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Gagliardi: «Il Cosenza, i playoff e le grandi deluse. Mi aspetto che…»

Gagliardi: «Il Cosenza, i playoff e le grandi deluse. Mi aspetto che…»

L’ex allenatore dei rossoblù Gianluca Gagliardi fa le pulci alla post-season e sottolinea l’importanza del pubblico: «Il supporto della gente è determinante nei momenti topici».

Gianluca Gagliardi è l’unico addetto ai lavori che non ha perso un match casalingo del Cosenza, nonché l’ultimo ad aver disputato alla guida dei rossoblù la fase successiva al campionato. Ha curato settimanalmente l’analisi tattica delle partite al Marulla con un approfondimento giornalistico diventato per i tifosi ormai appuntamento fisso sul nostro portale. Solo un giorno separa i Lupi dallo storico appuntamento con la Paganese, ma più in generale sta per partire la versione 2.0 della Lega Pro. Questo il suo pensiero.

Gagliardi, le piace la nuova formula dei playoff?
«Dipende da quale punto di vista si vuole vedere la cosa. Non sono d’accordo nel dare la possibilità di andare in B, magari grazie all’aiuto della dea bendata, a chi nel corso della stagione non ha investito e non c’ha creduto. Tuttavia, visto che tutto ruota intorno all’argomento economico, ritengo che vincerà chi merita davvero».

Si dice che inizi un campionato ex novo, possibile che si azzerino i valori espressi in dieci mesi?
«Parzialmente, ma ribadisco che per me la vincente uscirà dalle favorite. Non credo alle sorprese eclatanti».

Lei, seppur in D, ha già vissuto la post-season alla guida del Cosenza. Cosa è capace di dare la città alla squadra?
«Più che la città direi quella tifoseria che non ha mai abbandonato la squadra e che nei momenti cruciali è composta da 5-6mila persone. E’ importante il supporto della gente così come lo è il fascino esercitato dai rossoblù in queste categorie».

Roselli e De Angelis, analogie e differenze…
«Non ho la conoscenza diretta dal punto di vista tecnico di nessuno dei due, se non da habituè del Marulla. La prima differenza sta nell’età e nei tempi. Roselli, vecchio stampo, è attento più al lato comportamentale e morale, mentre dal punto di vista tattico si è basato sul gruppo sfruttando le deficienze degli avversari. De Angelis per quel poco che ha dimostrato ha fatto intendere di avere le idee chiare sul suo calcio. Rispetto a quanto visto negli ultimi anni ha portato delle novità facendolo intravedere fin da subito, ma dovrà sfruttare la giusta possibilità partendo dall’inizio. In quel modo, con un lavoro oculato fin dall’estate, potrà portare a compimento le idee calcistiche che lo animano».

Su Valoti circolano voci di addio, che idea si è fatto?
«Di lui ho solo sentito parlare in modo positivo. Non lo conosco direttamente, me lo descrivono come persona per bene e leale. Non gli si possono accreditare meriti o demeriti in quanto è subentrato a situazione già delineata. Se divorzio sarà, bisognerà chiederne i motivi al presidente e al ds stesso».

Diamo qualche voto: iniziamo dalla difesa.
«Se concentriamo l’attenzione sul rendimento dei singoli, non c’è stata la continuità che l’anno scorso ha contraddistinto l’intero pacchetto. Qualche defaillance è costata cara al Cosenza, ma è stato a causa di un equilibrio di squadra differente rispetto al passato».

E’ il centrocampo il reparto meno attrezzato del Cosenza?
«No, penso sia in linea con gli altri. Non ha qualità eccelsa, ma è da primi posti. Con l’acquisto di Calamai forse i Lupi avrebbero potuto, con la giusta tranquillità, sfruttare i tre in mediana».

Dalla prima linea è arrivato il contributo sperato?
«Inizio col dire che il tanto bistrattato Arrighini e La Mantia avevano lasciato delle tracce ben precise. Dirlo adesso alla luce del grande campionato del primo in Serie B, è facile. Baclet e Mendicino non hanno avuto le stesse possibilità di amalgamarsi per esprimersi insieme, ma i numeri sono positivi. In più con De Anglies hanno ricevuto un supporto diverso dal collettivo».

Domani sera la Paganese ha un solo risultato a disposizione. Si aspetta la formazione quadrata che mise in difficoltà i Lupi all’andata o quella che al ritorno si salvò per il rotto della cuffia?
«Più che la Paganese, mi aspetto un grande Cosenza. Pensare che basterebbe un punto per gli ottavi sarebbe un errore, pericoloso e poco corretto. I campani non hanno grandi ambizioni, la spensieratezza è l’unica arma che può renderli pericolosi visto il divario tecnico».

Guardiamo un po’ in casa degli altri. Si aspettava il flop di Alessandria e Lecce?
«Non parlerei di flop per nessuna delle due. L’Alessandria è quella più scottata dato che ha investito più del Venezia. E’ stata assoluta protagonista per tre/quarti del campionato per poi subire un calo vistoso a favore di una signora squadra come la Cremonese. Il Lecce è arrivato dove al massimo poteva arrivare: il Foggia è stato superiore dal punto di vista tecnico, abile a sfruttare il lavoro pregresso».

Il Venezia era così avanti del Parma?
«I numeri sono inconfutabili e non lasciano dubbi su chi abbia meritato di vincere. I lagunari hanno trionfato in scioltezza, sul campo hanno dimostrato di avere una marcia in più grazie ad un gruppo e ad un direttore sportivo navigato».

Sono queste grandi deluse le formazioni più accreditate al salto di categoria o ha individuato dell’altro?
«Se l’Alessandria non subirà il contraccolpo della contestazione e del malcontento della tifoseria, se il Lecce non avrà nuove defezioni nei suoi uomini migliori (Mancosu, Torromino e Caturano) e se il Parma ritroverà la fame di tornare protagonista…. il resto verrà da sé».

Ha seguito per CosenzaChannel tutta la stagione, c’è un giovane che l’ha colpita particolarmente?
«Nessuno in particolare. Mi soffermo però sui ragazzi dell’Akragas capaci di seguire i dettami del loro tecnico in un torneo difficile. Alla lunga potranno dimostrarsi la fortuna del club qualora riuscissero a salvarsi».

Chi fa invece la differenza in Lega Pro?
«La fanno la praticità, la concretezza e l’esperienza di chi sa gestire il campionato. Il livello qualitativo ogni anno perde qualcosa e perfino una squadra come il Siracusa, che non vanta stelle, ha fatto un torneo importante per via della sua spina dorsale. Il Foggia merita un discorso a sé: a Cosenza, in campo con le seconde linee, ha rafforzato ulteriormente il concetto».

Per concludere, secondo lei al Cosenza cosa manca per tornare in B?
«Forse prima di parlare delle mancanze, andrebbe evidenziato il percorso. Se pensiamo che esistano i presupposti, allora si può parlare di altro. Se invece dobbiamo solo immaginare che ci siano, allora siamo molto indietro. Una struttura societaria di livello per programmare una Lega Pro a vincere richiede più persone a supporto. Non alludo solo al lato economico, ma anche a quello operativo. I successi nascono dall’organizzazione del club a tutti i livelli. Se l’Inter, che ha una rosa importante, non occupa le prime posizioni in Serie A è perché la dirigenza non è altrettanto importante. La mia non è una critica a Guarascio che non può essere colpevolizzato di stare da solo al comando, ma di certo il presidente non ha creato nulla affinché qualcuno gli si avvicini per coltivare un progetto vincente». (Antonio Clausi)

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