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Nicola Gratteri al comitato Schengen: «Ho urlato per un anno per chiudere le indagini sul Cara di Isola»

Nicola Gratteri al comitato Schengen: «Ho urlato per un anno per chiudere le indagini sul Cara di Isola»

Nicola Gratteri a tutto campo. Il procuratore capo di Catanzaro questa sera è stato audito dal comitato per la tutela dell’accordo dell’area Schengen, che si occupa anche del fenomeno migratorio verso l’Italia. 

Il magistrato, introdotto dal presidente Laura Ravetto, ha risposto alle domande dei componenti della commissione, che hanno mostrato interesse sulle precedenti considerazioni espresse dal procuratore Carmelo Zuccaro, capo della procura di Catania.

Il presidente Ravetto, nello specifico, ha chiesto se vi sono, a giudizio di Gratteri, contatti tra le Ong ed esponenti libici, ma sul punto il magistrato di Gerace ha chiarito che «ritenevo all’epoca di difendere Zuccaro perché è un magistrato posato ed equilibrato. Non ho elementi per affermare che vi sono contatti tra Ong e scafisti».

Incalzato dal presidente del comitato, Gratteri ha poi aggiunto che «sarebbe fondamentale capire se vi siano contatti in tal senso, e propongo di inviare agenti dei servizi segreti in Libia sotto copertura. Invece di stare a controllare anche il centro di Roma, potrebbero essere utili a fornire informazioni propedeutiche a comprendere meglio come avvengono determinati meccanismi migratori in Libia o nel centro Africa».

IL CARA DI ISOLA CAPO RIZZUTO. La giornata di Gratteri è stata molto impegnativa. Stamane ha partecipato alla conferenza stampa per i fermi emessi a carico di 52 presunti esponenti del clan “Cerra-Torcasio-Gualtieri”, mentre nel pomeriggio ha presentato un libro nella sede regionale della Rai insieme a tanti studenti.

Ma il comitato ha chiesto delucidazioni in merito all’operazione “Jonny”, che ha portato a 68 decreti di fermo contro il clan Arena di Isola Capo Rizzuto. «Questa indagine risale a tanti anni fa, precisamente al 2009, e nell’ultimo anno mi sono chiesto sempre il motivo per il quale ci abbiamo impiegato così tanto per arrestare queste persone. Vi riferisco che ho dovuto urlare per un anno affinché l’operazione andasse in porto e ringrazio per questo i miei colleghi che hanno lavorato giorno e notte, anche sabato e domenica e soprattutto il generale dei carabinieri e quello della Guardia di finanza che hanno inviato nel mio distretto l’eccellenza della polizia giudiziaria italiana».

Ancora Gratteri: «Sotto la mia gestione abbiamo arrestato oltre 900 persone, triplicando i risultati degli anni precedenti. Perché? Semplice, la procura di Catanzaro è stata inascoltata per anni, ci sono sostituti che hanno oltre 1500 fascicoli, mentre in altre procure ne hanno 200 a testa. Devo dire che il ministro Andrea Orlando mi ha ascoltato e il 2 novembre prossimo arriveranno 6 sostituti, un procuratore aggiunto e 10 giudici al tribunale di Catanzaro».

Sul centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto ha spiegato che «abbiamo accertato che la famiglia Arena, tra le più importanti in Calabria, ha incassato 36 milioni di euro. Un gruppo della Guardia di Finanza di Crotone ha contato pure le presenze di quelli che c’erano in fila per mangiare e quelli che invece hanno contato nel registro delle presenze. Le società erano gestite da prestanome. Mi ha colpito che Leonardo Sacco ha fatto bonifici per 186mila euro a don Edoardo Scordio per assistenza spirituale… In realtà, abbiamo scoperto che chi gestiva il catering se finiva il cibo non dava la possibilità a chi rimaneva senza di mangiare e pensate che nell’ultimo periodo al Cara di Isola Capo Rizzuto sono stati spesi circa 100 milioni di euro, di cui 36 sono finiti alla ‘ndrangheta».

«Il centro di accoglienza – ha proseguito Nicola Gratteri – veniva rifornito dal ristorante il Quadrifoglio, del quale Sacco era socio occulto, nonché presidente della Misericordia». Sul centro di accoglienza per ben due volte l’audizione è stata segretata.

DROGA E ARMI. Un deputato della Lega Nord ha chiesto quali siano gli interessi della mafia calabrese circa il traffico di droga in altri paesi e dove e come avviene l’acquisto delle armi. «La Nigeria è uno dei paese in cui la ‘ndrangheta fa stoccare la cocaina, che poi arriva dalla Liberia o altre volte dalla Spagna o Portogallo. Le armi? Arrivano dalla Bosnia. La guerra nell’ex Jugoslavia è stata una disgrazia per l’Italia. In quel periodo venivano costruite fabbriche nelle montagne che producevano armi ed esplosivi. Ancora oggi in Bosnia c’è la convinzione che un giorno tornerà la guerra. A casa hanno plastico c4, che equivale al tritolo, bazooka e kalashnikov. Una volta un agente sotto copertura dei servizi segreti acquistò del plastico c4 da Reggio Calabria. La ‘ndrangheta alcune volte ha barattato la cocaina con le armi, facendole arrivare dalla Puglia». (a. a.)

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