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Analisi tattica: la convinzione e la voglia del Cosenza meglio della qualità del Matera

Analisi tattica: la convinzione e la voglia del Cosenza meglio della qualità del Matera

di Gianluca Gagliardi*
Contro Auteri una prestazione importante ha ricambiato lo spettacolo e l’entusiasmo di un pubblico da sempre (e non solo ieri) da serie superiore.

Una prestazione importante ha ricambiato lo spettacolo e l’entusiasmo di un pubblico da sempre (e non solo ieri) da serie superiore.

Non me ne vogliano De Angelis e la squadra se sono partito evidenziando quello che è stato il dodicesimo uomo in campo e che ha contribuito a dare quel qualcosa in più che solo chi ama il calcio e ha vissuto di calcio può capire. Ulteriore dimostrazione che, se non ancora nei numeri (poche 4500 persone), dal punto di vista emotivo e motivazionale la gente di fede rossoblù quando ce ne bisogno fa la differenza.

Auteri è tecnico navigato ed esperto quanto basta per sapere ciò che dal punto di vista ambientale lo attendeva e in effetti la squadra sin da subito ha cercato di fare la partita con il suo classico 3-4-3 e con la giusta personalità. De Angelis conferma (giustamente) il 4-4-1-1 vittorioso sulla paganese con l’unica variante di Pinna dirottato nel suo ruolo naturale e Tedeschi di fianco a Blondet.

Matera che ha avuto un buon inizio per intensità e velocità della manovra, ma che ha solo dato l’impressione di rendersi realmente pericoloso con un paio di tiri in porta da posizioni defilata. I lucani riuscivano bene nella costruzione del gioco con uno dei due centrali laterali che si alzava portando palla indisturbato per poi cercare la superiorità sugli esterni. Cosa quest’ultima che gli riusciva meglio sulla nostra sinistra. Tutto ciò accadeva perché Mungo attaccava Armellino, che dei due (De rose si alzava, ndr) era quello che si abbassava per prendere e girare palla. Mendicino andava sullo scarico di De Franco e i due esterni d’attacco (Statella e D’Anna) erano costretti ad abbassarsi per seguire Di Lorenzo e Casoli. Entrambi si alzavano per andare successivamente in sovrapposizione ai due esterni d’attacco (inizialmente Sartore a destra e Negro a sinistra). Tutto questo, ripeto, ha funzionato fino alla trequarti, ma non ha trovato mai sbocco centralmente (se non nell’occasione del rigore) e parzialmente dall’esterno per la scarsa consistenza fisica e numerica (massimo due uomini di 1,65/70 cm) a ricevere al centro area.

Bravo il Cosenza a non concedere spazio e profondità ai rapidi e veloci avanti ospiti e ancor di più a non perdere mai di vista l’avversario al centro area che sarebbe stato letale solo se gli avessimo concesso il “tempo” di smarcamento!

Nella fase di non possesso gli uomini di Auteri formavano una linea difensiva a cinque e una a quattro di centrocampo, lasciando inizialmente il pericoloso Carretta ad agire da falso nueve e bravo (grazie ad una velocità importante) ad attaccare spazio e profondità in fase di transizione (ottimo Tedeschi nell’avergli tenuto testa in un paio di circostanze, ndr), accompagnato dai soli compagni di reparto Sartore e Negro.

Gli stessi nel corso della partita si sono alternati al centro dell’attacco dosando equamente le energie, del resto la versatilità e l’intercambiabilità dei ruoli è arma fondamentale per un lavoro equamente suddiviso per consentire a tutti di avere la stessa lucidità nel corso dei 90′.

L’impressione sin da subito è che fosse la catena di sinistra l’anello debole degli ospiti dove agivano Mattera dietro (spesso fuori tempo) Casoli a centrocampo (più bravo ad offendere che a difendere) e Negro avanti (poco adatto ad un lavoro di copertura). Alla fine del primo tempo si può senz’altro dire che il Matera ha avuto una leggero predominio territoriale mentre il Cosenza ha agito di rimessa, ma solo dalla destra dove corsi in due o tre occasioni ha creato qualche pericolo (vedi ad esempio cross da dove è nato un fallo di mano ospite). Statella dalla sinistra e Mungo centralmente hanno trovato pochi spazi per inserirsi o venire a giocare la palla. Penso che la motivazione sia in ciò che ho sostenuto in precedenza: Matera con Di Lorenzo più difensore ad agire su Statella e grande intensità in mezzo al campo e quindi inutilità di Mungo tra le linee.

Il secondo tempo vede per 5′ lo stesso cliché della prima frazione, ma poi il Cosenza ha cominciato a prendere campo e convinzione dei propri mezzi. Una maggiore aggressività e cattiveria nei contrasti ha permesso ai giocatori rossoblù di uscire sempre vincenti nei duelli uno contro uno, di arrivare sempre prima sulle seconde palle e di verticalizzare più velocemente ed efficacemente.

Il gol del raddoppio fotografa nettamente il concetto. Rinvio dritto per dritto di Perina, allungo di testa nientemeno che di Ranieri per Mungo, abile a girarsi e a liberare il solitario D’Anna. Il navigato terzino, anziché tirare, ha freddamente servito una palla solo da appoggiare in rete a Statella. Vero che tutto questo è stato facilitato da un uscita scriteriata di Mattera. Fuori tempo e probabilmente accecato dalla luce, è andato ad impattare con il suo compagno di reparto De Franco, anch’esso salito giustamente per attaccare Mendicino.

Del resto quando regna l’equilibrio solo un errore o una giocata individuale può determinare il risultato. L’espulsione di Casoli prima e Pinna dopo, hanno spento ogni velleità di rimonta per gli ospiti e permesso al Cosenza di chiudere in scioltezza il primo round.
*Gianluca Gagliardi, allenatore ex Cosenza e Triestina

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