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Silipo: «Fontana gran professionista, lo amerete. Vi racconto quando per il Cosenza rifiutai la A…»

Silipo: «Fontana gran professionista, lo amerete. Vi racconto quando per il Cosenza rifiutai la A…»

L’ex tecnico Silipo: «Fontana l’ho sentito in questi giorni e non vede l’ora di iniziare a lavorare. Complimenti a Guarascio, ha avuto il coraggio di Serra. Quel 92/93 è ancora una ferita che brucia. Avremmo meritato di salire in Serie A».

Con il suo Cosenza 25 anni fa fece sognare un’intera città ed un’intera provincia. Oggi il suo nome è tornato in auge visto che i Lupi hanno ingaggiato nuovamente un allenatore di Catanzaro. Stiamo parlando di Fausto Silipo, primo allenatore del capoluogo a guidare i Lupi. Lo fece per due stagioni (92/93 e 93/94) e tre partite (due anni dopo). Nonostante la provenienza, al San Vito Silipo ha lasciato un ricordo straordinario con la Serie A sfiorata durante la sua prima annata. Della sua esperienza in riva al Crati e dell’ingaggio di Gaetano Fontana, l’ex allenatore rossoblù ne ha parlato in esclusiva con Cosenza Channel.

Con Fontana, toccherà nuovamente ad un tecnico catanzarese guidare il Cosenza. Cosa ne pensa del nuovo allenatore dei Lupi?
«Quando si parla di Gaetano Fontana, io forse sono troppo di parte. Lui e Criniti sono i due prodotti migliori venuti fuori dal vivaio del Catanzaro che ho guidato dal 1987 al 1989. Due calciatori straordinari che hanno fatto una splendida carriera. Gaetano è una persona intelligentissima ed un gran lavoratore  che saprà calarsi benissimo nell’ambiente di Cosenza. Conosco la città e sono sicuro che uno come lui saprà farsi amare».

Lo ha sentito in questi giorni? Che consigli gli darebbe?
«Si ci siamo sentiti. Ma l’ho chiamato solo ed esclusivamente per fargli i complimenti. Non ha bisogno di nessun consiglio. So che, sia lui che la società, hanno voluto fortemente questo matrimonio. E’ carico e non vede l’ora di poter iniziare a lavorare».

Venticinque anni fa non esistevano i social. Oggi secondo Silipo che effetto può fare ad un allenatore come Fontana, essere accolto con qualche mugugno viste le sue origini catanzaresi?
«E’ vero. Non c’era internet, ma anche a me vennero a fare scritte sotto casa quando firmai per il Cosenza. Ogni mondo è paese e dappertutto esistono le minoranze becere. Chi giudica solo da queste cose c’entra poco con il calcio. Io a Cosenza, è inutile dirlo, mi sono trovato benissimo sia fuori che dentro il campo. Ogni volta che torno da quelle parti mi sento a casa. Devo fare i complimenti al presidente Guarsascio per il coraggio di non essersi fatto influenzare da nulla. Lo stesso coraggio che ebbe Serra con me 25 anni fa. Mi piace pensare che io abbia fatto un pò da apripista».

Ed a proposito dei suoi campionati da allenatore. Il rammarico c’è ancora per quella doppia sfida casalinga con Cremonese e Ascoli che avrebbe potuto regalare la Serie A a poche giornate dalla fine di quel torneo 92/93?
«Io ancora non ci dormo la notte. Meritavamo di salire in Serie A. E’ una ferita che ancora brucia tanto. Delle due partite sicuramente la prima contro la Cremonese persa per 1-0 ci tagliò le gambe e ci tolse molto entusiasmo. Contro l’Ascoli eravamo già mentalmente scarichi. Peccato. Ero certo che ce l’avremmo fatta. Vi svelo una cosa che sanno in pochissimi. Io per Cosenza rifiutai la Serie A. In primavera mi chiamò l’Atalanta. Risposi che ne avremmo potuto parlare a fine anno. Non si fecero più sentire. Certi treni passano una volta solo nella vita. Ma io ero convinto che in A ci sarei salito con il Cosenza». (Alessandro Storino)

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