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Prendocasa Cosenza: «Via Savoia da isola di dignità a merce di scambio?»

Prendocasa Cosenza: «Via Savoia da isola di dignità a merce di scambio?»

Il movimento Prendocasa che lotta contro l’emergenza abitativa a Cosenza sottolinea: «Via Savoia, da stabile invisibile, improvvisamente, si trasforma nel centro degli appetiti istituzionali. Miracoli degli accordi trasversali».

«Dall’accordo tra Regione, Comuni e Provincia, siglato qualche settimana fa a proposito della questione metro, apprendiamo che l’amministrazione provinciale di Cosenza provvederà a consentire il trasferimento temporaneo, in coerenza ai tempi previsti nell’accordo, degli uffici Aterp negli immobili di proprietà in località Vaglio Lise (attuale Palazzo degli Uffici), anche nelle more dell’acquisizione degli stessi da parte della Regione. E fino a qui niente di nuovo: lo spostamento temporaneo dell’Aterp serve per far partire da subito il progetto del Museo di Alarico, progetto che, per il Comune, attualmente, rappresenta una priorità. Tant’è vero che corrisponderà entro 5 anni, con erogazione della prima annualità entro 90 giorni dalla disponibilità e trasferimento del possesso dell’ex Hotel Jolly, l’importo di 800.000 euro, quale prezzo dell’acquisto definitivo». Inizia così una nota diffusa dal comitato Prendocasa Cosenza che da anni lotta contro l’emergenza abitativa in città.

«Nell’accordo di programma – continua Prendocasa – nella parte che riguarda il Comune di Cosenza, al punto 7 troviamo la seguente citazione: “favorire, per quanto di competenza, l’ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie per l’immediata ristrutturazione e apertura degli uffici della nuova sede Aterp”. La nuova sede Aterp, al quale fa riferimento l’accordo, dovrebbe essere a questo punto l’occupazione abitativa di via Savoia. Su questo c’è da aggiungere che sono anni che Aterp e Comune fanno a sportellate sugli ex uffici di via Savoia. L’Aterp, infatti, chiede da anni un aumento di volumetria, che altrimenti non permetterebbe il totale trasferimento dei dipendenti, ma a quanto pare anche su questo punto l’accordo è stato trovato. Il fantasma di Alarico è riuscito a metterli daccordo tutti».

«Ora, alcune domande sorgono spontanee – puntualizzano da Prendocasa – Dato che nell’accordo si parla di grandi opere e rigenerazione urbana, che fine faranno gli occupanti di via Savoia? Arriveranno le solite proposte tampone che, ancora una volta, non risolveranno il problema dei tanti che affollano le mura dei vecchi uffici dell’Aterp? Pare che, oltre alla questione della metro, un’altra cosa li abbia messi tutti d’accordo: lo sgombero dell’occupazione abitativa di via Savoia. E allora, ecco che nella Cosenza del futuro via Savoia pare essere diventata il reale nodo del contendere, la posta in gioco più alta, la merce di scambio più preziosa. Eppure, questa piccola isola di dignità e libertà in un quartiere così popoloso, negli ultimi mesi, ha ricevuto enorme solidarietà e complicità. Tanti cosentini e cosentine sono venuti a dare una mano per rimettere su una struttura lasciata all’abbandono e al degrado per anni e che, solo adesso, ritorna di interesse strategico. Via Savoia, da stabile invisibile, improvvisamente, si trasforma nel centro degli appetiti istituzionali. Miracoli degli accordi trasversali, miracoli della politica fondata sulla moneta sonante».

«E, ancora, ci chiediamo, è forse dovuto a questo il morboso interesse delle Forze dell’Ordine, cresciuto a dismisura dopo l’esposizione degli striscioni contro le politiche di Minniti fuori dalle nostre occupazioni e la mobilitazione universitaria contro lo stesso Ministro dell’Interno? Negli ultimi giorni, infatti – chiude Prendocasa – stiamo registrando pressioni da parte della Questura di Cosenza che, quotidianamente, sosta a pochi metri da via Savoia, fermando, identificando e controllando ripetutamente chi ha deciso di riappropriarsi del diritto alla casa. Esigiamo chiarezza circa le intenzioni reali delle istituzioni sullo stabile di via Savoia. Sull’altare della speculazione del nostro territorio e degli accordi di palazzo si sacrificheranno i ceti popolari che in assenza di riconoscimento dei propri diritti hanno deciso di riprendersi un tetto sulla testa?».

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