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Analisi tattica: Cosenza con un atteggiamento più guardingo

Analisi tattica: Cosenza con un atteggiamento più guardingo

di Gianluca Gagliardi*
La sterilità offensiva del Cosenza deriva da una ricerca forse troppo ossessiva della giocata collettiva e manca dell’imprevedibilità che solo un singolo può dare.

Cosenza Andria sarà sicuramente ricordata (dai tifosi dei Lupi) per altri motivi che non sono né tecnici e né tattici, ma che non possono rimanere inosservate se non si vuole trascurare l’apporto che un pubblico caloroso come quello rossoblù può dare alla squadra! L’augurio è che per il bene del Cosenza e dello spettacolo ritorni al più presto il pubblico delle grandi occasioni, capace di sostenere la squadra come avviene in pochi stadi d’Italia.

La partita ha visto affrontarsi due squadre ancora a secco di vittorie, ma partite con obiettivi opposti. Il peso del risultato pieno penso abbia condizionato più i padroni di casa, costretti proprio in funzione dell’obiettivo prefissato a inizio stagione a vincere per non vedere allontanare ancor di più la vetta della classifica.

4-3-3 per entrambe le formazioni con gli ospiti che partono meglio in funzione di una squadra più rodata rispetto al rivoluzionato team di casa (sabato erano ben sette/undicesimi i nuovi calciatori dal 1′). Fontana ha dato fiducia all collettivo che si era ben comportato in quel di Matera, confermando un atteggiamento più guardingo rispetto alle prime partite. Fase di non possesso con squadra ad attendere e a far giocare gli ospiti nella propria metà campo, senza alzare eccessivamente la linea di difesa e conseguente attacco “alto” degli avanti rossoblù.

L’impressione che questo “nuovo” atteggiamento abbia generato qualche indecisione tra gli attaccanti di casa, visto che in più occasioni nel primo tempo si sono trovati a metà strada senza attaccare né palla e né uomo, consentendo agli ospiti di uscire troppo facilmente da dietro palla al piede e costringendo la linea di difesa a “scappare”.

Lo stesso Quinto (il metronomo pugliese) ha avuto troppa libertà d’azione riuscendo in più occasioni a cambiare gioco e consentire alle due catene pugliesi (esterno basso/interno/esterno alto) di destra e sinistra, di prendere in superiorità e in velocità i difensori rossoblù ed arrivare in ben tre occasioni vicini al vantaggio.

Per quanto riguarda la fase di possesso, o fase offensiva, dei padroni di casa, c’è da sottolineare due o tre verticalizzazioni fatte di prima dal giovane Palmiero che ha imbeccato prima Mungo e poi nel finale Bruccini, bravi nell’inserimento ma meno nella conclusione  (nel primo caso Mungo si è visto sporcare la palla da Baclet mentre nel secondo Bruccini ha trovato un attento Maurantonio). L inserimento da dietro dei due interni rossoblù penso sia stato il movimento più allenato in funzione di questa partita e giustifica in parte la troppa staticità dei due esterni alti (Caccavallo e Tutino), sempre aperti ad aspettare la palla nei piedi e mai visti entrare nel campo o tagliare dietro la linea difensiva ospite. La sterilità offensiva del Cosenza deriva da una ricerca forse troppo ossessiva della giocata collettiva e manca dell’imprevedibilità che solo un singolo può dare. Da qui la necessità di fare entrare più nel vivo giocatori tipo il dieci del Cosenza dotati nello stretto e nell’uno contro uno.

Il secondo tempo ha visto da subito un Cosenza più aggressivo e votato all’attacco che ha prodotto sì qualche occasione, ma che ha visto ripresentare qualche difficoltà nella circolazione della palla e nelle marcature preventive. L’ingresso di Statella prima e Mendicino poi non hanno variato l’atteggiamento tattico dei Lupi silani, costretti a cercare la giocata palla a terra non avendo più un alternativa nel gioco aereo. L’errore di Palmiero (fino ad allora il migliore in campo) in occasione della punizione di Curcio, rientra tra le cose che bisogna tener conto quando si ha a che fare con un giovane che, seppur bravo, può e deve sbagliare per migliorarsi, magari avendo la fortuna che l’errore non determini il risultato. Anche qui il mio pensiero sta che non debba essere Palmiero ad assumersi responsabilità e dimostrare personalità in un momento delicato per via dei risultati, ma che ci sia bisogno del cosiddetto “uomo guida” a dettare tempi e modi di gestire una partita a secondo del momento.

Ultima considerazione sta nel ricordare gli uomini che componevano la panchina del Cosenza sabato tra i quali Corsi, Mendicino, Statella, Calamai, Loviso e D’Orazio: non male in questa Lega Pro. Una vittoria e il ritorno del popolo rossoblù… per un atteggiamento positivo e una maggiore autostima!
*Gianluca Gagliardi, allenatore ex Cosenza e Triestina

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