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Gravina: «Addio Lega Pro, torniamo Serie C. Ma a settembre i campionati non partono se…»

Gravina: «Addio Lega Pro, torniamo Serie C. Ma a settembre i campionati non partono se…»

E’ una questione di soldi. Il presidente Gravina minaccia decisioni drastiche dopo la modifica della legge Melandri: «Le nostre società perderebbero cinque milioni secchi».

«In assemblea abbiamo deciso di non partire con i prossimi campionati di Lega Pro se non ci saranno cambiamenti». Lo ha detto il presidente della Lega Pro, Gabriele Gravina, al termine dell’assemblea di Lega Pro svoltasi oggi a Firenze. Il numero della futura Serie C fa riferimento alla modifica della legge Melandri secondo cui le società della terza serie perderanno complessivamente cinque milioni secchi. A suo avviso questo significherebbe far morire il calcio della Lega Pro.

«Non partiremo non perché uno vuole provocare o vuole attivare delle proteste – ha aggiunto Gravina – ma perché noi vogliamo sensibilizzare un mondo che colga il momento e l’occasione di poter capire finalmente quale è l’urlo, l’aiuto, che si chiede ad un mondo che deve un attimo destarsi per cercare di accompagnare il processo di crescita e di rispetto della dignità di una componente che è costretta, fra virgolette, a fare attività impegnata in una rivoluzione culturale, impegnata nella coesione sociale, impegnata nel cercare di valorizzare i propri territori. E tutto questo con le risorse dei propri dirigenti»

«La Lega Pro ha lanciato una sfida – ha sottolineato Gravina – Vogliamo far sì che si trovi una soluzione ai problemi del calcio italiano. C’è un problema di sistema, di riequilibrio di risorse, di politica sportiva e su questo ci dobbiamo interrogare. Delle quattro società promosse in B due sono ai playoff ed una direttamente in serie A, mentre su 4 che retrocedono della B di solito tre falliscono».

Gravina è un fiume in piena «All’interno della Lega Pro stiamo portando avanti con grandi sacrifici e con grande attenzione progetti di alta innovazione – ha proseguito – ma a volte vedo che qualcuno fa ironia, come nel caso del rating. Non è un mio brevetto ma una modalità di applicazione di alcuni indici in un sistema economico rendono credibile l’azienda e noi dobbiamo cercare di essere credibili. Ho già incontrato il ministro per lo Sport, Luca Lotti, e lo rivedrò ancora. Ho avuto da lui la massima disponibilità nell’affrontare uno dei progetti più importanti che sta a cuore alla Lega Pro, quello della formazione. Un progetto che tende ad evitare la dispersione scolastica quindi il progetto dell’apprendistato. Devo dire che il ministro è particolarmente sensibile su questo tema».

Non solo proteste vibranti, ma anche un annuncio a margine dei sorteggi dei playoff. Ci sarà un ritorno alle origini per la Lega pro che tornerà a chiamarsi Serie C. Lo ha deciso oggi all’unanimità l’assemblea della lega svoltasi a Firenze. «Siamo nati come Serie C – ha concluso il presidente Gabriele Gravina – e, in particolare, siamo identificati da tifosi e appassionati con il nome originario, che è identità».

SOSTEGNO DA TOMMASI. «Il problema della sostenibilità riguarda anche noi». Il presidente dell’Aic, Damiano Tommasi, si schiera a fianco del presidente della Lega Pro, Gabriele Gravina, che ha minacciato il blocco del campionato senza gli adeguati cambiamenti sull’applicazione della vecchia legge Melandri. «Con la Lega Pro abbiamo avviato l’iter di riforma – ricorda Tommasi – E’ evidente che c’è qualche problema, abbiamo cercato di accompagnare il processo di rafforzamento degli aspetti finanziari ed economici dei club e bisogna continuare su questa strada senza dare un colpo forte come avverrebbe con l’applicazione della “vecchia” Melandri che ha cambiato la situazione. Come Aic vorremmo che la sostenibilità del sistema venisse garantita, così che i club possano continuare a fare calcio, per questo siamo a fianco della Lega Pro: dobbiamo cominciare a discuterne a livello federale, ma a noi quello che interessa è che alla Lega Pro venga dato quello che le spetta».

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