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Analisi tattica: Mungo superstar, ma il Cosenza ha portato dalla sua gli episodi

Analisi tattica: Mungo superstar, ma il Cosenza ha portato dalla sua gli episodi

di Gianluca Gagliardi*
Merito di De Angelis aver tralasciato alcune idee che avrà modo di riprendere in seguito. Il pubblico del Marulla con la Paganese è stato il migliore in campo.

Un Cosenza “pratico” ed efficace supera l’ostacolo Paganese. De Angelis ha il merito di presentare una squadra “targata” Lega Pro dove, come ho già avuto modo di ribadire, vince la concretezza e non la ricerca del bel gioco. Il 4-4-1-1 tutto muscoli e gamba dei rossoblù contro il 4-3-3 organizzato e volto alla ricerca del gioco palla a terra dei campani.

A fine partita tutto sembra più semplice ed ovvio, specie quando il risultato è positivo e tutti si trovano d’accordo su formazione e tattica (termine di cui spesso si abusa!). Ci si dimentica dei particolari o, come meglio si usa dire, degli “episodi”. Ne sottolineo un paio e giro a voi lettori la risposta. Se Letizia non si fosse fatto male, Mungo avrebbe giocato? E se avesse giocato, in quale ruolo sarebbe stato posizionato? Se all’inizio del secondo tempo, invece di uscire miracolosamente senza subire gol fossimo andati sotto, come sarebbe andata a finire?

È chiaro che la mia è una provocazione verso chi pensa che sia la tattica a vincere e nello stesso tempo voglio evidenziare le due componenti che hanno determinato il risultato: l’episodio e Mungo.

Dell’episodio ho già detto, pertanto mi soffermo su Mungo. Si tratta di un calciatore spesso bistrattato o considerato né carne e né pesce, ma sono convinto che se si chiedesse a tanti altri allenatori e ancor di più a chi lo ha allenato, la risposta sarebbe unanime: l’elemento ideale che si vorrebbe nella propria rosa.

Ho avuto modo di parlare con lui per pochi minuti nel corso di una trasmissione televisiva, ma quanto basta per capire immediatamente di che pasta sia fatto: è un ragazzo umile, con tanta voglia di lavorare e disposto al sacrificio in funzione della squadra e non dell’egoismo personale. Se a questo si aggiunge duttilità tattica e tanta corsa abbinata ad un’ottima qualità tecnica, si converrà di certo che si è al cospetto di un atleta che farebbe la felicità di ogni allenatore.

Ieri è stato letale perché le tre occasioni avute (un palo e due gol, ndr) raffigurano in pieno quello di cui vi ho detto: capacità di lettura e tempi d inserimento, polmoni e piedi gli hanno permesso di bucare la difesa ospite dopo aver percorso tanto campo e concludere di destro e di sinistro con lo stesso risultato!

Il problema è che tutto questo oggi viene esaltato perché si è vinto, ma anche in altre occasioni Mungo aveva evidenziato queste qualità e ieri sono state esaltate da una collocazione tattica a lui più congeniale.

La partita era cominciata con una Paganese spavalda e senza timori reverenziali contro un Cosenza apparso invece troppo timoroso è un po’ frenato. Un avvio che ha consentito ai campani di avere maggior possesso, ma senza concludere più di tanto. I due difensori centrali di Grassadonia iniziavano l’azione girando con pazienza la palla tra di loro alla ricerca dell’imbucata per Pestrin, ben marcato guarda caso proprio da Mungo, per poi cercare lo sbocco sugli esterni. Questo avveniva specialmente sulla destra dove oltre a Bollino (l’esterno alto) agivano Firenze, un interno bravo ad alzarsi tra le linee o ad abbassarsi a seconda dei casi, e Alcibiade che da terzino andava quasi sempre in sovrapposizione sul compagno in possesso. Esempio ne è l’unica vera occasione per gli ospiti prima del break. Sicuramente possiamo dare atto alla voglia, oltre che alla necessità, che la Paganese aveva di fare la partita ma di fronte ha trovato il Cosenza …. il vero Cosenza!

E’ merito dell’allenatore aver tralasciato alcune idee che avrà modo di riprendere in seguito. Gli auguro di farlo quando potrà iniziare il campionato, in modo da riproporre il calcio più idoneo a questo torneo (perché di tale si tratta) magari con gli uomini più adatti sotto l’aspetto fisico e mentale.

Il Cosenza ha atteso con umiltà il momento adatto per colpire, sfruttando totalmente la serata “magica” del suo numero 25 e non concedendo spazi alle giocate in verticale dei campani.

Anche la ripresa è iniziata con una buona verve da parte degli ospiti che ha trovato sfogo in un’occasione clamorosa nata da un movimento corto di Reginaldo e un attacco alla di Mauri con salvataggio finale di D’Orazio.

Subito dopo, a conferma di un’antica legge del calcio, sono i padroni di casa ad andare in vantaggio sfruttando dapprima un buon movimento ad aprire la difesa di Mendicino e poi la stupida scivolata del difensore ospite che concede una prateria all’attaccante rossoblu, abile a servire nel migliore dei modi quel funambolo di Mungo.

Dopo il vantaggio è il nervosismo ospite a farla da padrone, con i Lupi bravi ad addomesticare la reazione d’impeto degli ospiti. Al 22′ Grassadonia sostituisce Della Corte (il terzino sinistro) con Zerbo, passando ad una difesa a 3 che ha visto Alcibiade allinearsi a De Santis e Carillo. A quel punto Cicerelli è diventato l’esterno destro di centrocampo e il nuovo ha giostrato dalla parte opposta. Ma è in avanti il cambiamento più curioso: Firenze è stato dirottato ad assumere la posizione di vertice avanzato con Reginaldo e Bollino a supporto in una sorta di 3-4-2-1. L’esperimento è durato al massimo 10’, visto che da un’ottima iniziativa del “soldato” Corsi (da evidenziare l’assist no look) nasce il raddoppio che ha chiuso definitivamente la contesa.

Al 31′ l’espulsione di mauri ha ulteriormente spento ogni speranza dei campani e da li in avanti c’e’ stato solo da evidenziare l entusiasmo del popolo rossoblù, ancora una volta il migliore in campo.
*Gianluca Gagliardi, allenatore ex Cosenza e Triestina

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