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Arrestato in Uruguay il boss della ‘ndrangheta Morabito. Esulta Minniti

Arrestato in Uruguay il boss della ‘ndrangheta Morabito. Esulta Minniti

Morabito aveva con sé documenti brasiliani a nome Francisco Capeletto. Per lui, trovato in un lussuoso hotel, un provvedimento di cattura “rosso” dell’Interpol.

Inserito da tempo nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità, insieme tra gli altri a Matteo Messina Denaro, il 51enne boss della ‘ndrangheta Rocco Morabito è stato preso a Montevideo, la capitale dell’Uruguay, paese dove viveva da anni.

Tramite un provvedimento di cattura “rosso” dell’Interpol, Morabito è accusato di aver fatto parte tra il 1988 e il 1994 di un gruppo del narcotraffico, nella quale organizzava il trasporto della droga in Italia e la distribuzione a Milano. Il ministero degli Interni del paese uruguaiano cita inoltre i casi del traffico «nel 1993 di 32 kg di cocaina in Italia, operazione fallita a causa della cattura in Francia di un trafficante, e di 592 kg nel 1992 dal Brasile all’Italia, droga confiscata in quest’ultimo paese».

Da ultimo, si ricorda un’ operazione l’anno successivo con 630 kg di cocaina. «Dopo sei mesi di intense attività d’informazione e intelligence è stato accertato» che Morabito aveva ottenuto «documenti uruguaiani presentando documenti brasiliani con il nome di Francisco Capeletto», ha precisato il ministero degli interni, sottolineando che l’arresto è avvenuto «in un hotel del centro di Montevideo».

Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, si è complimentato con il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, e il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette. «L’arresto di Morabito, elemento di spicco dell’omonima cosca di Africo Nuovo e ritenuto il numero uno dei ricercati appartenenti alla ‘ndrangheta -cprecisa il ministro dell’Interno – è il risultato dell’ottima attività di cooperazione investigativa internazionale tra la Polizia uruguaiana e il Dipartimento della Pubblica Sicurezza italiano, attraverso i rispettivi ufficiali di collegamento, che hanno consentito l’accertamento della vera identità del latitante, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria».

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