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SIX TOWN | Il gip di Catanzaro scarcera Valentino De Francesco

SIX TOWN | Il gip di Catanzaro scarcera Valentino De Francesco

In attesa che venga fissata la nuova udienza davanti al tribunale del Riesame di Catanzaro, dopo l’annullamento con rinvio deciso dalla Suprema Corte di Cassazione, il gip Distrettuale di Catanzaro Battaglia ha revocato la custodia in carcere a uno degli indagati dell’operazione “Six Town”, coordinata dalla Dda di Catanzaro, che nei mesi scorsi ha portato all’arresto di numero presunti affiliati al clan di Belvedere Spinello e San Giovanni in Fiore.

Si tratta di Valentino De Francesco – ora sottoposto agli arresti domiciliari – che per la pubblica accusa è uno dei presunti partecipi dell’associazione mafiosa dedita al narcotraffico, ma come ha evidenziato la Cassazione questa motivazione non regge. Gli avvocati Cesare Badolato e Antonio Quintieri, infatti, avevano fatto emergere tutte le incongruenze della prima ordinanza emessa dal Riesame di Catanzaro che davanti agli ermellini è stata smontata punto su punto.

De Francesco – secondo la Dda di Catanzaro – avrebbe ricevuto ingenti quantitativi di droga da Giovanni Madia e in altri casi avrebbe assunto il ruolo di corriere, fornendo o spacciando al minuto la sostanza stupefacente di tipo pesante, per favorire il presunto locale di ’ndrangheta di Belvedere Spinello.

La Cassazione, tuttavia, ritiene che «il provvedimento impugnato motiva in termini assolutamente generici per ritenere la responsabilità per il reato associativo; la cessione di hashish è attività che appare slegata da quella della associazione criminale e, comunque, quello accertato è un singolo episodio in cui emerge il rapporto solo con Madia senza che venga indicato alcun altro elemento utile per la partecipazione alla associazione», mentre «il primo motivo è invece infondato per quanto riguarda la gravità degli indizi per la detenzione dell’hashish, avendo il tribunale dato adeguata e plausibile motivazione sulla riferibilità anche al ricorrente di tale partita di droga». Infine, «è invece fondato limitatamente alla dedotta non configurabilità della aggravante citata, non essendo stato rappresentato nell’ordinanza alcun elemento a sostegno della finalità di favorire l’associazione mafiosa» (Antonio Alizzi)

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