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Trocini amaro: «Rende condizionato dall’espulsione». Ecco il video dei gol

Trocini amaro: «Rende condizionato dall’espulsione». Ecco il video dei gol

Trocini recrimina per il rosso a Franco: « E’ inevitabile che giocare in 10 per un’ora ti condiziona. Forte non ha fatto grossi interventi. Noi abbiamo avuto tante occasioni, tra cui un gol annullato».

Il Siracusa ha provocato la prima sconfitta stagionale per il Rende di mister Bruno Trocini. La squadra aretusea ha approfittato della superiorità numerica, a seguito del cartellino rosso rimediato da Domenico Franco per fallo ai danni di Emanuele Catania, poi, dopo i 90 minuti, corso in Ospedale a Cosenza per una ferita. «E’ stato un peccato – esordisce Trocini nel dopo gara – non esser riusciti a centrare il pari. La squadra meritava un risultato positivo, quanto meno il pareggio. Forte non ha fatto grossi interventi. Noi abbiamo avuto tante occasioni, tra cui un gol annullato sul quale non ho chiara la situazione del fuorigioco. E’ inevitabile che giocare in 10 per un’ora ti condiziona. A metà secondo tempo Ricciardo ha avuto un problema (all’adduttore, ndr) e non avevo ricambi in attacco in panchina adattando (come a Catanzaro ndr) Felleca».

Sul rosso di Franco, Trocini è corso ai ripari inserendo Boscaglia al posto di Actis Goretta ripristinando, da un lato, il centrocampo a cinque, ma dall’altro, lasciando Ricciardo in solitario in avanti. «Volevo – spiega il tecnico biancorosso – restare in partita. I nostri due attaccanti sono forti per peso e struttura, ma volevo coprirmi nella fase di non possesso ed evitare ulteriori rischi. Volevo rimettere le due punte nell’ultimo quarto d’ora dove c’era da rischiare qualcosa e riprendere in mano la partita. Sul gol? E’ da rivedere, perché la squadra era schierata. Devo rivederlo perché c’è stato un errore di reparto. Nella prima mezz’ora di gioco siamo stati molto contratti e siamo riusciti, anche, a fare quelle cose che proviamo in allenamento. Poi loro con il 4-2-3-1 c’erano circa 60 metri di campo da occupare durante la costruzione del gioco». (Giulio Cava) 

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