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‘Ndrangheta a San Giovanni in Fiore, il pentito: «Un notaio di Cosenza costretto a pagare»

‘Ndrangheta a San Giovanni in Fiore, il pentito: «Un notaio di Cosenza costretto a pagare»

Più vittima che “amico” della ‘ndrangheta di San Giovanni in Fiore. Costretto a fare “regali” ai clan che orbitano nella città silana, altrimenti avrebbe potuto ricevere la visita dei malviventi, o per meglio dire «dei picciotti di manovalanza». Lo racconta ai magistrati della Dda di Catanzaro, il collaboratore di giustizia Francesco Oliverio. 

Il pentito riferisce dei rapporti che il suo clan di appartenenza aveva con il mondo imprenditoriale. Ma l’elenco comprende anche importanti professionisti, come notai, commercialisti e avvocati.

Tra questi vi è un notaio di Cosenza, che aveva aperto uno studio proprio a San Giovanni in Fiore. Oliverio, dopo aver spiegato quali fossero i ruoli di due affiliati nel sistema della ristorazione, al servizio della cosca Arena, apre una parentesi lunga sulle intimidazioni, o in alcuni casi pressioni, che venivano fatte a queste persone. Il suo interlocutore in questo caso è il pubblico ministero Salvatore Curcio, oggi procuratore capo di Lamezia Terme.

IL CONCESSIONARIO. «A San Giovanni», c’era «quello della concessionaria, che mettevano 1000 euro al mese e gli altri concessionari dai 500 ai 1000 euro, poi un altro metteva altri 1000 euro al mese. Cose fisse diciamo in quanto loro, i ragazzi, andavano a parlare con le ditte per la fornitura del cemento, diciamo i picciotti, come si suol dire, i picciotti diciamo, quelli della minore si sbattevano per andare a parlare per la fornitura: “Dovete prendere il cemento qua, il cemento là”, ed avevano sto fisso come guardiania anche per far sì che non succedeva che dovevano fare il gasolio per andare avanti e indietro finanziavano questa organizzazione», dice Oliverio.

IL COMMERCIALISTA. A un commercialista «gli avevano fatto delle intimidazioni, mi mandò a chiamare e mi disse: “Ma come mai st’intimidazione a me?” E dico: “Perché giustamente vuol dire che non sono contenti, comunque non ti preoccupare”. Dice: “Guarda che io sono disposto anche a due-tre volte all’anno o tutti i mesi o come posso fare a recuperare qualche soldo in contanti, io sono a disposizione dell’organizzazione…”, dice, “…però non mi devono dare fastidio in quanto hanno trovato sto proiettile vicino la macchina, mia moglie si è spaventata, ho dovuto denunciare, fare la denuncia e siamo a rischio che se mia moglie capisce qualcosa c’è anche il problema che fa arrestare a qualcuno…”, dice, “…quindi te la vedi tu?”. Dico: “Me la vedo io, tu stai tranquillo e quando puoi visto che c’hai uno studio di commercialista qualche cliente viene e tu fai il dovere perché è giusto così”», prosegue il pentito.

IL NOTAIO. «Oltre a questo professionista c’erano altri liberi professionisti?» chiede il pm Curcio. «Sì, c’era il notaio di Cosenza che aveva lo studio a San Giovanni in Fiore, anche lui faceva la sua parte». Il magistrato a quel punto chiede: «Chi raccoglieva i soldi», riferendosi al notaio. «Ma si avvicinava, non so se si avvicinava l’orefice, tra professionisti, non si mischiava erba e lavoro dottore. Se era uno che dovevano fare la forza andavano diciamo i picciotti di manovalanza, se invece doveva rimanere una cosa sciarmonè, come si dice, tra professionisti per non dare all’occhio».

GLI ALTRI PROFESSIONISTI. C’era anche un avvocato «che non mi ricordo il cognome», afferma il collaboratore di giustizia «che fa prendere tanti soldi di assicurazione, sempre di San Giovanni. Poi ci sono dei farmacisti» e conclude. «A me personalmente in più occasioni mi sono arrivati dai 20 ai 25 mila euro tra il dottore, il farmacista …». (Antonio Alizzi)

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