Giudiziaria

CASO BERGAMINI | Ecco cosa chiede l’ex fidanzata al gip di Castrovillari

Dopo aver pubblicato le richieste del procuratore capo di Castrovillari, Eugenio Facciolla, oggi proponiamo i quesiti presentati al gip di Castrovillari, Teresa Reggio dall’ex fidanzata di Denis Bergamini, Isabella Internò. 

La signora ha chiesto al giudice la massima riservatezza, perché ritiene che la sua persona sia sottoposta a processi mediatici in un clima di caccia alle streghe.

I QUESITI. Sono nove le richieste formulate al gip Reggio, che dovrà a questo punto individuare i tecnici che avranno il compito di riesumare il cadavere dell’ex centrocampista del Cosenza. Nel primo punto, Isabella Internò – difesa dall’avvocato Angelo Pugliese – chiede di verificare, presso gli uffici del comune di Argenta, se il feretro sia mai stato soggetto ad attività di traslazione successive a quella operata nell’occasione dell’autopsia eseguita il 4 gennaio del 1990 dal medico-legale Francesco Maria Avato.

Nel secondo e terzo punto, l’indagata chiede di verificare se la salma di Denis sia stata mai soggetta ad estumulazione, esumazione per motivi diversi o se è stata soggetta a trattamenti con potere biodegradante atti ad accelerare il processo di decomposizione finalizzato alla traslazione.

Inoltre, la Internò ha chiesto di accertare la perfetta integrità del sigillo in cls o in muratore applicato il 4 gennaio del 1990 sulla bocca del loculo posto a garantire la perfetta chiusura ermetica della bara che ospita la salma di Bergamini.

La richiesta dell’indagata mira anche ad accertare la perfetta integrità dell’intero vano murario, rilevando l’eventuale presenza di alterazioni dello stato dell’opera e la perfetta integrità della stagnatura del cofano in zinco e la presenza di diversi punti di saldatura tra le superfici di contatto della cassa metallica interna compatibile con la prima tumulazione e la seconda operata in occasione dell’autopsia.

L’altra richiesta riguarda l’esame Tc tridimensionale che nei fatti ha permesso alla procura di Castrovillari di ottenere la riapertura delle indagini. In questo caso la signora chiede di accertare le effettive lesioni riportate da Denis al momento dell’impatto e la compatibilità tra quanto periziato e quanto descritto nella perizia medico-legale redatta dal prof. Avanti nel 1990. E ancora: al gip viene chiesto di prelevare i capelli, il midollo osseo o qualsiasi altra parte di quanto rinvenuto all’interno della bara per consentire un esame tossicologico avente ad oggetto la ricerca di farmaci e/o droghe, come già richiesto dal procuratore capo Facciolla.

Infine, la Internò ha chiesto di acquisire i vari frammenti di organo ancora in essere al fine di accertare la vitalità delle lesioni riscontrate sul corpo di Bergamini.

LO SFOGO. Isabella Internò è entrata nel ciclone giudiziario-mediatico, quando l’allora procuratore capo di Castrovillari, Franco Giacomantonio decise di iscriverla nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario. Anni di indagini, centinaia di testimoni sentiti, analisi del Ris e consulenze tecniche singole e a doppia firma per arrivare a una richiesta di archiviazione del caso per infondatezza dell’ipotesi di reato.

Il decreto firmato dall’allora gip Anna Maria Grimaldi, che l’attuale procura di Castrovillari ha messo in discussione, presenta tre punti fondamentali che la nuova indagine dovrà superare. E questi tre punti portano il nome di tre testimoni: Mario Panunzio, Francesco Forte e Rocco Napoli. 

Isabella Internò nell’istanza presentata al gip Reggio scrive che «l’incidente probatorio svolgendosi nel contraddittorio delle parti offre maggiori garanzie rispetto all’avviso di accertamento tecnici irripetibili» e questo potrebbe rendere «non necessario un ulteriore proseguimento delle indagine riaperte» e «portare, una volta per tutte, alla definizione del procedimento evitando un continuo stillicidio mediatico».

Nella prima parte della richiesta a sua firma ha evidenziato che «le indagini sono state riaperte per soddisfare una parte processale di questo procedimento che lungi dal raggiungimento del nobile fine della ricerca della verità». Secondo la Internò vi sarebbe una strumentalizzazione del caso da parte di alcuni organi di stampa. «Nessuno risparmia accuse, volgarità, minacce e sentenza di condanna che inevitabilmente investono anche i miei familiari». E ribadisce che «dopo quasi 28 anni dai fatti voglio chiudere in maniera, spero definitiva, questo capitolo della mia vita e ritengo, quindi, opportuno addivenire all’accertamento processuale dei fatti avvenuti la sera del 18 novembre del 1989». (Antonio Alizzi)

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Redazione Cosenza Channel

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