Tutte 728×90
Tutte 728×90

APOCALISSE | Il confronto tra investigatori e avvocati dura oltre sei ore

APOCALISSE | Il confronto tra investigatori e avvocati dura oltre sei ore

Il processo “Apocalisse” procede spedito davanti al tribunale collegiale di Cosenza. Ieri mattina sono stati sentiti sei operanti di polizia giudiziaria, tutti appartenenti all’Arma dei carabinieri, che hanno partecipato alla fase delle indagini preliminari, ognuno con un ruolo diverso. 

La Dda di Catanzaro, rappresentata in udienza dal pubblico ministero Pierpaolo Bruni, ha citato un maresciallo che all’epoca prestava servizio presso il Nucleo Investigativo di Cosenza. Nel corso della sua escussione, relativa all’esame dell’accusa, il testimone ha ripercorso tutte le indagini di sua competenza, riferendo ai giudici in che modo e perché ritenevano che gli indagati fossero componenti di una presunta associazione per delinquere dedita al narcotraffico. La seduta è durata oltre sei ore, con una pausa di circa mezz’ora.

Molto importante per la pubblica accusa il ruolo di Marco Perna. Ma sul punto vi è stato un confronto intenso tra pm e collegio difensivo, in particolare con l’avvocato Filippo Cinnante, difensore del principale imputato. La difesa di Perna ha fatto notare che, escluso il primo capo d’accusa, il nome del presunto capo del narcotraffico non fu riportato dai carabinieri negli altri capi d’accusa, compito che spetta al pm il quale formula il capo d’imputazione. L’avvocato ha voluto far notare che gli investigatori non avrebbero addebitato a Perna altre condotte – vedi i singoli reati fine – mentre per la Dda l’imputato comunque è implicato in tutto il castello accusatorio.

In realtà dalle indagini è emerso che i carabinieri, oltre a sequestrare l’ingente quantitativo di droga in via Rita Pisani a Cosenza e le armi in zona cimitero, non hanno avuto modo di rinvenire altra sostanza stupefacente a carico degli imputati. Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, secondo l’accusa, arriva la conferma che le conversazioni erano alquanto anomale, ma durante il controesame dell’avvocato Matteo Cristiani, il primo testimone ha risposto che le parole di chi era sotto controllo non facevano esplicito riferimento, neanche in modo criptato, alle cessioni di droga.

L’indagine Apocalisse è stata improntata su un’attività tecnica attraverso i Gps che, secondo i carabinieri, ha permesso di ricostruire i movimenti degli imputati che avrebbero dimostrato la loro appartenenza al presunto gruppo associativo, fermandosi davanti l’abitazione di Marco Perna – spesso era Giuseppe Chiappetta, cognato di Perna, a sostare lì – altre volte, nei pressi del garage poi sequestrato, dove non fu attivato alcun sistema video per filmare i movimenti degli indagati.

In relazione alla conoscenza tra il pentito Silvio Gioia – mai condannato prima della sentenza dei mesi scorsi in abbreviato per reati in materia di stupefacenti, come ha fatto rilevare l’avvocato Pierluigi Pugliese – e Marco Perna, è emerso che i due hanno avuto un periodo comune di detenzione carceraria presso la casa circondariale di Cosenza. Altro, ad oggi, non è venuto fuori.

Il 6 luglio sarà una data significativa. La Dda citerà il collaboratore di giustizia Silvio Gioia, in attesa di giocarsi l’altra carta che per ora non è stata scoperta. Parliamo delle dichiarazioni del nuovo pentito Luca Pellicori, imputato in “Apocalisse”.

Il 20 giugno prossimo infine il tribunale di Cosenza sentirà i consulenti tecnici della procura che hanno analizzato la droga e le armi sequestrate dai militari dell’Arma. (a. a.)

 

Related posts