avrebbero determinato l’annegamento. Inoltre ha chiarito che le lesioni rilevate nel cavo faringeo nell’esame autoptico sono state causate dalle manovre effettuate dai medici nel tentativo di rianimare il bambino che secondo il consulente era già morto.

All’avvocato Ugo Ledonne, altro difensore di parte civile, ha confermato di essere stato presente all’autopsia e che durante le operazioni dei medici legali nominati dalla procura di Cosenza non aveva obiettato per il loro modus operandi.

Poi è stata la volta della procura di Cosenza, rappresentata in udienza dal pubblico ministero Maria Francesca Cerchiara, oggi in servizio presso la procura di Paola. Il medico legale Arcangelo Fonti ha chiarito che il defibrillatore poteva essere utile solo dopo che i soccorsi fossero stati prestati nell’arco temporale dei 3/5 minuti.

Nel controesame, l’avvocato Sabrina Rondinelli del foro di Catanzaro, difensore di Carmine Manna, ha chiesto se la presenza dell’edema polmonare fosse riconducibile ad altre cause, ma il testimone ha spiegato che era un effetto dell’annegamento. Tesi ribadita anche nel momento in cui Fonti ha risposto alle domande dell’avvocato Chiaia.

Prima della conclusione dell’udienza, il giudice monocratico Enrico Di Dedda ha chiesto se le manovre effettuate erano state utili al fine di poter salvare il bambino, ma anche in questo caso il medico legale ha nuovamente dichiarato che Giancarlo era deceduto già in acqua.

Il tribunale di Cosenza, infine, ha acquisito la consulenza tecnica redatta dal consulente di parte civile. (a. a.)

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