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Rigoli: «Innamorato di Cosenza, a Matera bisognerà stringere i denti»

Rigoli: «Innamorato di Cosenza, a Matera bisognerà stringere i denti»

L’ex tecnico rossoblù Rigoli domenica sera era in tribuna («solo da spettatore, non si pensi male») e sottolinea: «Dai quarti di finale in poi si resetta tutto, se i Lupi trovassero la giusta alchimia di gruppo…».

Pino Rigoli sedette sulla panchina del “Marulla” quando ancora si chiamava solo “San Vito” e in un’epoca in cui non era tempo per pensare in grande, ma ha lasciato di sé un ottimo ricordo. In serie D, in una di quelle stagioni in cui si iniziava senza sapere come sarebbe andata a finire (Intrieri presidente, ndr), riuscì a far vedere la luce ai tifosi rossoblù. Il 4-3-3, un gioco spumeggiante e i playoff persi a Siracusa con una squadra decimata. In quella partita lui stesso era squalificato, così come il suo vice: a guidare la squadra ci fu il preparatore dei portieri, Andrea Lanni. Da quel pomeriggio di acqua sotto i ponti ne è passata e Rigoli ha conquistato sul campo il diritto di farsi apprezzare anche in Lega Pro.
Rigoli, ripartiamo da dove ci eravamo lasciati: se guarda a quel pomeriggio di Siracusa cosa vede?
«Il mio ricordo? Fu un’annata disastrosa da un punto di vista societario, ma molto intensa dal punto di vista agonistico ed emotivo. Avevamo un grande gruppo-squadra ed un grande amore dei tifosi, che a Cosenza c’è sempre stato, ma in quell’anno ed in quelle difficoltà, si strinsero ancora di più intorno a noi e ci diedero la forza. Noi in cambio abbiamo dimostrato loro grande impegno e grande rispetto per la maglia gloriosa che indossavamo. In quella partita continuo a pensare che sul campo avremmo meritato di più, sebbene ci presentammo a Siracusa con diverse assenze importanti».

Altri tempi! E’ d’accordo?
«Sicuramente! All’epoca ci fu un susseguirsi di vicissitudini societarie problematiche. Ad oggi, il nome “Cosenza” è tornato ad avere un peso in ambito calcistico nazionale ed avergli restituito il giusto rispetto è di certo merito del presidente Guarascio e della sua dirigenza».

Domenica l’abbiamo vista in tribuna a gustarsi il match contro il Matera. Che partita ha visto?
«Non è stata la prima volta per me a Cosenza, quest’anno ero stato al San Vito già in due o tre occasioni. Ci torno sempre con piacere e ho diversi amici in città. Domenica ho visto due squadre forti e dal valore tecnico importante. Indubbiamente il Matera è una squadra che è stata costruita per vincere e ha dimostrato la consistenza del proprio organico. Infatti li abbiamo visti imprimere la propria forza con veemenza, nonostante poi il gol sia arrivato solo su rigore, per altro secondo alcuni molto dubbio. Anzi forse ce n’era un altro prima per il Cosenza, su quel fallo di mano. Ma le dico la verità, non ho avuto modo di rivedere le azioni per poter dire la mia con più contezza. Dall’altra parte c’era un Cosenza ben organizzato e ben costruito, che ha approfittato di alcune defaillance avversarie e che vincendo non ha rubato nulla. Anzi, ha vinto con merito».

I più maliziosi hanno pensato che dietro la sua presenza ci fosse dell’altro…
«Assolutamente no! Le dirò di più, nel pomeriggio ero stato a Catanzaro per il match contro la Vibonese. Guardare le partite è  parte del mio lavoro ed io ho sempre preferito farlo dal vivo, piuttosto che da casa. Giro tutta l’Italia per seguire le partite, sono stato a vedere anche le squadre degli altri gironi, sono stato alla finale di Coppa Italia Primavera, tra Roma ed Entella. Quindi smentisco altre motivazioni, non sono stato contattato da nessuno, è soltanto il mio mestiere!».

Nella gara di ritorno ci saranno delle assenze su entrambi i fronti. Auteri sarà privo di Iannini e Casoli, mentre i lupi non avranno Letizia, D’Orazio e Pinna. Chi perde di più?
«Le assenze lasciano il tempo che trovano, alla fine le partite si giocano sempre 11 contro 11. E poi Iannini mancava anche nella gara di andata. Nei playoff sono le motivazioni ad essere molto forti. A Matera sarà sicuramente una partita dura, spigolosa, su di un campo difficile dove i padroni di casa riceveranno una grossa spinta dal loro pubblico. Il vantaggio del Cosenza consiste nell’aver costretto il Matera a dover vincere per forza, quindi con il risultato dell’andata la partita si è messa leggermente dalla parte dei lupi. Alla fine, pero’, resta sempre una sfida da 50 e 50: le probabilità di passare sono le stesse per entrambe le formazioni e a decidere saranno gli episodi. Poi, dal turno successivo potrebbero esserci diverse sorprese, perché a quel punto si resetta tutto».

Chi andrà in B secondo lei?
«Le favorite sono tante. Io, in cuor mio, mi auguro che possa essere una compagine del girone C, perché è un girone duro, con diverse piazze importanti che non meritano di militare in questa categoria. Ma poi le stesse dovranno confrontarsi con Alessandria, Parma, Livorno ed è probabile che alla fine a spuntarla sia una di queste. Salvo sorprese! In questo torneo può sempre capitare che delle squadre piccole arrivino meglio ai playoff e riservino qualche sorpresa».

Lo stesso Cosenza può essere considerato un outsider?
«Il Cosenza è una buona squadra sotto tutti i punti di vista, ma gli avversari sono forti! Lo abbiamo visto col Matera, che quando imprimeva il suo ritmo metteva i lupi in difficoltà. Ma può ugualmente arrivare in fondo, se si crea la giusta alchimia di gruppo».

Parliamo di lei, cosa non ha funzionato quest’anno ai piedi dell’Etna?
«Posso solo dire che la mia esperienza a Catania è stata straordinaria. Lì ho avuto la fortuna di lavorare con un dirigente di alto livello, quale è Pietro Lo Monaco. Non posso che ringraziarlo per avermi dato l’opportunità di fare un’esperienza dalla quale esco sicuramente più forte di prima».

E per il futuro, se dovesse arrivare una chiamata da Cosenza, ci penserebbe?
«Se mi fa questa domanda, forse lei non conosce il mio legame con la città e con la gente di Cosenza. Io ritengo Cosenza, insieme ad Agrigento, le esperienze che mi hanno lasciato i ricordi più importanti. Va da sé che non ci penserei due volte, anzi sarebbe un vero onore per me sedere nuovamente su quella panchina. Fermo restando che poi, da professionisti, bisogna cercare sempre il meglio. È necessario sedersi ad un tavolo con la società, parlare di programmi, confrontarsi. Ma ribadisco, al momento non c’è stato nessun contatto tra me e i rossoblù». (Carmen Esther Artusi)

 

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