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Calcio e ‘ndrangheta, le rivelazioni shock di un pentito: «Ho gestito una squadra di serie A»

Calcio e ‘ndrangheta, le rivelazioni shock di un pentito: «Ho gestito una squadra di serie A»

Calcio e ‘ndrangheta, un binomio perfetto per arricchirsi in modo illecito. Tanto da istruire altri mafiosi a emulare le stesse attività illegali messe a punto da un recente collaboratore di giustizia della Dda di Catanzaro. In uno dei verbali resi al pubblico ministero Vincenzo Capomolla, il pentito rivela uno dei suoi “business”. 

Gennaro Pulice è la mente criminale che fino a quando non collaborava con i magistrati di Catanzaro, guidava i clan di Lamezia Terme e non solo a fare affari in diversi settori.

Da ragazzo fu uno spietato killer, tanto che poche settimane fa è stato condannato a 10 anni di carcere per il delitto di Gennaro Ventura. 

La Dda di Catanzaro lo ha sentito nell’ambito del procedimento penale che celebra la potente cosca Arena di Isola Capo Rizzuto.

Oltre ad aver spiegato quali fossero i suoi rapporti con alcuni dei soggetti indagati, di cui una buona parte raggiunti da un decreto di fermo di indiziato di delitto, Pulice ha raccontato al pm Capomolla in che modo convinceva i suoi “amici criminali” a guadagnare in maniera sporca.

Tra le varie attività imprenditoriali menzionate nel corso dell’interrogatorio vi è anche quella sportiva, più precisamente nel mondo del calcio. E che calcio, quello di serie A. 

Pulice non è uno dei tanti mafiosi cresciuti senza istruzione. Durante il colloquio con il magistrato della Dda di Catanzaro ha raccontato il rapporto che aveva con la sua famiglia.

Gennaro Pulice, calcio e ndragheta
Gennaro Pulice, calcio e ndragheta

La premessa però riguarda il fatto che il collaboratore di giustizia aveva ottimi rapporti con quelli di Cutro, Lamezia Terme e Cosenza. «Le persone di Cutro, come le persone di Lamezia, come le persone di Cosenza, hanno sempre cercato comunque di avere un ottimo rapporto con me – dichiara Gennaro Pulice – perché comunque vedevano in me la possibilità di guadagnare tanto, è stato sempre legato a quello. Io – può sembrare strano no? – ma il fatto che comunque io sia cresciuto in un ambiente dove sono stato sì istruito al crimine e quindi materialmente ad essere un criminale, ma a casa mia sono sempre stato educato a dire: Sì, tu fai il criminale ma devi studiare”».

Pulice continua: «Cioè io ho fatto il liceo classico e magari al liceo classico mi hanno arrestato due volte quando ero al liceo classico. Io ho fatto l’università. E comunque quando mi presentavo da altre famiglie, non lo so, da Leo Mollica ad Africo, io sono andato da Leo Mollica perché mi ci hanno mandato i Daponte, perché loro hanno iniziato con me, le idee, le idee imprenditoriali. Cioè a me tutti quanti poi volevano avere a che fare con Gennaro. Perché? Perché sa muoversi, sa camminare, sa parlare, sa come fare i soldi». Pulice mafioso e imprenditore. «Cioè io le prime volte che magari a qualcuno gli ho spiegato come fare i soldi con credito di imposta, con carta e penna, con 5mila euro farne 100mila, magari per una persona che tutti i giorni spacciava droga e rischiava dieci anni di carcere, fare soldi rischiando un anno, dice: “Teniamocelo buono, che questo…”. Poi alla fine è quello che attira l’essere umano, è la moneta». Il pentito dimostra praticità e senso degli affari.

E’ il momento quindi di inserire la squadra di calcio di serie A. Siamo in Bulgaria. Il collaboratore di giustizia mette tutto nero su bianco. Nel 2010 afferma di aver rilevato una formazione della massima serie professionistica. «Aprì una partita Iva quando sono uscito dal carcere. Addirittura quando io ho fatto l’udienza per la libertà vigilata, a mio supporto per non… per la non applicazione, ho portato comunque le fatture perché io avevo aperto uno studio, nel 2008 ho aperto una partita IVA come studio legale, come consulenza legale su Catanzaro, lì a Santa Maria, sì, per iniziare comunque ad avere anche un mio storico, ho aperto una partiva IVA, che è ancora attiva, a nome Gennaro Pulice come libero professionista, avevo lo studio Pulice, mi occupavo comunque di consulenze commerciali».

“A settembre inizia il campionato, voi non dovete fare niente, vi dico io dove aprite i conti correnti, dove dovete fare le scommesse e poi vi dico io. La squadra è mia, decido io chi vince e chi perde”.

E ancora: «Già nel 2010 io portai all’udienza della libertà vigilata le fatture che io avevo comunque con queste squadre di calcio proprio a supporto delle mie voglie di sradicarmi, tanto è vero che mi venne applicata la libertà vigilata, cessò la pericolosità sociale. Portai questa squadra di calcio, la mia prima squadra di calcio, la portai a fare questo ritiro lì all’hotel, adesso non mi viene in mente come si chiama, comunque è gestito da due pregiudicati, uno di loro mi pare che è stato accusato di favoreggiamento per la latitanza del figlio di Carmine Arena. Così veniva Giovanni Trapasso a trovarmi. E ho portato la squadra lì e comunque hanno guadagnato anche loro perché ho pagato l’hotel, etc., etc. E già in quel periodo i rapporti con i Trapasso naturalmente erano molto più frequenti perché il giorno ci vedevamo lì, parlavamo, ci consultavamo, etc., etc..».

A Trapasso inoltre avrebbe riferito anche che «quando gli ho portato la squadra di calcio, gli porto la squadra di calcio di serie A e gli dico: “Zio Giovà, non vi preoccupate che adesso io la metto in piedi ‘sta società”, invece poi abbiamo fatto tutta un’altra movimentazione, “…a settembre inizia il campionato, voi non dovete fare niente, vi dico io dove aprite i conti correnti, dove dovete fare le scommesse e poi vi dico io. La squadra è mia, decido io chi vince e chi perde”. Una squadra di calcio di serie A, i pagamenti delle scommesse erano alte. Per loro era comunque un mondo nuovo». (Antonio Alizzi)

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