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Pascali: «Ci siamo fatti tre reti da soli, io felice di aver esordito con un gol»

Pascali: «Ci siamo fatti tre reti da soli, io felice di aver esordito con un gol»

Il difensore rossoblù Manuel Pascali ha fatto il suo esordio al Marulla con gol: «Sto rosicando molto per il risultato, ma abbiamo disputato un’ottima gara contro una big».

Potrebbe già essere il candidato principale a diventare beniamino del Marulla. La sua simpatia, del resto, è cosa nota a chi popola il mondo dei social. I compagni di squadra hanno imparato a conoscere Manuel Pascali in ritiro, mentre i tifosi del Cosenza ne hanno apprezzato le doti da gladiatore questa sera. «Sto rosicando molto per il risultato – ha detto – Abbiamo disputato un’ottima partita contro una formazione forte che l’anno scorso è arrivata in finale. C’è rammarico per aver concesso tre gol su errori nostri. Dispiace, perché ci tenevamo molto ad andare a Salerno: sarebbe stato un modo per amalgamare ancora di più la rosa»

Nota dolente sono stati invece i calci piazzati: l’Alessandria spesso è arrivata vicina al gol svettando di testa, realizzando poi due delle tre reti proprio in acrobazia. «Siamo partiti con troppo rispetto – ha spiegato Pascali – poi siamo usciti alla grande. Abbiamo perso però soltanto per colpa nostra. Da un lato questo aspetto deve farci piacere, consapevoli che c’è tutto il tempo per aggiustare il tiro».

La sua rovesciata è stata bellissima. «Cercavo da un po’ il gol – aggiunge Pascali – Quella palla saltellava, saltellava… sembrava aspettasse me. Ho parlato con Corsi e Pinna nel post-gara e siamo concordi nel fatto che non abbiamo demeritato contro degli attaccanti top. Ribadisco che i gol li abbiamo regalati noi e me ne assumo le responsabilità perché a 35 anni tocca a me».

Chiusura dedicata al vantaggio numerico non sfruttato dal Cosenza. «Non siamo riusciti a narcotizzare la gara con l’uomo in più – ha sentenziato Pascali – ma abbiamo preso il 2-2 e il 3-2 su calcio piazzato. L’idea era quella di farli girare, ma è stata qualcosa di mentale perché loro erano stanchi quanto noi. Anzi forse di più perché avevano l’uomo in meno».

 

 

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