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Analisi tattica: Cosenza, serve tempo per assimilare le idee di Fontana

Analisi tattica: Cosenza, serve tempo per assimilare le idee di Fontana

di Gianluca Gagliardi*
L’eccessiva foga e la voglia di fare risultato hanno condizionato la prestazione soprattutto dei padroni di casa. Loviso deve crescere e prendere per mano i propri compagni.

Cosenza-Paganese doveva essere la partita del riscatto per entrambe le compagini visto l’esordio negativo della prima giornata. Proprio l’eccessiva foga e la voglia di fare risultato penso abbiano condizionato la prestazione soprattutto dei padroni di casa. Statella e compagni, infatti, sin dal 1′ hanno cercato di dare alla partita un preciso indirizzo volto ad aggredire alto in fase di non possesso e cercare il fraseggio in fase di costruzione come unica soluzione quando la squadra era in possesso palla.

Squadre con lo stesso schieramento, 4-3-3, ma con interpreti e caratteristiche diversi in alcuni ruoli chiave. Loviso-Carcione, i due play e più esperti delle rispettivi compagini, avrebbero dovuto garantire qualità e sostanza: il primo ancora non è il giocatore che in passato abbiamo ammirato in categorie superiori, il secondo (probabilmente più abituato al nostro girone) ha sin dal 1′ diretto con maestria e efficacia ma senza eccessi, la sua squadra e i giovani che la compongono!

Fontana decide di dare a Mendicino il compito di attaccare Carcione mentre Favo chiede ad una delle due mezzali di alzarsi su Loviso ogni qualvolta lo stesso entrava in possesso. Come a Monopoli, anche sabato sera l’ex bolognese non si è mai messo in condizione di ricevere palla fronte al campo, ma si è limitato ad un continuo scarico all’indietro fino a generare l’errore (che ci può stare) di Perina in occasione dello 0-1.

Da Loviso ci si aspetta che “prenda” la squadra per mano e si assuma qualche responsabilità in più con personalità, magari abbassandosi sulla linea dei difensori a ricevere la sfera o tentando qualche cambio di gioco! Nulla da eccepire sull’impegno e sulla serietà del ragazzo, ma la mia vuole essere una considerazione di stima verso chi può dare di più dal punto di vista qualitativo.

Mendicino e Regolanti sono due punte centrali (sabato) da servire in modo diverso viste le qualità fisiche e tecniche e sappiamo come le caratteristiche dei giocatori che occupano questo ruolo nel 4-3-3 condizionino lo sviluppo del gioco in fase di possesso. Altra considerazione (amara) da sottolineare ed emersa prima ancora che la partita iniziasse, è lo stato pessimo del terreno di gioco del Marulla. Chiaro che non è mia volontà chiamare in causa nessuno e se pur immagino il perché si sia arrivato a queste condizioni, mi limito ad evidenziare che anche questo non agevoli l’intenzione di chi vuole giocare palla a terra e quindi a calcio!  Vero che poi si debba fare di necessità-virtù in funzione non di quello che vorrei, ma di quello che posso fare pur di raggiungere l obiettivo primario: vincere!

Cosenza come detto che sin da subito dà l’impressione di voler fare sua la partita e questa eccessiva voglia l’ha portato a cercare troppo in fretta la giocata in verticale. La Paganese si difendeva in 10 nella propria metà campo e i padroni di casa iniziavano l’azione portando dopo solo due passaggi otto/undicesimi nella metà campo avversaria. Soli i centrali (Idda e Pascali) giovavano palla sempre al “limite” con il rischio ripartenza in caso di passaggio errato. Chiaro che con 18 uomini stazionati in 30/40 metri di campo, diventa più difficile trovare gli spazi e vedere il compagno senza un avversario d avanti.

Magari un po’ più di pazienza nel giro palla, anche ripetuto diverse volte, e la partecipazione dei centrocampisti in fase di costruzione avrebbe potuto richiamare l’avversario e consentire ai difensori centrali qualche pausa per rifiatare.

Il voler essere sempre alti e comandare il gioco presuppone che la tua squadra sia in possesso di determinate qualità tecniche e fisiche. Pertanto penso che il lavoro del tecnico del Cosenza necessiti di più tempo vista la voglia dei giocatori nel voler tentare sempre la giocata assumendosi responsabilità individuali (Perina in primis) che a lungo andare può dare soddisfazioni al pubblico silano.

Questo perché ritengo ancora insufficiente la condizione fisica di qualche giocatore e in via di assimilazione il “credo” del proprio allenatore. Sono convinto che il giorno dopo Fontana avrà valutato e commentato con la propria squadra, non tanto il risultato del primo tempo, ma del perché non si sia riuscito per 40′ ad impensierire il portiere ospite.

Il secondo tempo ha visto il Cosenza creare più occasioni nelle quali la fortuna non l’ha sicuramente premiato. Il calo prevedibile dell’avversario, che lentamente perdeva pezzi, ed una maggiore velocità della palla hanno consentito ai padroni di casa di arrivare in soli 15′ più volte alla conclusione.

La fortuna è fondamentale, ma è secondaria se si deve sempre rincorrere e giocare in affanno. L’innesto di Baclet per Loviso ci ha fatto vedere per la prima volta un Cosenza tatticamente diverso (4-2-4), ma altrettanto pronto è stato l’allenatore ospite che con l’uscita di Meroni (fresco ex) e l’inserimento del giovane Dinielli decide di abbassare l’esperto Carcione e sistemarsi con più coperto 5-3-2- Così facendo lascia al 40enne Scarpa e all’esausto Talamo il compito di provare a tenere palla e ripartire.

Andando controcorrente (per quello che leggo e sento) ritengo che un giocatore più degli altri si sia preso responsabilità anche tecniche (suoi gli unici 3 cambi di gioco nei 94′), spronando i compagni e facendo sentire la sua presenza. Proprio  per questo sabato sera Pascali probabilmente era il capitano
* Gianluca Gagliardi, allenatore ex Cosenza e Triestina

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