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Demolito il troll

Demolito il troll

– l’editoriale di Piero Bria –
A Matera dovevano fare un sol boccone dei Lupi. La storia ha avuto un epilogo diverso. Ma non possiamo e dobbiamo accontentarci. A Pordenone altra battaglia. Oltre ai risultati del campo serve una programmazione a lungo termine. 

Nel precedente editoriale scrissi: “serve un miracolo”. Ma il riferimento non era alla gara di Matera. Bensì al miracolo da compiere per arrivare in Serie B. Perché dopo la Paganese, dopo la doppia sfida con la squadra di Auteri… ora ci tocca concedere un bis e nuovamente con doppia sfida. Il tutto finalizzato all’accesso delle Final Four di Firenze dove si giocheranno semifinale e finale. Play-Off infiniti dove a contendersi l’ambito traguardo ci sono squadre come il Parma, il Lecce, la Reggiana, l’Alessandria e il Pordenone (nostro prossimo avversario). Ecco perché ho usato il termine “miracolo”.

Niente paura, non voglio dilungarmi sulle dinamiche della partite sin qui disputate, seppur avvincenti. Ieri a Matera il Cosenza è riuscito a compiere un’impresa. Non un “miracolo”, come spesso si dice in circostanze simili, perché il termine implica “andare oltre le possibilità dell’azione umana” e non mi pare questo il caso (anche perché daremmo troppo valore alla squadra di Auteri il quale, consentitecelo, ha perso un’altra occasione per dimostrare quella sportività e quella sagacia che differenziano i perdenti dai vincenti). Diverso sarebbe festeggiare la Serie B.

Beh, in quel caso il Cosenza, dopo il campionato disputato, andrebbe oltre l’immaginabile.

Rafa Nadal, al rientro dopo un lungo infortunio, precisò: «La forza mentale distingue i campioni dai quasi campioni». Perché a volte non basta essere più tecnico, avere più soldi, aver concluso il campionato davanti ai tuoi prossimi avversari. Si parte sempre dallo 0-0 e da una certezza… chi ha più fame vince. E se avere fame significa avere voglia di gloria immensa, beh questi giocatori stanno dimostrando di averne tanta.

Perché parliamoci chiaramente. Ieri a Matera tutti si aspettavano l’assedio. Ma il Cosenza, seppur rischiando e con un Perina in grande spolvero, è riuscito a limitare una squadra che è sembrata imprigionata nella propria bellezza. A Matera si saranno ripetuti in questi giorni, guardandosi allo specchio, che erano i più belli del reame. Salvo poi accorgersi che, il giorno del grande ballo, servivano concretezza e determinazione. Quello che ha avuto il Cosenza. Una squadra che, settimane fa, Cassano avrebbe definito di “scappati di casa” e che, oggi, si gode un cambio di mentalità dettato anche dagli stimoli di quelle gare per cui ti alleni una stagione intera facendo sacrifici, tra insulti e applausi, con la speranza di poter diventare protagonista.

Ah, quasi dimenticavo. Nell’elogio del collettivo consentitemi di santificare Pietro Perina. Se andate in giro per i campi di Serie A fino ai dilettanti vi diranno a gran voce che i portieri moderni non possono e non devono essere sotto il metro e 90 centimetri. Perché? I motivi sono molteplici e riguardano l’evoluzione del ruolo. Ma non voglio entrare nel merito… bensì precisare che Perina è alto un metro e 86 centimetri. E sono bastati, anzi sono risultati determinati. Una certezza tra i pali, un giocatore fondamentale a dispetto di quello che il ruolo moderno impone. E i centimetri che mancano al numero uno rossoblu sono stati compensati da quelli che i suoi compagni non hanno concesso al Matera. Demolito il Troll che voleva trasformarsi in principe azzurro e che doveva spazzarci via con estrema semplicità. Demolito al cospetto della sua gente che era convinta di umiliarci e renderci più piccoli di come potevamo essere.

E ora? Cosa ci riserva il futuro? Andremo in Serie B?

Inutile rispondere a ciò che ancora deve essere scritto. Quello che possiamo augurarci è che il presidente Guarascio inizi seriamente a pensare ad un progetto tecnico di almeno cinque anni. Un progetto che interessi il settore giovanile e sia funzionale per la prima squadra. Un progetto che abbia dei soggetti chiari e definiti nel tempo e che non preveda cambi annuali di direttori sportivi o allenatori.

In tal caso potremmo scrivere e garantire che il futuro del Cosenza, a prescindere da una vittoria o una sconfitta, sarà vincente. Perché seminare non sempre significa raccogliere, ma se hai idee chiare e grandi ambizioni stai certo che la semina ti porterà dei buoni frutti.

Ed è un po’ quello che è avvenuto a Pordenone. Il nostro prossimo avversario ha puntato su un allenatore (Tedino) amante del calcio propositivo e che, anche grazie alla libertà concessagli dalla società, sta attuando un progetto tecnico che interessa il settore giovanile in funzione del gioco che attua la prima squadra. Così interessante da portare i neroverdi tra le otto compagini ancora in lizza per la promozione in B. Le 68 reti realizzate fanno paura ma, al tempo stesso, le 42 subite dimostrano che ogni squadra può avere un punto debole. A Pordenone mercoledì prossimo, Al Marulla il 4 giugno. In queste due sfide sapremo la verità.

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