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A Corigliano sbarcano 923 migranti. Il sindaco: «Le strutture sono sature»

A Corigliano sbarcano 923 migranti. Il sindaco: «Le strutture sono sature»

Il sindaco di Corigliano Giuseppe Geraci dopo lo sbarco di migranti: ««Al momento non sappiamo ancora dove collocare i minori non accompagnati arrivati oggi nel nostro porto. E’ davvero una tragedia».

E’ approdata nel porto di Corigliano Calabro la nave militare tedesca Rhein con a bordo 923 migranti. Il gruppo è composto da 595 uomini, 121 donne, delle quali 14 incinte e 203 minori. I migranti sono tutti sub sahariani. Solo a conclusione dello sbarco sarà possibile sapere quanti sono i minori non accompagnati. Sulla nave ci sono anche sette feriti ma non gravi. Un nucleo familiare composto da padre, madre ed un figlio minore, che erano a bordo della Rhein, sono stati sbarcati ieri a Pozzallo a causa delle ferite gravi dell’uomo.

Per gli altri, i primi accertamenti sanitari non hanno evidenziato patologie gravi. Sul posto, coordinati dalla Prefettura di Cosenza, sono presenti le autorità portuali, le forze dell’ordine e le associazioni di volontariato. Le operazioni di sbarco, per l’elevato numero di migranti, saranno effettuate tra oggi e domani. I migranti saranno poi trasferiti in diverse Regioni in base al piano del Viminale. I minori non accompagnati resteranno in Calabria.

«Al momento non sappiamo ancora dove collocare i minori non accompagnati arrivati oggi nel nostro porto. E’ davvero una tragedia perché il palazzetto dello Sport e la scuola, strutture individuate per l’accoglienza, sono ormai saturi in seguito all’ultimo sbarco e quindi non abbiamo davvero più immobili dove collocarli». Lo afferma il sindaco di Corigliano Calabro Giuseppe Geraci in merito allo sbarco di stamani.

«Ho tante difficoltà – prosegue – anche se ormai sono abituato alle tempeste più perfette, ma davvero la situazione è preoccupante. Oggi sono 203 i minori migranti che stanno sbarcando ed insieme al prefetto Gianfranco Tomao stiamo discutendo per capire come risolvere il problema delle strutture di accoglienza che è difficile reperire».

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