Giudiziaria

Montalto Uffugo, fu costretto a legare il fratello minore: condannato a un anno

Un processo complesso e delicato. Delicato perché davanti ai giudici si trovavano due fratelli, di cui uno all’epoca dei fatti minorenne. Ed è proprio il fratello più piccolo è stato decisivo in negativo in questa storia. 

Del caso ne abbiamo parlato abbastanza: si tratta dell’accusa di sequestro di persona commessa dal fratello più grande all’interno del loro appartamento di Montalto Uffugo dove vivevano con i loro genitori.

Un caso che è arrivato davanti ai giudici collegiali di Cosenza che, comprendendo la situazione, hanno condannato l’imputato, il fratello più grande, a un anno di reclusione (pena sospesa), non accogliendo la richiesta della procura, rappresentata dal pm Antonio Bruno Tridico, che in sede di requisitoria aveva chiesto una condanna a 3 anni.

I FATTI. L’imputato, all’epoca 22enne, fu costretto – dirà ai carabinieri – a legare il fratello minore perché i comportamenti della vittima erano diventati insopportabili e ingestibili. Il più piccolo della famiglia infatti in quel periodo aveva creato diversi problemi a scuola ed era stato implicato in un procedimento penale finito al tribunale dei Minori di Catanzaro. Insomma, un soggetto difficile da gestire.

Così il 29 gennaio del 2015 succede che il fratello minore – come dichiarato anche in aula – impone al fratello più grande di legarlo, nel tentativo di accelerare la sua uscita da casa nella quale – sempre a suo dire – non stava più bene. Già in passato aveva lasciato casa sua senza alcun motivo e la cosa, a suo dire, doveva ripetersi con un motivo “giustificato”.

Anche in sede di esame dell’imputato, il fratello più grande ha confermato che fu “costretto” ad incatenarlo, ma le chiavi non erano state nascoste bensì era visibile e a pochi metri dal punto in cui il minore si era fatto legare.

Entrambi i fratelli decisero di chiamare i carabinieri, ma non poteva immaginare che a distanza di due anni dal “misfatto” si sarebbe beccato una condanna per sequestro di persona aggravato dalla minore età e dal grado di parentela.

V’è da dire che la condanna rispetto alla richiesta di condanna è stata molto più mite, grazie anche al lavoro difensivo impostato dall’avvocato Chiara Penna che nel corso della sua discussione ha spiegato quali fossero i rapporti tra il minore e il resto della famiglia. Fu un gesto imposto e non voluto. L’avvocato Penna aveva chiesto l’assoluzione o in subordine la prevalenza delle attenuanti generiche sulle contestate aggravanti data la reale situazione emersa durante l’istruttoria dibattimentale. (a. a.)

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Redazione Cosenza Channel

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